Quotidiani e periodici europei

Iraq e Afganistan a occupare le pagine dei principali quotidiani e periodici europei che legano le sorti dei due tormentati Paesi al vertice di Vienna Usa-Unione europea. Un’occasione per rinsaldare i legami transatlantici messi a dura prova dall’intervento in Iraq. In agenda anche una linea comune relativa al dossier nucleare iraniano, e temi come i visti di ingresso , l’energia, le tariffe doganali agricole. “Iraq-Afganistan, l’Occidente in scacco” . E’ il titolo di un commento di politica internazionale pubblicato dal quotidiano francese Le Monde (21/6) a firma di Daniel Vernet che si sofferma sull’“opposizione feroce” che i due interventi militari nei Paesi già citati stanno trovando anche a causa “dell’ostilità crescente” delle popolazioni verso i “liberatori” . La questione afgana secondo Vernet ha “caratteri diversi da quella irachena” . E ricorda la grande solidarietà mondiale dopo l’11 settembre 2001, “quando Bush riuscì a convincere una larga coalizione che il detestabile regime talebano di Kabul era il protettore di Bin Laden e complice di Al Qaeda” . Ne derivò “una mobilitazione di Stati che non aveva nulla a che fare con le alleanze tradizionali che dava l’impressione di un raggruppamento del mondo civilizzato, occidentale, contro dei mullah oscurantisti” . Ma sono cinque anni, ormai, che “le truppe della coalizione sono in Afganistan, miliardi di dollari sono stati spesi. L’Afganistan avrebbe potuto diventare un caso esemplare di state building, di uno Stato moderno”. Invece, dopo tanto tempo, “ la popolazione comincia a mal sopportare le truppe straniere e il presidente Karzai per contrastare i talebani che occupano la parte sud del Paese non trova niente di meglio che appellarsi ai signori della guerra, le cui rivalità sono state una delle cause principali della povertà nel Paese”. Il tutto mentre la Nato si accinge a “ prendere il comando delle operazioni, le prime, anche terrestri, fuori dei confini europei, rischiando di rovinare la sua reputazione in un teatro estero”. Il quotidiano inglese The Guardian (20/6) dedica all’Afganistan un’inchiesta, condotta da Declan Walsh , a Qalat, un villaggio situato nella valle di Arghandab nella provincia di Zabul, dove si combattono l’esercito regolare afgano (Ana) e i talebani. Le testimonianze di Jamal Ludin, di Mirza e di altri abitanti raccontano tutte le “minacce, le angherie e gli abusi subiti” dalle due parti in lotta. “Abbiamo dovuto aiutare i talebani – ammettono – vengono a gruppi di 5, 10 o 20 persone, armati e chiedono cibo. Parlano urdu (pakistano), arabo. Inutile discutere con gente armata” . Da parte sua l’esercito non manca di condurre “interrogatori, perquisizioni non autorizzate e perpetrare furti nelle abitazioni” degli abitanti. Jamal Ludin, riporta il quotidiano, dichiara di “essere stato picchiato dai soldati in seguito ad un attacco talebano alla vicina base militare” . Il vertice Usa-Ue di Vienna viene seguito con attenzione anche dalla stampa tedesca. Sulla Frankfurter Rundschau (21/6), Jörg Reckmann scrive: “ Con la loro guerra contro il terrorismo, gli Usa si trovano da un punto di vista sia militare che politico in una situazione da cui non possono uscire da soli. In Iraq le forze armate Usa non sono finora riuscite a creare una situazione relativamente stabile e in Afghanistan, ad anni dalla caduta dei talebani occorrono sempre grandi e nuove offensive per tenere a bada il nemico. Se la situazione militare è imponderabile, quella politica è catastrofica. Per la maggior parte degli europei, ormai la politica americana rappresenta un pericolo per la pace mondiale. Non si tratta di riflessi antiamericani, ma della perdita dell’orientamento morale rappresentata da nomi come Abu Ghraib, Guantanamo e Haditha, nonché dell’abbandono ad un certo zelo religioso e nazionalistico“. “ Il vertice Usa-Ue a Vienna potrebbe chiamarsi anche vertice Iran-Iraq. Così evidenti sono le priorità di Bush“, commenta Die Welt . “ Gli europei… esitano a solidarizzare apertamente con la politica di Bush, non solo per via dei rischi in Iraq ma anche per via della cattiva fama degli Usa a livello morale“. Gli europei “ vorrebbero una contropartita da Bush, si tratti di chiarimenti sulle attività antiterrorismo della Cia in Ue, o di un gesto a proposito del tema simbolico Guantanamo .[…] Ma innanzitutto si tratta dell’Iran e dell’Iraq. Entrambi costituiscono un unico problema; considerarli separatamente è una debolezza europea, così come Guantanamo è il punto debole di Bush. Vienna potrebbe perlomeno segnare un avanzamento per l’Iraq“. “Bush a sorpresa con l’ulivo in mano” è il titolo dell’editoriale di politica internazionale pubblicato dal quotidiano cattolico italiano, Avvenire (21/6), che si sofferma sulla possibile chiusura del campo di detenzione di Guantanamo. “Bush, all’avvio della sua visita in Europa che per buona metà non lo ama – scrive Andrea Lavazza gioca la carte più attesa. Vogliamo chiudere Guantanamo e rimandare a casa molti dei prigionieri” . Sul campo situato nell’enclave americana dell’isola di Cuba, dove sono detenuti, in condizioni durissime, 400 presunti terroristi islamici si erano addensate le critiche dell’opinione pubblica e di molti alleati Usa, Germania e Italia in testa. “Il capo della Casa Bianca non è solito a facili concessioni sa però che ammorbidire i toni con il Vecchio Continente conviene a tutti… L’alleanza euro-atlantica rimane l’asse fondamentale, la bussola per i governi continentali, che possono, poi, provare ad articolare l’amicizia (con gli Usa) in modo diverso trovando convergenze di interessi e fronteggiando minacce comuni”.