MARCINELLE

Quei 262 minatori

A 50 anni dalla tragedia europea in Belgio: un monito ancora attuale

“Ci sono due date che qui nessuno dimentica: il 23 giugno 1946 e l’8 agosto 1956”. Marcinelle, un tempo tra i siti più produttivi del bacino carbonifero di Charleroi (Belgio), ricorda con varie iniziative il sessantesimo dell’accordo italo-belga per portare manodopera giovane nelle miniere del Paese, ma anche il cinquantesimo della tragedia più nota della storia mineraria europea. UNA STORIA EUROPEA. “Mio padre era arrivato qui, dalla Toscana, per fare una vita disgraziata, a mille metri di profondità, per scavare con strumenti rudimentali quel carbone di cui allora c’era assoluto bisogno. L’Europa era in piena ricostruzione post-bellica, bisognava far funzionare le fabbriche”. SERGIO ALIBONI presiede l’associazione che raccoglie gli anziani minatori della zona. Si è messo a disposizione per una visita all’antica miniera del Bois du Cazier. “Io sono giunto in Belgio nel 1950 – racconta a Gianni Borsa, inviato del Sir – con la mamma e quattro fratelli. Mio papà era partito due anni prima grazie agli accordi uomo-carbone del ’46” siglati dai governi di Bruxelles e Roma. Il Belgio puntava a uno sfruttamento intensivo dei suoi bacini di carbone, l’Italia aveva bisogno di far emigrare braccia altrimenti disoccupate. Con l’intesa firmata appunto il 23 giugno 1946, l’Italia si impegnava a inviare mille lavoratori alla settimana; in cambio avrebbe potuto acquistare, a prezzi concordati, 200 chili di carbone al giorno per ogni emigrato. I MARTIRI DI MARCINELLE. “Iniziava così un vero e proprio esodo di massa – spiega Aliboni -. Mi ricordo che, appena giunto a Marcinelle, siamo andati ad abitare in una baracca. C’era il minimo indispensabile: un piccolo fornello, delle reti per dormire, nessuna comodità. Il bagno era fuori, all’aperto. Il babbo usciva al mattino presto per andare a lavorare: poi, a fine giornata, la mamma ci portava tutti davanti al cancello delle miniera: ogni giorno si viveva l’ansia di non veder tornare i propri cari. Gli incidenti in miniera erano frequentissimi, spesso mortali”. Mentre racconta, Aliboni mostra quanto rimane dell’antica miniera, abbandonata dopo l’incidente che, l’8 agosto 1956, causò la morte di 262 minatori. “Un errore umano – spiega -, una fatalità. Ma lì sotto sono rimasti 136 italiani, 95 belgi e altri uomini di dodici nazioni diverse. Marcinelle è un memoriale europeo”, spiega con gli occhi lucidi. Mostra le due torri per la discesa, la gabbia metallica con cui gli operai venivano calati nelle viscere della terra e da dove salivano i carrelli pieni di combustibile fossile. Poi una sosta al monumento in marmo con incisi tutti i nomi dei morti dell’agosto di mezzo secolo fa. LE CELEBRAZIONI DELL’8 AGOSTO. Mentre ricostruisce la vita dei minatori, le speranze di migliorare la propria vita, le paure e le fatiche di un lavoro per lo più ancora basato sulla forza umana, Aliboni tossice a lungo. Si ferma, cerca di riprendere il respiro: “È la tisi, la malattia di chi è stato in miniera. Io ci sono entrato a 15 anni. Chi va là sotto resta segnato”. Riprende: “Questa terra è intrisa di sangue e di sudore. Ma non abbiamo nulla da recriminare. Noi avevamo fame e con gli accordi del 1946 il Belgio ci dava un lavoro. Così come accadeva per tanti altri uomini provenienti da numerosi Stati. Ora i tempi sono cambiati, ma è importante tener viva la memoria dei morti e quella dei sopravvissuti”. Per questa ragione a Marcinelle si stanno ultimando i preparativi delle celebrazioni del cinquantesimo del disastro al Bois du Cazier, che porteranno qui le autorità belghe, italiane, dell’Ue, gli ex minatori, i loro figli. Il prossimo 8 agosto, alle 8 e 10 del mattino, l’ora dell’incidente, una campana issata al centro del vecchio sito minerario (recuperato a museo all’aperto grazie all’impegno dell’associazione minatori) suonerà 262 volte. “Un incendio scoppiato in uno dei pozzi della miniera causò la morte di 262 persone”, chiarisce un’iscrizione predisposta per i turisti/pellegrini. “I minatori rimasero senza via di scampo, soffocati dalle esalazioni di gas. Le operazioni di salvataggio furono disperate, proseguendo fino al 23 agosto, quando uno dei soccorritori pronunciò in italiano: Tutti cadaveri!”. LA GIORNATA DEL MINATORE. “Noi vogliamo ricordare l’importanza storica degli accordi del 23 giugno ’46, tener viva la memoria dei nostri nonni e padri che lavorarono nelle gallerie carbonifere, spiegare alle generazioni più giovani il legame tra i nostri paesi”, spiega MAURO MANTO , presidente della confederazione degli ex minatori e degli amici dei minatori di tutta Europa. “Ma il nostro impegno si rivolge anche al presente, perché oggi, nel nostro continente e in tutto il mondo, dal Messico alla Cina, altri minatori lavorano e vivono e muoiono come accadeva mezzo secolo fa. Il nostro primo obiettivo è di istituire la Giornata mondiale del minatore: la data dell’8 agosto è certamente la più adatta”.