RASSEGNA DELLE IDEE

Come un profeta

L’esempio del sindaco “santo” di Firenze, Giorgio La Pira

“In tempi calamitosi in cui si è nuovamente smarrita la bussola del navigare sicuro e in cui la speranza si è offuscata, in cui inconsapevolmente si discetta di guerre di religione e di scontri di civiltà, l’utopia di Giorgio La Pira torna terribilmente attuale”. Del “sindaco santo”, nato in provincia di Ragusa (Italia) nel 1904, sindaco di Firenze – salvo una breve interruzione – dal 1951 al 1965, impegnato per tutta la vita nella difesa dei poveri e nella promozione della pace, GIUSEPPE DALLA TORRE, rettore della Lumsa (Libera Università Ss. Maria Assunta di Roma), traccia un ritratto a tutto tondo dalle colonne dell’ultimo numero della rivista italiana di cultura “Studium”. Il profilo di un uomo “vissuto tra due eclissi del sacro”, scomparso nel 1977 e del quale è in corso la causa di beatificazione, che all’indomani della Conferenza paneuropea di Helsinki (1975) scriveva: “I popoli europei hanno intrapreso questo cammino (verso la stabilità dell’Europa, ndr) ed il continente ad Helsinki si è pacificato ed ha con lungimiranza aperto le porte al Mediterraneo. Da questo contesto non può dissociarsi, anzi ne è strettamente legato anche il dialogo tra l’Europa e il mondo arabo”. PACE E LIBERTA’ RELIGIOSA IN EUROPA. Pilastri del pensiero di La Pira, annota Dalla Torre, “il valore della persona umana” e l’idea del “ruolo positivo delle religioni per la pace”. Centrale “la libertà dell’uomo, che non può essere impedita o coartata senza conseguenze disumanizzanti”. E la libertà religiosa, per lo studioso “storicamente e logicamente madre di tutte le libertà”, diviene “strumento per raggiungere la pace”. Un’idea ricorrente nel pensiero di La Pira, non paladino di “un pacifismo irenico o ideologico – precisa Dalla Torre -, quanto piuttosto un pacificatore, il quale ben sa che la pace” è “frutto di un impegno di tutti”. Nell’Atto finale della Conferenza di Helsinki, che si era riunita nel 1975 per discutere di sicurezza, cooperazione, diritti umani e pace in vista della stabilità del continente europeo, secondo il rettore della Lumsa “si può in qualche modo scorgere il punto di arrivo di diverse suggestioni lapiriane… fra cui la libertà religiosa, ritenuta principio fondamentale ed irrinunciabile del sistema di sicurezza e cooperazione che le parti intendevano avviare”, e “il ruolo svolto dalla Chiesa cattolica, attraverso la Santa Sede, nel raggiungere tale obiettivo”. STORIA DEI NOSTRI GIORNI. Libertà religiosa che, annota ancora l’autore dell’articolo, “non può essere disgiunta da quella grande visione teleologica della storia che fu di La Pira” e nella quale si inscrive “la missione storica delle religioni abramitiche nel perseguimento della pace universale”, ovvero “la funzione di pacificazione e restaurazione dell’unità del genere umano” attribuita ad ebraismo, cristianesimo ed islamismo. Prospettiva che per il rettore della Lumsa “sotto una carica utopica di gran forza nasconde la realistica constatazione che i segni dei tempi indicano il muoversi della storia verso altre configurazioni” con lo “spostamento del baricentro della vita dei popoli” nuovamente lungo le sponde del Mediterraneo. Storia “dei nostri giorni – osserva Dalla Torre -, delle asserite guerre di religione e dei prospettati scontri di civiltà”; storia che La Pira “non ha potuto ovviamente conoscere, ma che sembra in qualche modo presentire”. LA “GEOGRAFIA DI DIO”. Gerusalemme, Roma e La Mecca costituiscono allora una sorta di “geografia di Dio”, una “geografia della grazia” dalla quale deve ripartire, “nell’era dell’ateismo teorico e pratico”, la missione salvifica per l’umanità. Tra “l’ateismo di Stato brutalmente imposto ad una pluralità di popoli” e “l’ateismo pratico dilagante nell’altra metà del mondo, colpito da una secolarizzazione galoppante”, le grandi religioni del Libro devono infatti saper “ritrovare le radici comuni, in modo da rendersi capaci non solo di raggiungere la pacificazione tra loro, ma anche di svolgere effettivamente quel ruolo di attrazione universale cui sono vocate”. Questo “sogno di sconcertante attualità”, così lo definisce Dalla Torre, ispira, a partire dal 1952 i “Convegni internazionali per la pace e la civiltà cristiana”, e dal 1958 i “Colloqui mediterranei” con la partecipazione di rappresentanti arabi ed israeliani per promuovere il dialogo tra cristiani, ebrei e musulmani. Il Mediterraneo, allora, come “contesto dal quale” il cammino intrapreso dall’Europa all’indomani della Conferenza di Helsinki” osservava La Pira, “non può dissociarsi, anzi ad esso è strettamente legato anche il dialogo tra l’Europa stessa e il mondo arabo”. Dialogo che, rileva il rettore della Lumsa, “sembrava realizzarsi in forme storiche concrete”, ma “si è poi interrotto, con le conseguenze che sono oggi sotto gli occhi di tutti”. Tuttavia, conclude, “come un profeta biblico” il “sindaco santo” si è trovato “ad annunciare l’alba mentre è ancora notte, ad antivedere un’era di pace e di libertà pur in condizioni di cattività che spengono ogni speranza”.