COSTITUZIONE EUROPEA
Dal prossimo summit si attendono notizie sul futuro del Trattato
La “pausa di riflessione” decretata un anno fa dal Consiglio europeo per analizzare le cause e i possibili effetti del “no” francese e olandese al Trattato costituzionale, ha sortito timidi risultati. Conferenze ad alto livello, qualche forum fra i cittadini, pubblicazioni firmate da studiosi di varie nazioni, hanno cercato di comprendere se questa battuta d’arresto non abbia minato alle fondamenta l’intero processo di integrazione. Il summit del 15 e 16 giugno dovrà tornare sul tema, prefigurando nuovi e decisi passi in avanti. DECISIONI RIMANDATE AL 2007? L’incontro dei capi di Stato e di governo si colloca dopo dodici mesi di confronto che, senza mai assumere i connotati di una “discussione popolare”, ha però permesso svariate opportunità per valutare le ragioni del voto di Parigi e Amsterdam. Si è più volte affermato che la bocciatura riguardava il “contesto” di un’Europa ancora lontana dai cittadini più che il testo costituzionale. La Commissione in questa fase, dopo aver varato il Piano D (democrazia, dialogo, dibattito), ha ugualmente cercato di favorire il coinvolgimento della società civile, per farne emergere le perplessità verso il processo di integrazione. Il Parlamento ha seguito la stessa strada, insistendo soprattutto sul versante della “democraticità” e della “trasparenza” dell’Unione. Alla vigilia del vertice di Bruxelles, si fa intanto largo una convinzione diffusa: che il Consiglio Ue prorogherà i tempi dell’esame di coscienza comunitario, nell’attesa della presidenza di turno tedesca e dell’esito delle elezioni presidenziali francesi. Sarà dunque il 2007 a portare le prime decisioni operative sul futuro della Costituzione, mentre l’Unione europea proseguirà la sua strada, fra tentennamenti politici e consueta operatività “sul campo”. UE, STRADA OBBLIGATA. Nella “pausa di riflessione” si colloca la seduta parlamentare del 31 maggio, in cui gli eurodeputati hanno inaugurato una serie di botta e risposta con i leader europei. Il premier belga GUY VERHOFSTADT , autore di un recente saggio intitolato “Gli Stati Uniti d’Europa”, è stato il primo interlocutore dell’Assemblea. Davanti all’emiciclo, egli ha affermato che il 1° maggio 2004, data dell’allargamento da 15 a 25 Stati membri, rappresenta “una svolta nella storia del continente, che ha sancito la vera fine della seconda Guerra mondiale”. Il capo di governo ha poi respinto le obiezioni secondo cui l’Ue “si è ampliata troppo velocemente oppure che essa ha raggiunto i suoi confini naturali e sorpassato le sue capacità di assorbimento”. A suo avviso, “l’ampliamento e l’approfondimento dell’Ue non sono in antitesi”, così come non lo sono “l’Europa economica e quella politica”. L’Unione “deve proseguire il suo ampliamento; questa è infatti la sola garanzia per la pace, per lo sviluppo socio-economico, per assicurare che in futuro non riesploda la guerra nei Balcani”. “UN GRANDE PROGETTO POLITICO”. Verhofstadt ritiene d’altronde che l’Europa sia oggi in uno stato “confusionale”. L’Unione ha “bisogno di un grande progetto di rilancio” che deve passare per diverse strade. Anzitutto i leader nazionali devono “smettere di attribuire all’Ue la responsabilità delle difficoltà interne e di accaparrarsi i meriti dei successi”, perché ciò provoca “disaffezione nei cittadini”. Occorre poi smentire “le critiche più grottesche”, come quelle sulla “burocrazia kafkiana” o “sull’elevato costo del bilancio comunitario”. Il relatore ha ricordato, ad esempio, che “i 24mila funzionari delle istituzioni Ue rappresentano un numero ben inferiore degli impiegati municipali di una qualsiasi capitale europea”. Verhofstadt suggerisce di rafforzare l’azione Ue per “dare risposte vere alle attese dei cittadini, in campi come la disoccupazione, la delocalizzazione delle imprese, la criminalità transfrontaliera”. AVANTI CON LE RATIFICHE. Sul piano politico, invece, “finché l’Europa non si avvierà verso una vera federazione, dove la regola dell’unanimità è abolita o limitata al minimo, sarà privata degli strumenti che le permettono di affrontare rapidamente le nuove sfide”. In questa direzione si potrebbe procedere con velocità differenziate: l’Eurozona dovrebbe essere il motore trainante di una maggiore integrazione (appunto gli “Stati uniti d’Europa”), creando un secondo “cerchio concentrico” di paesi che decidono di camminare con maggiore prudenza verso l’unità. E sulla Costituzione, egli suggerisce di insistere con il processo di ratifica (gli Stati che hanno ratificatola Carta sono finora 15, mentre solo due l’hanno respinta): rispettando la Dichiarazione 30 allegata al Trattato, raggiungendo i quattro quinti dei “sì”, “si aprirebbero nuove prospettive per la Costituzione”. Nell’Unione – ha concluso il relatore, il cui intervento ha acceso un vivace confronto in aula – “è giunto il momento di fare scelte definitive: confederazione o federazione, approccio intergovernativo o comunitario, un direttorio di alcuni Stati membri o una democrazia europea rafforzata sostenuta da una Commissione attiva e un Parlamento degno di questo nome”.