ALBANIA
Firmato con l’Ue l’accordo di stabilizzazione e associazione (Asa)
Il Consiglio dei ministri degli Esteri dei 25, riunito il 12 giugno a Lussemburgo, ha sottoscritto con il governo albanese l’Accordo di stabilizzazione e associazione (Asa), ossia il primo passo concreto di avvicinamento di Tirana all’Unione europea. La firma è stata apposta dal commissario Ue per l’allargamento, Olli Rehn, e dal premier albanese Sali Berisha. Il percorso di convergenza tra Ue e Albania prevede una intensificazione delle relazioni politiche e diplomatiche, un avvicinamento della legislazione albanese all’ aquis communautaire e un rafforzamento della cooperazione in materia economica e commerciale. VERSO L’INTEGRAZIONE. “La Chiesa cattolica in Albania è molto favorevole che ci sia più avvicinamento tra l’Europa orientale e quella dei 25, perché talvolta, quando parliamo d’Europa, pensiamo che essa consista solo dei 25 Paesi che fanno parte dell’Ue”: è stato il commento di mons. Rrok Mirdita, vescovo di Tirana e neo presidente della Conferenza episcopale albanese, commentando l’incontro di lunedì 12 giugno in Lussemburgo tra i rappresentanti del Governo albanese e le autorità dell’Unione europea, per la firma dell’Accordo di stabilizzazione e associazione tra l’Albania e la stessa Ue. Secondo mons. Mirdita, “l’Albania è stata da sempre ai margini dell’Europa. Ma ora per questo Paese che è il più povero del continente, si apre uno spiraglio di sviluppo”. “Sia i partiti politici, sia la popolazione – ha aggiunto il presidente dei Vescovi – sono molto favorevoli all’integrazione dell’Albania, che è tuttora troppo emarginata e isolata e che, nonostante le prime aperture, ha ancora molto bisogno di essere aiutata a svilupparsi”. UNA GRANDE CREDIBILITA’. Il presidente dei Vescovi albanesi ha anche voluto riflettere sulla situazione religiosa del “Paese delle Aquile”, come l’Albania è comunemente chiamata. “La Chiesa cattolica gode molta stima nel Paese per due ragioni: la prima perché nei tempi del comunismo non ha fatto nessun compromesso con il regime ed è stata quella che ha sofferto maggiormente, molto di più di altre denominazioni cristiane. La seconda ragione – ha sottolineato – è che nel tempo dell’emergenza, subito dopo la caduta del comunismo e nelle rivolte del ’97 durante la guerra nel Kosovo, con migliaia di rifugiati, la Chiesa cattolica ha aiutato tutti, indistintamente dalla etnia o dalla denominazione religiosa. Ciò ha dato alla comunità cattolica grande credibilità agli occhi della popolazione. Ad ogni modo – conclude mons. Mirdita – i rapporti con le altre religioni sono molto buoni. Ciò si deve anche al fatto che la comunità musulmana in Albania, che pure costituisce il 65% della popolazione, è aperta al dialogo. Si tratta di un ‘vantaggio’ nella convivenza interreligiosa che venne notato anche dal Papa Giovanni Paolo II, che ne parlò in un discorso nel suo viaggio in Albania del 1993”. Mons. Angelo Massafra, vescovo di Scutari e già presidente dei vescovi albanesi, ha voluto sottolineare che nella giornata di lunedì, alle ore 12, in concomitanza con la firma dell’accordo, in tutte le prefetture e luoghi simbolo del Paese sono state issate insieme le bandiere albanese e dell’Unione Europea. “E’ un segno di festa e di progresso che anche come Chiesa plaudiamo e sosteniamo per il bene della nazione e del popolo albanese”, ha detto mons. Massafra. SCHEDA: ALBANIA-UE. Con l’Accordo di stabilizzazione e associazione (Asa), l’Albania compie un passo ufficiale verso l’Unione europea, dopo un quindicennio di rapporti a fasi alterne. Il primo accordo commerciale e di cooperazione tra le istituzioni di Bruxelles e Tirana, successivo al crollo dei regimi comunisti, risale al 1992. Dallo stesso anno l’Albania ha accesso ai finanziamenti comunitari nell’ambito del programma di pre-adesione Phare, cui in seguito si aggiungerà il programma Cards (ammodernamento delle strutture economiche; riforma della giustizia e dell’amministrazione; cooperazione regionale). Nel 2001 il Consiglio europeo di Goteborg dà incarico alla Commissione di preparare i negoziati per un Accordo di stabilizzazione e associazione con il Paese delle aquile. Nell’arco di 15 anni l’Ue ha stanziato per l’Albania oltre 1.200 milioni di euro (una parte dei quali per l’emergenza rifugiati della guerra in Kosovo). I negoziati ufficiali, inaugurati nel 2003, si concludono nel 2006 con il semaforo verde del Parlamento europeo (che chiede fra l’altro all’Albania di intensificare la lotta alla corruzione e di favorire la libertà di informazione) e la firma dell’accordo Asa.