Sempre attraverso Ia Commissione di bioetica, il 7 giugno, i vescovi svizzeri hanno censurato come “una pratica odiosa” ed “eticamente inaccettabile” i “bebè-medicina” e l’eugenismo, ricordando il caso del primo “bebè-medicina” di nazionalità svizzera, una bambina nata nel gennaio del 2005 in un laboratorio di Bruxelles per donare il midollo osseo al fratellino malato di 6 anni. “Se non è giusto criticare l’intenzione soggettiva dei genitori che hanno sofferto – precisano i vescovi svizzeri – e se ci rallegriamo per la guarigione del bambino, rimane il fatto che la tecnica dei bebè-medicina costituisce una forma inquietante di eugenismo”. I vescovi rintracciano le ragioni soprattutto nella produzione di 20 o 30 embrioni umani che poi saranno distrutti “come merce volgare” dopo aver trovato un unico embrione compatibile con la persona malata. “Il fine nobile di curare il malato – sottolineano – non giustifica l’uccisione degli embrioni, che sono individui della specie umana”. “L’eugenismo – affermano – è una pratica odiosa che consiste nel selezionare dei bambini che nasceranno in funzione di criteri utilitaristici che non rispettano la loro dignità intrinseca”. La pratica dei bebè-medicina, in particolare, “è un eugenismo vergognoso, circondato di buoni sentimenti”. I vescovi fanno anche riferimento ad un provvedimento delle Camere federali svizzere, che nel 2005 hanno accettato l’eugenismo negativo (soppressione di embrioni portatori di caratteristiche genetiche inappropriate) mentre vorrebbero vietare l’eugenismo positivo (selezione di un embrione accettabile”. Entrambe le pratiche, ad avviso della Chiesa svizzera, sono “incoerenti e non realiste” perché si tratta comunque di “strumentalizzazione dell’individuo umano”. “La Svizzera – affermano – deve dare un segno chiaro vietando i bebé-medicina ed ogni altra forma di strumentalizzazione degli embrioni umani”. Vie alternative, a loro avviso, possono essere trovate nella promozione della cultura del dono (di organi, di sangue e di midollo osseo) da parte degli adulti, cosa che “renderebbe inutile il ricorso ai bebè-medicina”.