EUROPA E DIRITTI UMANI
Rapporto sull’azione comunitaria
L’Europa svolge “un ruolo sempre più attivo sulla scena mondiale al fine di migliorare la situazione globale dei diritti umani”; tuttavia “l’Ue non riesce ad affrontare in modo sistematico e continuo” tale questione in rapporto ai Paesi terzi e nemmeno “a integrare la politica dei diritti umani nella sua politica commerciale, di sviluppo e nelle altre sue attività esterne”. Il Rapporto sull’azione comunitaria per la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali entro e fuori i confini Ue, steso dal Consiglio e riferito al 2005, è stato valutato dal Parlamento europeo. UNA POLITICA COMUNE. L’Assemblea ha adottato ad amplissima maggioranza, nel corso della plenaria di maggio, una relazione che cerca di focalizzare il possibile ruolo dei 25 in questo delicato settore; emerge una situazione in chiaroscuro, con la necessità di vigilare all’interno dei confini comunitari e nel resto del mondo. La relazione stesa del deputato inglese RICHARD HOWITT , chiede al Consiglio (dove siedono i rappresentanti dei governi degli Stati membri), di concentrarsi sulla “necessità di una politica comune, coerente e trasparente attuata da tutti gli Stati membri dell’Ue nelle loro relazioni bilaterali con Paesi terzi”. Esso viene inoltre invitato “a valutare l’opportunità di individuare ogni anno nel contesto della sua relazione annuale un elenco dei Paesi che destano particolare preoccupazione per quanto riguarda le violazioni dei diritti umani”. Questo permetterebbe di esercitare una pressione politica sugli Stati posti “all’indice”, con la possibilità di imporre sanzioni commerciali e sugli aiuti qualora le violazioni persistessero. Al fine di valutare la situazione dei diritti in ciascun Paese, la relazione Howitt indica alcuni criteri prioritari: l’indipendenza del potere giudiziario; la libertà dei mezzi di comunicazione; lo statuto delle organizzazioni della società civile… Tre, inoltre, le “grandi battaglie” che gli eurodeputati indicano come irrinunciabili e urgenti: l’abolizione della pena di morte; l’abbandono del ricorso alla tortura; la lotta alla tratta di esseri umani. TURCHIA E BALCANI. La posizione dei deputati, espressa mediante il dibattito in emiciclo e nel documento approvato, concorda con quella del Consiglio sul fatto che il rispetto dei diritti umani costituisca un elemento fondamentale nell’ambito dei negoziati di adesione di nuovi Stati all’Ue, con citazioni specifiche per i casi di Turchia e Croazia, per la concessione dello status di Paese candidato all’ex Repubblica iugoslava di Macedonia e per l’avvio delle trattative sugli accordi di stabilizzazione e associazione con la Serbia, il Montenegro e la Bosnia-Erzegovina. In proposito, i deputati chiedono alla Commissione “di assicurare che i paesi candidati compiano reali progressi nel campo dei diritti umani”, soprattutto per quanto riguarda “la protezione delle minoranze, la libertà religiosa e la libertà di espressione, il sostegno alle popolazioni sfollate e rifugiate” e “la cooperazione con la giustizia internazionale”. AFRICA, CINA, IRAN. Il Parlamento constata poi che nel corso del 2005, l’Unione e i suoi Stati membri si sono attivati in diverse sedi istituzionali per la promozione dei diritti umani: nell’ambito della Commissione dei diritti dell’uomo e nell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, all’interno dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) e in collaborazione con il Consiglio d’Europa, che si conferma come l’organismo europeo più attivo in questo campo. L’Unione ha quindi potuto svolgere un compito di primo piano “nell’assicurare l’adozione di risoluzioni critiche e costruttive sui diritti umani nella Repubblica democratica del Congo, in Nepal, nella Corea del Nord, in Sudan, in Uzbekistan e in Turkmenistan”. Ma il Parlamento non fa sconti ai capi di Stato e di Governo dei 25, lamentando una posizione tiepida verso le palesi violazioni dei diritti umani costantemente attuate in Zimbabwe e Cecenia. Lungo il capitolo delle violazioni imputate alla Cina: arresti per motivi politici, ricorso al lavoro forzato, torture, “frequente uso della pena di morte”, “repressione sistematica della libertà di religione, della libertà di parola e di espressione” anche “nel contesto del trattamento imposto al popolo del Tibet”. Fra gli innumerevoli argomenti riecheggiati nell’emiciclo di Strasburgo, si annoverano la questione delle libertà in Russia e il caso del Darfur (Sudan). Il Parlamento condanna poi l’appello del presidente iraniano Ahmedinejad a “cancellare Israele dalla carta geografica” ed esprime preoccupazione per le “gravi violazioni” dei diritti umani in Iraq. Infine non manca un richiamo agli Usa, dove prosegue in diversi Stati il ricorso alla pena di morte. Al governo Bush si chiede la chiusura immediata del centro di detenzione di Guantanamo. Alcune voci hanno sottolineato il nodo delle presunte carceri clandestine della Cia in Europa su cui indaga una commissione parlamentare.