BENEDETTO XVI IN POLONIA
Con la visita in Polonia, Benedetto XVI si è conquistato l’aggettivo “nostro” che dal 1978 era riservato a Giovanni Paolo II. Gli sono bastati quattro giorni per conquistare i cuori dei compatrioti del suo predecessore. Per i polacchi, un Papa tedesco è diventato il “loro” Papa. Fino all’ultimo momento, prima di questa visita storica di papa Benedetto XVI, si temeva un’accoglienza senza fervore. La sua origine tedesca, l’affetto ineguagliabile dei polacchi nei confronti di Giovanni Paolo II, la nostalgia del “loro” Papa e l’immagine del cardinal Ratzinger come di un severo custode della dottrina cattolica sembravano ostacoli insormontabili. Tuttavia, i quasi 3 milioni di persone che hanno partecipato agli incontri con lui non hanno trovato in lui un “panzerkardinal”, ma piuttosto un “umile e modesto lavoratore nella vigna del Signore”. BENVENUTO A CASA. “La Cracovia di Giovanni Paolo II è anche la mia Cracovia” – ha ammesso il Papa durante la messa celebrata per circa un milione di fedeli sulla spianata di Blonie a Cracovia domenica 28 maggio. “Benvenuto a casa” – intonavano i giovani davanti alla finestra dell’arcivescovado di Cracovia due giorni dopo. Un grande desiderio di “vedere il Papa”, in una sorta di viaggio sentimentale per ricordare Giovanni Paolo II? Forse. Ma sentendo gli applausi dei giovani, iniziati nel momento in cui il Papa ha parlato di non “opporre il Cristo alla Chiesa”, guardando le 300mila persone che hanno trascorso la notte all’aperto, sotto la pioggia, in attesa della messa domenicale e ascoltando infine le opinioni dei giovani, non è possibile affermare che il cattolicesimo polacco di oggi sia superficiale. Molti che sono venuti a Varsavia per partecipare all’incontro solenne con i giovani, non riescono a trovare una ragione particolare per il proprio pellegrinaggio, “è stata proprio una necessità” dicono. Gli altri sono venuti da ogni parte della Polonia con le bandiere dei loro paesi: Slovacchia, Germania, Spagna, Italia, Ungheria, Bielorussia… per acclamare “Benedetto, Benedetto, Dio ti ha eletto”.LA FINESTRA “PAPALE”. Benedetto XVI non ha deluso le attese. Anzi, ha superato se stesso mostrandosi per ben tre volte dalla finestra dell’arcivescovado di Cracovia dalla quale Giovanni Paolo II aveva sempre tenuto gli incontri serali con i giovani. Questa finestra di Giovanni Paolo II è appena stata definita la finestra “papale”. Diverse migliaia di persone, per lo più giovani, vi passavano dalle due alle cinque ore al giorno per vedere la piccola figura bianca. Sabato 27 maggio sera, il Papa ha riunito attorno a sé i giovani, mescolando canti, preghiere e riflessioni sui problemi della gioventù, ma anche silenzio e raccoglimento. Questa manifestazione ha dimostrato come il fenomeno polacco della “generazione GPII” sia divenuto in questi giorni il fenomeno della “generazione B16”. Ma, lasciando da parte le sigle si può dire che numerosi giovani polacchi vogliono costruire la propria vita sulla pietra della fede.“WIR LIEBEN DICH”. Il Papa lascia il santuario della Madonna di Kalwaria Zebrzydowska. Quindicimila pellegrini riuniti sulla collina intonano “wir lieben dich” – “noi ti amiamo”. I polacchi salutano il Papa in tedesco. Contro ogni stereotipo, un segno del tempo, un simbolo chiaro e importante nel dibattito ancora vivo sulla riconciliazione tra polacchi e tedeschi. Per i fedeli, in particolare le persone più anziane di Kalwaria Zebrzydowska, questa acclamazione in tedesco deve essere costata molta fatica. I giovani di Blonie, che hanno messo la bandiera tedesca e quella polacca sulla stessa asta, non si sono posti dubbi e non hanno fatto alcuna fatica. Oggi è l’identità europea che occupa un posto importante nella loro coscienza.L’ALLEANZA TRA LA TERRA E IL CIELO. L’arcobaleno che si è levato sopra il campo di concentramento di Birkenau mentre il Papa rendeva omaggio alle vittime del nazismo. Un’immagine indimenticabile. L’arcobaleno, simbolo biblico dell’Allenza tra Dio e l’Uomo. Un simbolo pregnante ad Auschwitz. Ma, nel contesto della visita di Benedetto XVI, esso fa pensare anche all’alleanza, alla concordia tra polacchi. Poteva riunire i polacchi? Ha reso i polacchi più forti? Le lacrime all’aeroporto di Balice da cui è partito il 28 maggio hanno dimostrato che la Polonia ha bisogno di una guida. “Rimanete forti, della forza che è donata dalla fede”. Questo motto dovrà confrontarsi con la realtà di una crisi politica, con la “purificazione” e l’emigrazione di migliaia di giovani. Spetta infine ai polacchi scegliere se vivere soltanto di ricordi o cercare di immergersi nella sostanza, nel contenuto ricchissimo del discorso di un Papa che ha conquistato i loro cuori.