BENEDETTO XVI IN POLONIA
La prima giornata nella terra di Giovanni Paolo II
Ieri mattina, il Papa è partito alle 8.40, dall’aeroporto di Fiumicino alla volta di Varsavia, capitale della Polonia, per il suo secondo viaggio apostolico fuori dall’Italia (dopo quello a Colonia, dell’agosto scorso, per la Giornata mondiale della Gioventù). Una giornata, quella di ieri, densa di appuntamenti per Benedetto XVI: dopo la cerimonia di benvenuto all’aeroporto internazionale di Okecie, nel corso della quale il Papa ha tenuto il suo primo discorso in terra polacca, e il trasferimento in auto panoramica fino a Varsavia, il Santo Padre ha incontrato, alle 12,30, il clero locale nella cattedrale di S. Giovanni e, di pomeriggio, nella chiesa luterana della SS. Trinità a Varsavia, i rappresentanti delle Chiese e delle comunità ecclesiali, riunite nel Consiglio ecumenico polacco. FORTI NELLA FEDE. “Sono venuto per seguire le sue orme lungo l’itinerario della sua vita, dalla fanciullezza fino alla partenza per il memorabile conclave del 1978”: ricordando Giovanni Paolo II, Benedetto XVI si è rivolto alle autorità civili e religiose della Polonia, presenti all’aeroporto per accoglierlo all’inizio della sua visita pastorale. Il Papa ha subito precisato che si tratta “di un itinerario di fede, iscritto nella missione affidatami dal Signore nella persona di Pietro apostolo, che fu chiamato per confermare i fratelli nella fede”. “Anche io – ha aggiunto – voglio attingere dalla fonte abbondante della vostra fede, che scaturisce ininterrottamente da più di un millennio”. Benedetto XVI ha anche voluto esprimere un auspicio: “Spero che questi incontri portino abbondanti frutti per la nostra comune fede in Cristo e per le realtà sociali e politiche in cui vivono gli uomini e le donne di oggi”. Dopo aver brevemente commentato le varie tappe della visita (oltre a Varsavia e Cracovia, Cz?stochowa, Wadowice, Kalwaria, ?agiewniki e la Cattedrale di Wawel), il Papa ha voluto anche rammentare il motto scelto per questo viaggio apostolico, “Rimanete forti nella fede”, manifestando la speranza che “sia questa mia visita un tempo di fratellanza, di benevolenza e di speranza”. ESPERTI DI SPIRITUALITÀ. Nel discorso al clero locale, nella cattedrale di Varsavia, il Santo Padre ha invitato i sacerdoti ad evitare alcuni pericoli, tipici della cultura oggi dominante, come l’egoismo, la fretta, il relativismo, il pessimismo, l’ipocrisia, l'”esagerata concentrazione su se stessi”, rispondendo al “tanto rumore” con il “silenzio” della preghiera. “Dai sacerdoti – ha sottolineato Benedetto XVI – i fedeli attendono soltanto una cosa: che siano degli specialisti nel promuovere l’incontro dell’uomo con Dio”, esperti “nella vita spirituale”. “Di fronte alle tentazioni del relativismo o del permissivismo – ha ammonito il Pontefice – non è affatto necessario che il sacerdote conosca tutte le attuali, mutevoli correnti di pensiero; ciò che i fedeli si attendono da lui è che sia testimone dell’eterna sapienza, contenuta nella parola rivelata”. Il Papa ha, quindi, evidenziato “una grande sfida pastorale” dinanzi alla quale “oggi la Chiesa in Polonia si trova”: quella di prendersi cura dei fedeli che hanno lasciato il Paese, a causa della “piaga della disoccupazione”, un “fenomeno diffuso su larga scala” che “costringe numerose persone a partire verso l’estero”. “Sacerdoti polacchi, non abbiate paura di lasciare il vostro mondo sicuro e conosciuto, per servire là dove mancano i sacerdoti”, è stato, inoltre, l’invito del Santo Padre, che ha citato i “numerosi sacerdoti e religiose che “svolgono il loro servizio non soltanto in favore dei polacchi fuori dei confini del paese, ma anche, e a volte in condizioni difficilissime, nelle missioni dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina e in altre regioni”. I DUE IMPEGNI. “Nello spirito del comandamento evangelico” dell’amore reciproco, le Chiese cristiane possono assumere insieme due impegni concreti: il primo riguarda il servizio caritativo nei confronti dei “fratelli che si trovano nel bisogno, chiunque esso sia”; il secondo è promuovere un “comune programma di sollecitudine pastorale” verso i matrimoni interconfessionali, che possono “dare origine al formarsi di un laboratorio pratico di unità” se ci sono “la comprensione e la maturità nella fede di entrambe le parti, come anche delle comunità da cui provengono”. Sono queste le proposte lanciate, ieri, dal Papa, durante il discorso ai rappresentanti delle Chiese e delle Comunità ecclesiali, riunite nel Consiglio ecumenico polacco. Benedetto XVI ha ribadito il “fermo proposito”, fatto all’inizio del suo pontificato, di “considerare una priorità” del suo ministero “la restituzione della piena e visibile unità tra i cristiani”. Il Papa ha poi ripercorso alcuni “passi” che le Chiese hanno compiuto negli ultimi anni “verso la reciproca comprensione e l’avvicinamento” e anche i “concreti successi” ecumenici che si sono registrati in Polonia. “Notiamo molti progressi nel campo dell’ecumenismo – ha affermato – e tuttavia attendiamo sempre ancora qualcosa di più”.