martiri europei
Dieci anni fa, l’assassinio dei sette monaci francesi in Algeria
Dieci anni fa, esattamente il 23 maggio del 1996, un comunicato del Gia (Gruppo islamico armato) algerino annunciava che il 21 maggio di mattina, aveva brutalmente assassinato i sette monaci del monastero di Tibhirine. Muoiono martiri, in un periodo in cui l’Algeria era caduta in un circolo vizioso di massacri senza precedenti. Con una serie di commemorazioni – previste per tutto il mese di maggio – anche la Francia si è unita all’Algeria nel rendere omaggio ai sette monaci. Si sono svolte iniziative a Parigi, di cui era originario padre Christian de Chergé, priore del monastero. A Valence da cui provenivano altri due suoi confratelli, frère Luc e frère Christophe. A Marsiglia dove i religiosi saranno ricordati con uno spettacolo dal titolo “Pietre sonore”. TESTIMONI DELL’ASSOLUTO IN TERRA MUSULMANA . Era il 1996. La notte tra il 26 e il 27 marzo una ventina di uomini entrano nel monastero di Tibhirine, prelevano i sette monaci e li fanno prigionieri. Quella notte, l’arrivo degli integralisti islamici non deve averli presi di sorpresa. Erano infatti abituati, dal 1993, a subire simili visite. Ma i monaci avevano sempre deciso di rimanere. Il 27 aprile, un comunicato del Gia propone uno scambio di prigionieri: “se voi liberate, noi liberiamo; se non liberate, noi li sgozziamo”. Per la loro liberazione si mobilita da Roma anche Giovanni Paolo II. “Mi appello – disse durante un Angelus – al senso di fraternità umana, domandando la liberazione immediata di questi religiosi che hanno scelto di restare, come testimoni dell’Assoluto, tra la popolazione musulmana, con la quale hanno saputo intessere da anni legami di amicizia e di rispetto reciproco”. L’annuncio del loro barbaro assassinio arriva il 23 maggio ed una settimana dopo, nei pressi di Medea vengono ritrovati i corpi (si saprà solo più tardi che si trattava solamente della loro testa). Avvolti nel silenzio e sotto l’ombra di cipressi, Christian, Luc, Christophe, Michel, Bruno, Célestin e Paul riposano a Tibhirine, nella terra che hanno tanto amato. Il 1 agosto del 1996, nello stesso anno del loro martirio, mons. Pierre Claverie, vescovo di Oran, viene ucciso. E’ l’ultima vittima cristiana di un decennio di violenze in Algeria. UNA VITA DONATA A DIO E ALL’ALGERIA . Nel decimo anniversario della loro morte, merita ricordare uno stralcio del testamento spirituale, lasciato da padre Christian de Chergé alla sua famiglia che dopo la sua morte lo ha consegnato al quotidiano cattolico francese “La Croix” perchè lo diffondesse il più largamente possibile. “Se arrivasse un giorno – e potrebbe essere anche oggi – in cui cadessi vittima del terrorismo che sembra prendere di mira oggi tutti gli stranieri che vivono in Algeria, mi piacerebbe che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo Paese… La mia morte, sicuramente, darà ragione a coloro che mi hanno dato frettolosamente dell’ingenuo o dell’idealista: ma questi dovranno sapere che avrò finalmente esaudito la mia più profonda curiosità. Ecco che potrò, a Dio piacendo, immergere il mio sguardo in quello del Padre per contemplare con Lui i suoi figli dell’islam così come lui li vede”. IL PROCESSO DI BEATIFICAZIONE . Per onorare l’anniversario di questo martirio, la Chiesa di Algeria ha rilanciato in questi giorni la richiesta di aprire il processo diocesano per la causa della loro beatificazione. Il quotidiano La Croix – ricostruendo lo stato del processo – fa sapere che l’arcivescovo di Algeri, mons. Henri Teissier aveva già chiesto un anno fa il nulla osta a Roma, presso la Congregazione della causa dei santi, la quale però deve a sua volta verificare presso la Segreteria di Stato che non esistano impedimenti di ordine diplomatico alla apertura del processo. Una procedura che vista la delicatezza della questione, richiede tempo. In realtà, la causa dei sette monaci di Tibhirine è unita a quella di altri 12 “martiri della Chiesa di Algeria”, religiosi e religiose morti tra il 1994 e il 1996, per i quali la Chiesa di Algeria è intenzionata a procedere in un unico processo di beatificazione. Questi religiosi – spiega l’arcivescovo mons. Henri Teissier – sono “morti in fedeltà ad una missione ricevuta dalla Chiesa e in fedeltà ad una relazione evangelica di prossimità con il popolo algerino”. Aspettando il nulla osta da Roma, è già cominciato in Algeria il lavoro di raccolta delle testimonianze e degli scritti necessari per il dossier sulla beatificazione di questi religiosi. Mons. Teissier avrebbe anche già nominato un postulatore, fr. Giovanni Bigotto, religioso marista, il quale sta per pubblicare un libretto intitolato “Sangue dell’amore” nel quale presenta questi 19 martiri e le loro congregazioni. Erano uomini e donne “appassionati della loro Chiesa – si legge – di cui erano servitori zelanti e instancabili” e “appassionati anche dell’Algeria e del suo popolo con il quale avevano intessuto rapporti di amicizia”.