CDE

Sei mesi con Putin

La presidenza russa del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa

“Il cattivo alunno al comando”: un titolo apparso nei giorni scorsi su Dna, quotidiano di Strasburgo, la dice lunga sulle preoccupazioni che hanno accolto l’avvio della nuova presidenza di turno del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, da sabato 20 maggio nelle mani della Russia di Vladimir Putin. CDE, BANCO DI PROVA. Per sei mesi Mosca tirerà dunque le fila della più antica organizzazione sovranazionale del continente: sorto nel 1949, il CdE conta oggi 46 paesi membri, si occupa principalmente di promuovere la democrazia e lo Stato di diritto, di tutelare i diritti umani, di rafforzare i legami tra i popoli europei sul piano culturale. La Russia appare però spesso nei dossier CdE, richiamata a rispettare le regole democratiche, i diritti delle persone e delle minoranze. Non a caso il presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, RENÉ VAN DER LINDEN , ha affermato che Mosca ha ora “l’occasione di dimostrare che fa pienamente parte dell’Europa democratica”. La presidenza CdE come un banco di prova, dunque. UN ESAME DI COSCIENZA. Il caso-Russia attesta però che un “esame di coscienza” è in corso in Europa. La conferma è venuta nei giorni scorsi in diverse occasioni all’interno, questa volta, dell’Unione europea. La scorsa settimana è stata infatti rimandata la decisione sulla data d’ingresso di Romania e Bulgaria all’Ue, già fissata per il prossimo 1° gennaio ma in attesa di conferma definitiva. Ai due paesi dell’Est vengono contestati ritardi nel funzionamento della giustizia, un diffuso sistema corruttivo, la scarsa tutela dei diritti dell’uomo e delle minoranze. Più o meno gli stessi dubbi vengono sollevati quando si discute degli altri candidati all’adesione (Turchia, Croazia, Macedonia) o dei numerosi paesi che aspirano a far parte dell’Ue (gli altri Stati balcanici, l’Ucraina, la Moldavia). E i problemi non sono solo a Oriente. In realtà l’Ue si interroga anche sulla mancata ratifica della Costituzione da parte di Francia e Olanda. Tanto da aver decretato una “pausa di riflessione” sul “Futuro d’Europa”, argomento dibattuto mediante Forum interparlamentare (8-9 maggio), Forum della società civile (24-25 aprile), prese di posizione del Consiglio (si vedano gli ultimi summit), vertici straordinari (Hampton Court), sessioni parlamentari, documenti della Commissione (oltre al Piano D del 2005, il Libro bianco sulla comunicazione e, recentissimo, il documento intitolato “Agenda del cittadino”). LE “NUOVE FRONTIERE”. Probabilmente ci si rende conto che, a partire dalla caduta del Muro di Berlino, la Comunità europea ha subito una brusca accelerazione che, pur avendo portato risultati apprezzabili, non sembra ora pienamente sotto controllo. L’Europa comunitaria è profondamente cambiata: con il Trattato di Maastricht e con i successivi di Amsterdam e Nizza; con il battesimo dell’euro; con l’allargamento del 1995 e, ancor più, con quello del 2004; con la pubblicazione della Carta dei diritti fondamentali e poi mediante il lavoro della Convenzione, fino all’approvazione della Costituzione, già ratificata da 16 capitali ma bloccata dalla doppia bocciatura di un anno fa. Più in profondità, sta forse mutando la “coscienza dell’Europa”, non tanto perché si allontana dal disegno dei “padri fondatori” (Schuman, De Gasperi, Monnet, Adenauer, Spaak, Spinelli…), quanto perché essa non riesce ancora a serrare i ranghi di fronte alle sollecitazioni e alle spinte che, giorno per giorno, giungono dalla “globalizzazione”. Di certo le “nuove frontiere” dell’Ue si giocano sulla realizzazione di un mercato unico, dinamico, concorrenziale; occorre quindi investire nella Strategia di Lisbona (competitività basata sulla conoscenza), avendo d’altronde come obiettivo “alto” una maggior coesione sociale e la realizzazione di un “modello europeo” in grado di assicurare alla popolazione maggior benessere e un welfare efficace. Resta poi aperto tutto il capitolo della partecipazione democratica, per avvicinare i cittadini e renderli attori della “casa comune”. QUALI VALORI ALLA BASE DELL’UE? Sfide altrettanto delicate si giocano sul versante del paniere di valori che l’Unione europea vuole tutelare mediante la sua azione legislativa e politica: la pace, ad esempio, è ancora una priorità, così come lo fu per i fondatori? Sussidiarietà e solidarietà sono i principi cardine dei molteplici provvedimenti comunitari? La famiglia è al centro delle preoccupazioni dei leader politici e della burocrazia di Bruxelles e Strasburgo? Il sostegno alle fasce più deboli della popolazione e alle regioni meno sviluppate è parte integrante di ogni decisione in sede Ue? La “vocazione internazionale” dell’Unione si fonda sulla promozione della democrazia, la convivenza pacifica, la cooperazione? Un’Europa che si interroga con serietà sulla propria identità e sul futuro, e che sa guardare oltre i propri confini geografici, potrà giocare un ruolo di protagonista mondiale cui talvolta aspira e cui è responsabilmente chiamata.