ITALIA
La 56ª Assemblea generale dei vescovi dal 15 al 19 maggio
Si è aperta il 15 maggio, presso l’aula del Sinodo nella Città del Vaticano, la 56ª Assemblea generale della Cei, la Conferenza episcopale italiana. Tra gli argomenti al centro dei lavori, la vita e il ministero del presbitero; gli orientamenti e le norme per i seminari maggiori; il cammino di preparazione e il programma del 4° Convegno ecclesiale nazionale (Verona, 16-20 ottobre 2006); la presentazione e approvazione della traduzione italiana del Martirologio romano. Verranno fornite anche alcune informazioni riguardanti l’istituzione della Giornata per la salvaguardia del creato; la 45ª Settimana sociale dei cattolici italiani (Pistoia-Pisa 11-14 ottobre 2007); la Giornata mondiale della Gioventù di Sydney nel 2008; le iniziative in atto nell’ambito delle comunicazioni sociali; il percorso e l’impegno delle Chiese in Europa anche attraverso l’azione della Comece. Nella sua prolusione il presidente della Cei, card. Camillo Ruini ha allargato lo sguardo anche al quadro internazionale toccando temi europei. All’apertura della assemblea erano presenti anche numerosi vescovi in rappresentanza di altre conferenze episcopali d’Europa (Austria, Romania, Portogallo, Svizzera, Repubblica Ceca, Ungheria, Albania, Croazia, Polonia, Slovenia, Spagna, Slovacchia) insieme a mons. Aldo Giordano, segretario del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee). SUPERARE LO STALLO. Dinanzi ai motivi di preoccupazioni che emergono dal quadro internazionale, come le difficoltà politiche di israeliani e palestinesi, i complicati assetti istituzionali in Iraq e Afganistan, il programma nucleare dell’Iran, la sofferenza dell’Africa e la minaccia del terrorismo, “si avverte fortemente il bisogno di una maggiore presenza dell’Europa, e in particolare dell’Unione europea, sulla scena mondiale”. Lo ha detto il card. Camillo Ruini, presidente della Conferenza episcopale italiana nella prolusione che ha aperto la 56ª Assemblea generale dei vescovi italiani. “Finora però – ha affermato il cardinale – sia riguardo all’approvazione del Trattato costituzionale sia in ordine alla realizzazione di una comune politica estera e di difesa, l’Unione europea non è riuscita a superare la posizione di stallo che si è venuta a creare: questi sono dunque gli ambiti su cui concentrare gli sforzi e far prevalere lo spirito unitario”. Il presidente della Cei ha rimarcato il fatto che “specialmente da parte del Parlamento europeo, si insiste in pronunciamenti che non rispettano il criterio della sussidiarietà, la cultura e le tradizioni proprie dei diversi Paesi membri, e contrastano gravemente con fondamentali verità antropologiche”. UNA RISOLUZIONE DA RESPINGERE. A riguardo Ruini ha citato “il caso della risoluzione del 18 gennaio riguardante l’omofobia in Europa, che respinge giustamente gli atteggiamenti di discriminazione, disprezzo e violenza verso le persone con tendenze omosessuali, ma sollecita anche un’equiparazione dei diritti delle coppie omosessuali con quelli delle famiglie legittime, chiedendo ai Paesi membri – sia pure in maniera non vincolante – una revisione delle rispettive legislazioni nazionali”. Sul tema, ha ricordato il porporato, “le Conferenze episcopali polacca e spagnola si sono già espresse con forza contro tale risoluzione e anche noi, che l’avevamo già deplorata in occasione del Consiglio permanente di fine gennaio, uniamo con fermezza la nostra voce alle loro”. “In simili atteggiamenti delle istituzioni europee – ha dichiarato – è possibile ravvisare l’onda lunga dei processi di secolarizzazione, ma anche la mancata percezione di un clima diverso che si sta facendo strada nelle popolazioni europee, con la riscoperta della propria identità religiosa, morale e culturale e dei suoi valori e contenuti essenziali”. VALORI NON NEGOZIABILI. Nella prolusione non sono mancati il ricordo dei militari italiani uccisi in Iraq e Afganistan, e i riferimenti all’accoglienza e alla nascita di nuove vite in Italia. Ruini ha ribadito la condanna dell’aborto, dell’eutanasia e dell’utilizzo degli embrioni umani, esprimendo opposizione al “riconoscimento giuridico a forme di unione radicalmente diverse dalla famiglia” che “oscurano il suo ruolo sociale e contribuiscono a destabilizzarla”. “Sappiamo bene – ha detto Ruini rivolgendosi ai vescovi presenti – che questo nostro impegno è spesso mal tollerato e visto come indebita intromissione nella libera coscienza delle persone e nelle autonome leggi dello Stato. Ma non per questo possiamo tacere, o sfumare le nostre posizioni. È infatti nostra convinzione, confermata dall’insegnamento chiaro e costante della Chiesa e sostenuta dall’esperienza umana e in particolare dalla grande tradizione di civiltà della nostra nazione, che abbiamo a che fare qui con quelli che il Papa ha denominato “principi non negoziabili” (discorso del 30 marzo 2006 ai rappresentanti del Partito popolare europeo). Essi sono tali anzitutto per la loro intrinseca valenza etica, che non è però qualcosa di astratto e aprioristico: si lega invece sia a quel grande bene sociale che è la nascita e l’educazione dei figli sia alla genuina e duratura felicità delle persone”.