GRECIA
Ortodossi e cattolici: una commissione mista governativa e un messaggio congiunto
Una commissione mista governativa che riunisce ortodossi e cattolici per verificare le possibilità di un riconoscimento della personalità giuridica della Chiesa cattolica in Grecia e un messaggio congiunto firmato per la prima volta, ad inizio anno, dai due vescovi ortodosso e cattolico dell’isola di Syros. Sono questi, per mons. NIKOLAUS FOSCOLOS , arcivescovo di Atene e amministratore apostolico di Rodi, alcuni passi in avanti in vista di una collaborazione tra la Chiesa ortodossa – che conta il 95% dei fedeli su 11 milioni di abitanti della Grecia – e la minoranza cattolica quasi “invisibile” (0,5%), ufficialmente 50.000 fedeli di nazionalità greca, ma con gli immigrati cattolici si arriva a circa 350.000 presenze (soprattutto polacchi, filippini, iracheni, albanesi ed ucraini). Ad Atene – dove vive il 40% della popolazione greca – ci sono circa 25.000 cattolici greci e altrettanti stranieri. Per loro ci sono 11 parrocchie territoriali di rito latino, oltre a una di rito bizantino e una di rito armeno, più altre parrocchie a cappellanie per le numerose comunità straniere, comunità religiose. La Caritas Hellas, ha preso parte, insieme ad altre Caritas di Paesi europei (Francia, Italia, Balcani…) al Forum sociale europeo che si è¨ svolto dal 4 al 7 maggio ad Atene, con oltre 20.000 iscritti che hanno partecipato a 600 eventi proposti da associazioni e movimenti sociali per dire che “un’altra Europa è possibile” in materia di pace, lotta alla povertà, diritti umani. Abbiamo incontrato mons. Foscolos all ‘arcivescovado di Atene, a margine del Forum sociale. Come è la situazione della minoranza cattolica in Grecia? “Con l’immigrazione è aumentato moltissimo il numero dei cattolici, ma è una presenza a cui non eravamo preparati perché le nostre strutture erano per 50.000 fedeli greci. Abbiamo bisogno di sacerdoti ma c’è crisi di vocazioni, speriamo negli stranieri. In Grecia c’è tolleranza religiosa piuttosto che libertà religiosa nel senso occidentale del termine. Anche se molti di noi sono greci ci considerano come degli stranieri e questo crea delle difficoltà. Qui la religione coincide con la nazionalità. Spero che questa mentalità sparirà prima o poi, ma esiste ancora presso molti funzionari governativi. Una volta ci hanno chiesto perfino se avevamo bisogno di un interprete”. Quali sono le difficoltà maggiori, anche nel rapporto con gli ortodossi? “È difficile far capire che qui convivono due mentalità molto differenti, mentre l’Occidente usa categorie razionali, l’Oriente pensa con il cuore. La Grecia è come un’aquila bicefala con una testa a Oriente e una ad Occidente. La Chiesa ortodossa fa il possibile per girare la testa verso Oriente. Non c’è separazione tra Chiesa e Stato. Ogni vescovo presta giuramento presso le autorità istituzionali e i sacerdoti ricevono dal governo lo stesso stipendio degli impiegati. Questo crea una legittimazione. Ma noi cattolici abbiamo dei problemi di riconoscimento legale da parte dello Stato. Ad esempio i beni ecclesiastici non sono riconosciuti, io stesso non sono riconosciuto dal governo. Per costruire una nuova chiesa dobbiamo chiedere il beneplacito del vescovo ortodosso del luogo. Per aprire una cappella nella zona del vecchio aeroporto di Atene ho aspettato 3 anni prima di ottenere i permessi. Non è¨ possibile nemmeno avere contributi dall’Unione europea per via del mancato riconoscimento governativo, quindi ci sosteniamo solo con le offerte e le donazioni dei fedeli”. Quali passi in avanti nel dialogo? “Dallo scorso anno il governo ha istituito una commissione mista alla quale partecipano 4 cattolici per risolvere questo problema del riconoscimento giuridico. Si riunirà per la prima volta la prossima settimana. Mentre nell’isola di Syros, il vescovo ortodosso, che è molto aperto, ha firmato a Capodanno un messaggio congiunto con il vescovo cattolico. La collaborazione è più stretta”. Ma a livello ufficiale? La visita di Giovanni Paolo II non è stata di aiuto? “La visita di Giovanni Paolo II cinque anni fa ha dato una spinta ma non è facile cambiare. Prima l’altro era visto come un avversario, Con il Papa si è arrivati a considerarlo un fratello. Il Patriarca Seraphim, che ora è morto, mi diceva spesso: ‘Perché non posso venire da te per bere un caffè?’. Con i suoi successori a volte ci vediamo nei ricevimenti, ci salutiamo cordialmente, ma ufficialmente non c’è nessun incontro tra le due Chiese. Ma io continuo a sperare che si arriverà ad una collaborazione tra ortodossi e cattolici, perché si vede la necessità di lavorare insieme, soprattutto su questioni di natura sociale e pastorale, come ad esempio i matrimoni misti, sempre più numerosi a causa della crescente immigrazione. Gli ortodossi non benedicono un matrimonio tra due fedeli di diverse confessioni, Ora la soluzione è il matrimonio civile, che prima non esisteva. Sarebbe bello affrontare insieme questa ed altre questioni”.