bielorussia
Non solo Chernobyl nella storia di un Paese messo spesso alla prova da sofferenze e difficoltà
Bielorussia metafora di contemporaneità, terra di passaggio, di invasioni, terra senza confini naturali nel cuore dell’Europa. “In questo crocevia culturale in cui convivono ortodossi, cattolici, mussulmani, ebraici che ruolo hanno le parole della fede, qual è stata la storia della Chiesa e il suo apporto?”. A distanza di un mese dalle contestatissime elezioni presidenziali che hanno riconfermato presidente Aleksander Lukashenko, si è parlato dell’ex repubblica sovietica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Tema dell’incontro: “Linguaggio della fede e della memoria nell’Europa dell’est: la terra di Bielorussia”. Vi hanno partecipato l’ archimandrita Siarghiej Gajek, visitatore apostolico ad nutum Sanctae Sedis per i greco – cattolici in Bielorussia e Consultore della Congregazione per le Chiese Orientali, e il console onorario di Bielorussia Michele Darasmo. NON SOLO CHERNOBYL… Per molti europei Bielorussia è sinonimo di Chernobyl, la centrale nucleare esplosa il 26 aprile 1986, esattamente venti anni addietro. L’immagine richiama orfanatrofi, bambini e ragazzi colpiti dalle radiazioni. Ma si conosce poco la cultura antica e soprattutto religiosa di questa terra che, prima della spartizione fra Austria, Prussia, Russia, era il Granducato Lituano. “In questo stato federativo la riforma protestante si è radicalizzata e si è arrivati persino all’antitrinitarismo di Fausto Socino (teologo della seconda metà del Cinquecento che negava il dogma della Trinità di Dio), che poi ha spinto i vescovi a richiedere l’appoggio di Roma”, spiega l’archimandrita SIARGHIEJ GAJEK . Oggi, in Bielorussia quasi metà della popolazione è fuori dalla Chiesa, i cattolici-latini arrivano a un milione e la metà di loro è regolarmente praticante, gli ortodossi fra cui non si registra una grande partecipazione, e, poi, ci sono i protestanti battisti e pentecostali che ammontano a 400 mila. Il dialogo soprattutto con i protestanti non è facile e in più pesano ancora le tracce del passato: fino a una ventina di anni fa all’asilo si imparavano i canti in onore di Lenin. Quindici anni fa c’è stato un rinnovato interesse per la religione, ma oggi fra i giovani prevale la ricerca di denaro. “In questo contesto i bielorussi preferiscono sostituire la parola ecumenismo (che spesso ha coinciso con la vendita di valori ortodossi all’occidente scristianizzato) con dialogo interconfessionale. Là dove dialogo viene inteso nell’antico significato: secondo la parola, secondo la verità”, dice Gajek. E per verità si intende la lettura delle fonti. “Il linguaggio si intreccia con la storia, è radicato cioè nella memoria di un popolo. E la memoria della Bielorussia non è solo figlia minore di Mosca, ci sono una multiculturalità, uno sguardo a occidente, una matrice paleoslava, una vena bizantina, un cuore pulsante cristiano, una presenza cattolica, una linea protestante che appartengono esclusivamente a questa terra che si estende dalla Scandinavia al Mar Nero”. UNA TERRA PIU’ VOLTE FERITA. Ma qual è la storia della Bielorussia? “Nel VI-VIII secolo gli slavi dell’Est occupavano il paese. Molte città bielorusse intorno alla metà del 1200 passarono sotto il dominio dei tartari. Nel XIV secolo, la zona venne conquistata dalla Lituania, la Bielorussia conservò la sua religione ortodossa e la sua lingua. Nei successivi quattrocento anni, si trasformò in un’entità culturale distinta dalla Russia e dall’Ucraina. In seguito all’unificazione di Polonia e Lituania, avvenuta nel 1569, la cultura polacca esercitò un’influenza sempre maggiore in Bielorussia e la chiesa passò sotto Roma”, spiega MICHELE DARASMO . Alla fine del XVIII secolo, la Polonia cominciò a indebolirsi, la Russia conquistò l’ex Granducato Lituano: le pubblicazioni in bielorusso vennero bandite e venne istituita la chiesa russa ortodossa e dato che i russi costringevano gli ebrei a vivere in zone prestabilite (una delle quali era proprio la Bielorussia), la popolazione urbana ebrea crebbe in maniera considerevole. “Durante la prima guerra mondiale, in Bielorussia ebbero luogo molte battaglie tra russi e tedeschi e gran parte del paese venne distrutto. La Germania conquistò la Bielorussia, ma nel 1921 il paese venne diviso fra Polonia e Russia Bolscevica. Nel corso degli anni ’30, la zona sovietica della Bielorussia fu soggetta a epurazioni, migliaia di persone vennero assassinate”, aggiunge il console. Nel 1939, quando la Polonia fu invasa da Germania e Urss, l’Urss si riprese la zona polacca della Bielorussia. Di conseguenza, i bielorussi si trovarono in prima linea quando, nel ’41, la Germania invase la Russia. L’occupazione tedesca fu selvaggia e la resistenza si diffuse ovunque. Nel ’44 i tedeschi vennero scacciati dall’Armata Rossa, ma questa operazione causò la distruzione della Bielorussia. E ancora oggi i bielorussi risentono di questo depauperamento di uomini”.