Quotidiani e periodici europei

Sono stati determinanti i voti degli italiani all’estero per far vincere, seppure di stretta misura, le elezioni politiche italiane all’Unione di Romano Prodi. Dalle urne esce un’Italia divisa in due. Una situazione che richiede cautela a tutti, come titola il quotidiano cattolico Avvenire del 12/4. E sui tragitti del dopo voto scrive sullo stesso giornale, Marco Tarquinio . “La lezione che arriva dal voto di quaranta milioni di concittadini è un invito all’onestà, che può e deve farsi autentico sentimento del Paese… Tocca ai politici individuare le vie di uscita” tenendo presente la realtà di un Paese spaccato in due. “Qui c’è da unire e riunire, da includere e non da escludere, con concreti sforzi di comprensione delle ragioni altrui”. Gli echi delle elezioni in Italia arrivano anche in Germania. Roman Arens della Frankfurter Rundschau (12/4) così commenta: “ Con una maggioranza risicata e con questo clima, come sarà possibile introdurre decisioni dure e impopolari, come quelle che anni fa hanno portato a rotture sociali in una situazione molto più tranquilla, quale era quella tedesca? Una minoranza che per poco non ha vinto sarà prevedibilmente poco incline a sostenere gli obiettivi di ampia portata della maggioranza. Al contrario: aspetta che il governo incespichi e cada. La prospettiva di poter ritornare al timone è molto più attraente rispetto ad un esercizio di responsabilità politica. Gli appelli di Romano Prodi a ritrovare l’unità sono tanto ragionevoli quanto inutili. L’Italia va verso tempi difficili, ancora più difficili“. Die Welt sentenzia: “ Queste elezioni sembrano – per ora – indicare un ritorno alle situazioni italiane “normali”, in cui gli italiani si sono contraddistinti come „Maestri del caos” tra le nazioni europee. Troppo fragile e ampia sembra l’unione dei nove partiti che il diligente professore ha portato al traguardo. Dieci anni fa, l’ultimo governo di Prodi cadde dopo appena due anni perché i suoi alleati comunisti lasciarono la coalizione. […] Su tante questioni aperte, finora solo una risposta è chiara. In Italia, la “Grohsse Coalizion” viene pronunciata come il nome di una marca tedesca. Il concetto è estraneo a Roma, così come il processo che vi sta dietro“. E sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (13/4) si legge: “ La legge elettorale vigente, a suo tempo definita ‘incostituzionale’ da Prodi, è ora tornata a vantaggio della sinistra. Ma ciò non fa presagire niente di buono per il futuro. Perché il premio di maggioranza viene concesso automaticamente. È bastato il fatto che i singoli partiti si dichiarassero disposti a formare la coalizione e ad accettare un candidato leader, in questo caso Prodi, nell’altro Berlusconi. Con la legge elettorale precedente essi dovevano accordarsi su un candidato della coalizione già a livello di singole circoscrizioni elettorali. Ciò costituiva un processo istruttivo e spesso salutare di armonizzazione politica“. Il voto in Italia è oggetto di servizi e commenti per la maggior parte dei quotidiani spagnoli dell’11/4. Nell’editoriale intitolato “Romano Prodi dovrà governare una Italia divisa” El Mundo afferma che questo trionfo “è la migliore notizia per la democrazia in Italia, che ha bisogno di un impulso di rinnovamento. In nessun caso l’avrebbe potuto dare un primo ministro su cui pesano innumerevoli sospetti di corruzione”. “Italia divisa in due” è il titolo de La Razòn , secondo cui “in Italia, come dimostrano i risultati, esiste ancora un forte sentimento di appartenenza collettiva alla nazione, che risorge con forza quando il liberalismo ad oltranza è incapace di mantenere i livelli di benessere” . Per La Vanguardia “il risultato di Silvio Berlusconi, dopo cinque anni di governo, può rappresentare senz’altro una boccata di ossigeno per un personaggio che ha concluso la campagna elettorale tra gli insulti degli avversari e generose promesse di abbassare le imposte”. Un lungo reportage di Enric Gonzáles su El Paìs semanal del 9/4 racconta invece fatti e antefatti della situazione italiana e della campagna elettorale, in una Italia che descrive come “congelata” e “governata da una gerontocrazia maschile” , senza che nessuno sia “capace di diagnosticare con esattezza le cause della sua paralisi” . Al di là di tutte le analisi politiche e sociologiche scrive l’autore, “se esiste una grande divisione, è al di fuori delle ideologie. È la divisione tra il Nord ricco e il Sud povero” con “il Veneto che potrebbe essere in Austria, la Lombardia in Germania o in Svizzera, la Campania in Marocco” . Si occupa invece della recente presa di posizione dei vescovi spagnoli nel documento “Teologia e secolarizzazione in Spagna. A quaranta anni della chiusura del Concilio Vaticano II” il quotidiano Abc che titola: “I vescovi contro il relativismo morale”. “La Chiesa – scrive Abc – non è una istituzione congiunturale ma permanente, che trascende le situazioni storiche concrete, comprese le più avverse”. “La Chiesa – aggiunge – è gerarchica ed esige una adesione nella quale la ragione e la fede sono compatibili fino ad un certo punto, fino a che non interviene un coinvolgimento personale nella fede in Cristo in quanto Dio e Chiesa”. Agisce quindi “in una società di libertà e non impone niente a nessuno, anche se pretende convincere e influire, con piena legittimità, sul divenire delle società nelle quali è presente”.