UE - CDE
La collaborazione tra istituzioni per rafforzare la democrazia “dal basso”
“Assi di cooperazione” per rafforzare la democrazia “dal basso”, la tutela dei diritti umani, il protagonismo dei cittadini e della società civile, il dialogo interculturale e interreligioso, le iniziative per l’educazione, gli enti territoriali e regionali e le “euroregioni” (Mediterraneo, ma anche Mar Baltico, Mar Nero, Balcani). JEAN-CLAUDE JUNCKER , primo ministro del Lussemburgo, incaricato di stendere un memorandum sul rapporto tra Unione europea e Consiglio d’Europa, non ha deluso le aspettative. L’analisi presentata nel corso dell’Assemblea parlamentare (Apce) del CdE, svoltasi dal 10 al 13 aprile nella sede di Strasburgo, ha riscosso commenti favorevoli, aprendo nuove strade per avvicinare le due Organizzazioni continentali. DIRITTI UMANI AL PRIMO POSTO. “È di fondamentale importanza che la cooperazione tra CdE e Ue diventi sistematica”: RENÉ VAN DER LINDEN , olandese, presidente dell’Apce, riassume il dibattito che per quattro giorni ha animato il Palais de l’Europe, che si è concentrato principalmente sull’intervento di Juncker. L’Assemblea parlamentare dei “46” ha accolto positivamente il memorandum intitolato “Consiglio d’Europa-Unione europea: un’unica ambizione per il continente”, che riconosce il “ruolo essenziale del CdE quale difensore e garante dei diritti umani”. Secondo Juncker, “gli Stati membri dell’Ue dovrebbero favorire l’adesione dell’Unione alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo”; inoltre, “sarebbe auspicabile che l’Ue diventasse membro del Consiglio d’Europa entro il 2010”. COOPERAZIONE INTERREGIONALE. Numerose le proposte operative del leader lussemburghese: “Il Commissario per i diritti umani CdE dovrebbe diventare un’istituzione a cui l’Ue si rivolge per i problemi in questo campo, non risolvibili attraverso i propri strumenti”; “le due Organizzazioni dovrebbero costituire una piattaforma comune per la valutazione di parametri giuridici e giudiziari e, laddove appropriato, adottare i parametri dell’altra istituzione”. Attento alle questioni pratiche, il relatore ha affermato che i 25 “dovrebbero assicurare che il CdE, in qualità di partner principale dell’Unione europea, disponga delle risorse di cui necessita”. In Aula si è inoltre discusso della nuova Agenzia per i diritti fondamentali dell’Ue e dell’istituzione di un Centro per la cooperazione interregionale e transfrontaliera, che Juncker collocherebbe a San Pietroburgo, “città-faro d’Europa”. COMMENTI POSITIVI DAL CDE. Il segretario generale CdE, l’inglese TERRY DAVIS , sottolinea “l’importanza della proposta di Juncker di adesione dell’Ue al Consiglio d’Europa”. Infatti, “tutte le raccomandazioni del primo ministro Juncker scaturiscono dal principio generale in base al quale l’Unione europea ha l’obbligo di rispettare i diritti umani e il Consiglio d’Europa ha il mandato di tutelarli”. Davis aggiunge: “Le proposte sono chiare, pragmatiche e utili”. Approva il lavoro svolto da Juncker anche l’italiano GIOVANNI DI STASI , presidente del Congresso dei poteri locali, che rappresenta a Strasburgo le istituzioni regionali del continente: “Questo rapporto apre un nuovo capitolo della cooperazione tra l’Ue e il Consiglio d’Europa”. Di Stasi apprezza “soprattutto la sottolineatura del ruolo positivo degli enti territoriali per rafforzare la democrazia in Europa”. CÃLIN POPESCU-TÃRICEANU , primo ministro rumeno, rappresentante della presidenza del Comitato dei ministri dei 46, ricorda che “il processo di ampliamento dell’Ue è inscindibile dal consolidamento concomitante e solidale del ruolo del Consiglio d’Europa”. RISPOSTE CONGIUNTE A PROBLEMI COMUNI. “Sono convinto – dichiara WOLFGANG SCHÜSSEL , cancelliere austriaco e presidente del Consiglio Ue, presente ai lavori – che bisogna prestare particolare attenzione alla maniera in cui l’Ue e i suoi Stati membri potrebbero utilizzare, in maniera più adeguata, strumenti e istituzioni del CdE”. JOSÉ MANUEL BARROSO , capo della Commissione di Bruxelles, ricorda in Aula che “il Consiglio d’Europa e l’Ue devono affrontare le stesse sfide: un’Europa libera e pacifica e un’Europa più forte di fronte al resto del mondo”, e che le due istituzioni “devono rispondere in maniera congiunta, cercando la sinergia e la complementarità”. Spetta a MIHAI RAZVAN UNGUREANU , ministro agli Affari esteri rumeno, attuale presidente del Comitato dei ministri CdE, raccogliere i frutti del dibattito per conferirvi un seguito politico: “Voglio pienamente usufruire della visione espressa da Juncker”, dichiara dinanzi all’Apce, auspicando “di poter concludere i negoziati sul memorandum d’intesa con l’Unione europea entro la fine della presidenza rumena, in occasione della prossima sessione del Comitato dei ministri del 18-19 maggio”.