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Sempre meno figli: risposte urgenti a una situazione preoccupante
Famiglia, natalità, solidarietà tra le generazioni, ruolo degli anziani nella società, migrazioni: nell’Unione europea riprende quota il dibattito sulla “questione demografica”. Le istituzioni comunitarie sembrano accorgersi di tematiche centrali per il futuro del continente, le quali hanno direttamente a che fare con le politiche sociali, con l’economia, con i servizi alla persona e i sistemi previdenziali. LE TAPPE DEL DIBATTITO. Un autorevole richiamo era giunto all’Ue dai vescovi europei: si deve infatti alla Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) il documento “Una strategia familiare per l’Ue”, diffuso nella primavera del 2004 alla vigilia dell’allargamento. Nel marzo 2005 la Commissione pubblica invece il Libro verde “Una nuova solidarietà tra le generazioni di fronte ai cambiamenti demografici”, con il quale inaugura un dibattito tra i Venticinque e apre la strada al summit di Hampton Court. TONY BLAIR , premier del Regno Unito, presidente di turno del Consiglio europeo nel secondo semestre 2005, chiama a raccolta i capi di Stato e di governo per riflettere sul “modello sociale europeo”, uno dei cardini dell’integrazione Ue, e sulla demografia, anche “in rapporto all’attuazione della Strategia di Lisbona” (competitività, occupazione, coesione sociale). INCENTIVI CONTRO IL DECLINO. Nel libro verde dell’Esecutivo, guidato da JOSÉ MANUEL BARROSO , si legge: “Attualmente in Europa si verificano cambiamenti demografici di portata e gravità senza precedenti. Nel 2003 l’incremento naturale della popolazione in Europa si è limitato allo 0,04% su base annua e i nuovi Stati membri, ad eccezione di Cipro e Malta, hanno persino registrato un calo demografico. In numerosi paesi l’apporto dell’immigrazione è stato indispensabile per garantire una crescita della popolazione. Il tasso di fecondità è quasi ovunque inferiore alla soglia del ricambio generazionale (circa 2,1 figli per donna)”; “i cittadini europei non hanno il numero di figli che desiderano”. “Se l’Europa vuole invertire la tendenza al declino demografico deve offrire alle famiglie maggiori incentivi con politiche pubbliche che consentano alle donne e agli uomini di conciliare vita familiare e professionale”. LE PROPOSTE DEL PARLAMENTO. In risposta al Libro verde, ecco infine il documento votato dal Parlamento a Bruxelles nella sessione di marzo 2006. Significativa già nel titolo (“Sfide demografiche: favorire le famiglie e la natalità”), la relazione stesa dal parlamentare inglese PHILIP BUSHILL-MATTHEWS , chiede che “siano soppressi gli ostacoli alla protezione della famiglia”, anche per incrementare la natalità. Occorre poi prolungare la vita lavorativa, “sviluppando al contempo adeguati regimi pensionistici integrativi e promuovendo orari di lavoro flessibili”, senza trascurare una “politica dell’immigrazione equilibrata”. Il testo definisce alcuni punti fermi attorno ai quali dovrà ruotare il dibattito nell’Unione e il suo valore è rafforzato dall’ampia maggioranza raggiunta nell’Emiciclo: a favore votano praticamente tutti i gruppi politici, raggiungendo 448 “sì”, contro 70 “no” e 22 astensioni. MODELLO SOCIALE EUROPEO. La relazione Bushill-Matthews afferma che “il cambiamento demografico e le sue conseguenze sulla società rivestono un’importanza fondamentale per il futuro degli Stati membri e dell’Unione”. Dunque nell’Europa segnata da un diffuso calo della natalità, la crescita economica “può essere garantita attraverso misure finalizzate all’innalzamento del tasso di occupazione, all’innovazione e al miglioramento della produttività, nonché attraverso la modernizzazione dei sistemi di protezione sociale”. Inoltre, viste le differenze fra i vari Stati membri, il Parlamento propone “un approccio diversificato a seconda delle regioni e subregioni di ciascun paese”. Si torna, così, ad alcuni tradizionali cardini del “modello europeo”, faticosamente – e parzialmente – realizzato in mezzo secolo di storia comunitaria. Per il Parlamento è “nell’interesse di tutta la società creare le condizioni favorevoli affinché le coppie abbiano il numero di bambini che desiderano”. La decisione di limitare il numero di figli o di rinviarne la nascita non corrisponde – secondo il testo passato in aula – a una libera scelta, “bensì a una preferenza forzata, imposta dalla difficoltà di conciliare lavoro e vita privata familiare”. Da qui una serie di idee cui dare seguito: per conciliare casa e lavoro; per politiche fiscali pro-famiglia; per incentivare strutture di servizio per l’infanzia; per restituire pieno ruolo sociale alla terza età. Seguono suggerimenti atti a garantire alle donne, dopo il parto, “tutela e sostegno specifici, specie alle madri nubili”; per migliorare i sistemi di welfare; per politiche dell’immigrazione “intese a promuovere l’integrazione economica, sociale e giuridica” dei lavoratori e delle rispettive famiglie.