COMECE

Rispetto, sviluppo, ascolto

“Europe infos”: religioni, economia, comunicazione

“Noi tutti abbiamo la responsabilità universale di rispettare ciò che viene venerato come santo. Diffamando il sacro, umiliamo ciò che è al cuore stesso dell’uomo e sprechiamo così l’occasione per procedere in modo autentico nella mutua comprensione tra individui e popoli”. Ne è convinto NOËL TREANOR, segretario generale della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) e direttore di “Europe infos”, mensile della stessa Comece e dell’Ocipe (Ufficio di informazione e iniziativa per l’Europa). Nell’editoriale del numero di marzo, Treanor richiama le recenti polemiche innescate dalla pubblicazione delle vignette satiriche su Maometto e afferma che se la libertà d’espressione, “elemento centrale su cui si è principalmente fondato il dibattito” è “un ingrediente vitale nella promozione di relazioni di qualità tra individui, popoli, governanti e governati”, essa comporta “anche dei doveri e degli obblighi che tutti sono chiamati a rispettare”. RISPETTO DEL SACRO. Ma c’è un altro aspetto della questione che per Treanor “è stato molto meno considerato: il rispetto di ciò che è sacro per gli altri”. “Si è tenuto poco conto – osserva il segretario generale Comece – dello spazio del discorso su Dio e sul sacro nella vita pubblica, in particolare nei Paesi sviluppati”, e la crisi delle scorse settimane “mette ancora una volta in evidenza che non si può calunniare, mancare di rispetto o trattare con superficialità la dimensione religiosa dell’esistenza umana”. Secondo Treanor, occorre che “il nostro villaggio globale, i suoi responsabili e i suoi media si riapproprino del rispetto della religione, integrato da un occhio critico e costruttivo”. “La promozione di una società autenticamente libera e tollerante – conclude – non può risparmiare sull’attenzione a ciò che è importante per gli altri”. CRESCITA E IMPIEGO. “Dal 2000 la Strategia di Lisbona è il cavallo di battaglia dell’Unione europea” nel suo obiettivo “di incoraggiare la crescita e l’occupazione in Europa”, ma occorre riconoscere che “a tutt’oggi essa non ha prodotto risultati tangibili”. La constatazione è di STEFAN LUNTE che, presentando il primo “Rapporto” stilato in materia dalla Commissione, ne pone in rilievo i “quattro ambiti prioritari che dovrebbero costituire l’oggetto di un’azione più decisa”: “investimenti per l’istruzione, la ricerca e l’innovazione; maggiore sostegno alle piccole e medie imprese (Pmi); incentivi alla creazione di posti di lavoro; messa in opera di un sistema durevole di approvvigionamento energetico”. Quanto al primo ambito, informa, la Commissione prevede di aumentare gli investimenti per l’istruzione superiore portandoli dall’attuale 1,28% al 2% del Pil entro il 2010. E’ in programma, inoltre, la fondazione di un Istituto europeo per la tecnologia sul modello dell’americano Mit (Massachussets Institute of technology). Prevista, entro il 2007, la creazione di uno sportello unico per le Pmi per tutti gli Stati membri. Per incoraggiare l’occupazione, la Commissione propone al Consiglio europeo di offrire, ancora entro il 2007, ad ogni giovane in possesso di diploma universitario e di scuola superiore, un impiego, un tirocinio o un periodo di ulteriore formazione nel termine di sei mesi. Degno di nota, per Lunte, anche “il nuovo pacchetto di misure relative all’approvvigionamento energetico”, che comporta “il miglioramento del mercato energetico interno, il sostegno alle energie rinnovabili e una posizione comune di fronte ai fornitori esterni all’Ue”. ASCOLTARE E COMPRENDERE. L’Europa ascolta, ma comprende veramente? E’ quanto si chiede CLARE COFFEY , convinta che il tanto atteso “Libro bianco” sulla comunicazione non contenga “nulla di particolarmente coraggioso”. La commissaria all’ambiente Margot Wallström, rammenta Coffey, presentando la pubblicazione aveva affermato che “la comunicazione è, innanzitutto, una questione di democrazia” e aveva auspicato sei mesi di consultazioni tra istituzioni, governi nazionali, partiti politici, società civile e cittadini per contribuire al dibattito in materia. Il modello proposto dal “Libro bianco”, un Codice europeo per la comunicazione, ad avviso di Coffey non è sufficiente. E’ certamente positiva “la volontà della Commissione di ascoltare i cittadini… ma quando essa li avrà ascoltati – si chiede la giornalista – sarà in grado di comprendere ciò che le viene detto? E come intende rispondervi?”. “Le frustrazioni dei cittadini – rimarca – non nascono unicamente dalla mancanza di ascolto, ma anche dalla direzione che assume l’Unione, la sua ragione d’essere, il suo valore aggiunto, il suo obiettivo finale”. Fino a quando “l’Unione europea non avrà deciso dove andare, essa continuerà ad avere problemi di comunicazione. Convinzione, chiarezza e politiche pertinenti”: queste, per Coffey, “sono cose che parlano da sole. Quanti Libri bianchi ci vorranno ancora prima di capirlo?”.