UNIVERSITÀ
Il “Processo di Bologna” e la costruzione dell’Europa
L’Università europea “può diventare un polo di attrazione qualificato per la formazione delle nuove generazioni”, a patto però che riscopra la sua “identità” a partire dalle “radici cristiane”. Lo ha detto mons. MICHAEL MILLER , segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, presentando il 30 marzo in sala stampa vaticana il seminario di studi sul “Bologna process”, che svoltosi in questi giorni nell’Aula nuova del Sinodo sul tema “Il patrimonio culturale e i valori accademici delle Università europee e l’attrattività dello Spazio europeo dell’istruzione superiore”. Il seminario, a porte chiuse, è stato organizzato dalla Congregazione per l’educazione cattolica, in collaborazione con l’Unesco-Cepes, con il Consiglio d’Europa e con il patrocinio della Commissione europea; vi partecipano circa 240 persone, in rappresentanza di 42 Paesi, la maggior parte europei, ma non mancano presenze dalle Americhe, dall’Asia e dall’Oriente. Oggi pomeriggio, 31 marzo, il seminario della Santa Sede prevede l’unica sessione pubblica, dedicata al tema: “Le università europee: la loro responsabilità culturale e il ruolo nella costruzione dell’Europa”, mentre il 1° aprile è prevista l’udienza con il Santo Padre, ex professore in vaarie Facoltà teologiche in Germania. LA RICCHEZZA DELLA “DIVERSITÀ”. “L’Europa – ha detto JAN SEDLAK , direttore dell’Unesco-Cepes – è giustamente orgogliosa della sua diversità”, ma “per preservare e nutrire” le differenze culturali, etniche e religiose “dobbiamo avere una solida consapevolezza dei valori e degli obiettivi comuni che possano salvarci da quelle forze che hanno portato l’Europa a due guerre mondiali e a vari tipi di regimi totalitari”. In un momento di “grandi riforme”, in cui “si tende ad enfatizzare il corto raggio e la gratificazione immediata – ha fatto notare SJUR BERGAN , direttore del Dipartimento per l’educazione superiore del Consiglio d’Europa – è importante che tutti coloro che sono impegnati nell’educazione superiore in Europa si prendano il tempo per riflettere su perché siamo qui e da dove veniamo: sugli obiettivi dell’istruzione superiore, e sull’eredità accademica dell’Europa”. Al contrario, per Bergan, “la maggior parte del dibattito attuale è focalizzato sul mercato del lavoro”, concentrandosi così soltanto sugli “aspetti economici” e tralasciando “punti basilari” come “l’introduzione al mercato del lavoro” e “la preparazione alla vita di cittadini attivi in una società democratica”. LE “RADICI CRISTIANE”. “La Chiesa ha svolto, senza dubbio, un ruolo importantissimo nel nascere delle Università”, visto che quasi tutti i più antichi Atenei “sono stati creati o dai Papi o con la forte partecipazione della Chiesa”. A ricordarlo è stato il card. ZENON GROCHOLEWSKI , prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica, precisando che nel “processo di Bologna” sono inserite in particolare le Università e Facoltà ecclesiastiche, “proprie della Santa Sede” e “ad essa vincolate” in quanto a nome di essa conferiscono titoli accademici; le oltre 1.300 Università cattoliche sparse nel mondo, invece, “non entrano nel processo di Bologna come istituzioni della Santa Sede”, ma si inseriscono “nella situazione e nella legislazione dei singoli Paesi”, osservando però, “per mantenere il carattere cattolico”, quanto stabilito dalla costituzione apostolica “Ex Corde Ecclesiae”, il primo documento pontificio specifico, di natura legislativa, sulle Università cattoliche, emanato da Giovanni Paolo II il 15 agosto del 1990 e considerato dallo stesso Pontefice la “Magna Charta” in materia. VERSO UNO “SPAZIO EUROPEO COMUNE”. Costruire, entro il 2010, uno “spazio europeo di istruzione superiore”: questo, ha ricordato mons. ANGELO VINCENZO ZANI , sotto-segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, lo scopo principale dell’appello siglato a Bologna nel 1999 da Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia e subito dopo recepito dai rappresentanti di 29 Paesi europei; oggi, al “processo di Bologna” aderiscono 45 Paesi europei, oltre a diverse istituzioni e organizzazioni internazionali. “L’adozione di un sistema di titoli accademici di facile lettura e comparazione, per promuovere l’impiegabilità europea e la competitività del sistema di istruzione superiore europeo in rapporto con il resto del mondo; la promozione della mobilità per studenti, insegnanti, ricercatore, personale amministrativo con il riconoscimento e la valutazione del periodo passato in Europa in ambito di ricerca, insegnamento-aggiornamento, senza pregiudizio dei diritti già acquisiti”. Questi alcuni obiettivi specifici del “processo di Bologna”, ha sintetizzato il relatore, sottolineando come “l’esito finale più significativo di questo percorso consisterà nel riconoscimento reciproco dei titoli accademici, conseguiti nei sistemi universitari dei diversi paesi che aderiscono alla Dichiarazione”.