FRANCIA

Domande ai giovani

Una lettera dell’arcivescovo di Parigi

“Viviamo in una crisi sociale e politica che affonda le radici negli ultimi decenni, una crisi che rivela anzitutto una particolare ansia sul futuro. Messaggi di inquietudine sull’avvenire, in particolare per chi vive situazioni di precarietà professionale. È per questo che dobbiamo fermarci a riflettere su come ci prefiguriamo il nostro destino. Chi ha le soluzioni per il nostro futuro? Che cosa ci attendiamo? Qual è la nostra speranza?”. Queste le domande che l’arcivescovo di Parigi, mons. ANDRE’ VINGT-TROIS, ha rivolto alle centinaia di giovani che il 25 e il 26 marzo hanno preso parte al consueto “Pellegrinaggio degli studenti” a Chartres, giunto alla sua settantunesima edizione. IL NODO DELLA QUESTIONE. Inevitabile il riferimento alle tensioni sociali che da giorni infiammano la Francia, di fronte alle quali, ha detto ai giovani il presule, occorre “riflettere sul modo in cui ci rappresentiamo il futuro. Quali sono le nostre aspettative? E la nostra speranza?”. “Per molti – ha sottolineato – la sola speranza che motiva è quella della sicurezza: sicurezza del lavoro, del tenore di vita, della salute. Ma chi può lasciarvi credere che vi potrà garantire queste sicurezze? Onestamente – ha proseguito mons. Vingt-Trois – credo che oggi nessuno sia in grado di assicurarvi un tenore di vita paragonabile a quello dei vostri genitori”. Il nodo della questione è, piuttosto, “sapere a che cosa attribuire il maggior valore e che cosa vi può condurre alla piena realizzazione della vostra vita e delle vostre capacità, ad un equilibrio che possa permettervi di assaporare la felicità”. NON UNA PICCOLA FELICITA’ . “Ma non una piccola felicità misurabile sulle sicurezze garantite dal contratto collettivo o da una professione tutelata – precisa l’arcivescovo -, quanto piuttosto la felicità autentica e profonda che solo la gioia di essere al mondo e di vivere può donare”. “Questa felicità – insiste il presule – nessuno ve la può servire su un piatto d’argento con il talismano di un diploma. Bisogna costruirla e ricostruirla giorno dopo giorno” poiché nasce “dalla decisione di mettere la nostra vita al servizio degli altri e di impegnarci per cambiare il mondo”. È, insomma, “il frutto dell’amore che trasforma la nostra vita donandole una nuova dimensione. Non è il riposo dopo la fatica, è il risveglio quotidiano dell’inquietudine per i nostri fratelli”. FARE LA NOSTRA PARTE. “È ormai tempo per tutti di riflettere sul mondo che stiamo costruendo e di fare la nostra parte in un dibattito serio e democratico”: questo l’invito di mons. Vingt-Trois ai giovani, che invita a ragionare sul “contributo che i cristiani possono offrire”. Richiamando il brano evangelico della guarigione del cieco nato (Gv 9, 1-12), l’arcivescovo sottolinea che “per accogliere la luce di Cristo, dobbiamo essere in grado di riconoscere che la luce non siamo noi stessi, e che abbiamo bisogno di essere illuminati e guariti. Il nostro mondo, dominato dai mezzi di comunicazione, è strapieno di specialisti autoproclamati, capaci di spiegare tutto e di convincere che tutto era stato previsto. Ma dov’è – si chiede il presule – l’autentica saggezza, quando lo zoom della telecamera conferisce agli avvenimenti parziali una dimensione internazionale lasciando invece nell’ombra le realtà che non reputa degne di interesse? Siamo davvero figli della luce se ci lasciamo travolgere dalla passione per le immagini?”. LIBERTA’ IN CRISTO. “Se invece speriamo davvero che l’umanità possa uscire dalle sue cecità, almeno noi dobbiamo sapere da dove arriva la luce”. “Con la sua parola, la sua presenza sacramentale nella vita della Chiesa, il suo spirito che ci abita, è veramente Cristo la luce della nostra vita quotidiana?”. Infine, un’ultima provocazione: “Miei cari amici, le circostanze ci pongono davanti a una scelta alla quale non possiamo sfuggire: qual è il valore supremo della nostra vita? Siamo pronti a dare fiducia a Dio e rischiare le nostre sicurezze nel servizio ai nostri fratelli? O preferiamo la sicurezza della società dei consumi e della protezione del tenore di vita? Nessuno può imporre la risposta a queste domande. La risposta – conclude mons. Vingt-Trois – deve scaturire dalla vostra libertà e dal vostro desiderio di amare e servire i fratelli. Ma se voi scegliete la libertà in Cristo, posso garantirvi che Dio non vi lascerà cadere, e vi ricolmerà di gioia”.