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Giovanni Paolo II: 2 aprile 2005 – 2 aprile 2006
Quando oggi cerco di rievocare la figura di Giovanni Paolo II, vedo il Papa che prega. Ci sono ovviamente anche tutte le immagini che hanno fatto il giro del mondo e che lo ritraggono in tutti i Paesi della terra. Ma il ricordo più profondo che ho di Lui è il Papa che prega nella sua cappella. Pur nei suoi innumerevoli viaggi internazionali, Giovanni Paolo II rimane sempre un uomo a contatto con il Signore, un uomo di profondissima preghiera. Lascia in eredità l’invito ad accogliere il Vangelo e la necessità di riannunciare Gesù come fosse il primo giorno dopo la sua Resurrezione, andando ovunque, evangelizzando le diverse culture, tornando alle origini della Chiesa nei singoli Paesi. Lui fece tutto questo, provando una simpatia profondissima per il mondo. Ha sempre saputo cogliere la freschezza di quanto lo Spirito Santo desta nella Chiesa e in tutti i popoli, invitando ad aprire le porte a Cristo, a varcare la soglia della speranza e a trovare nel mistero dell’Eucaristia e di Maria la freschezza di una fede rinnovata. Mons. Amédée Grab, vescovo di Coira, Presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) È già passato un anno da quell’emozionante e commovente evento che fu la morte di Giovanni Paolo II. Il due aprile 2005 in tantissimi eravamo presenti, fisicamente e spiritualmente, in piazza San Pietro. Tutti i media, i fotografi, le telecamere, tutti gli occhi del mondo erano rivolti a Roma. Una grande fiumana di gente veniva, ancora una volta, per rendere l’ultimo saluto a una persona profondamente cara. Questo anniversario ci stimola di nuovo ad esprimere la gratitudine a Dio che ci ha dato questo Pontefice dal cuore generoso e paterno. Noi in Bosnia ed Erzegovina portiamo un indimenticabile ricordo delle sue due visite: prima a Sarajevo, il 12 e 13 aprile 1997 e l’altra a Banja Luka, il 22 giugno 2002. Gli siamo grati anche per la beatificazione di Ivan Merz che è una lampada, una lanterna della fedeltà a Dio in tempi burrascosi. Grazie Giovanni Paolo II. Grazie perché hai molto lottato per l’uomo, per la pace, specialmente per la nostra terra di Bosnia ed Erzegovina. Nessuna persona onesta di questa terra deve dimenticarlo. È giusto custodire questi ricordi ed ispirarci ad un grande uomo e ai suoi messaggi. Dobbiamo sempre progredire con coraggio secondo le direttive che ci ha dato in questi anni di pontificato. Card. Vinko Puljic, Arcivescovo di Sarajevo, Presidente Conferenza episcopale Bosnia-Erzegovina Quando Giovanni Paolo II visitò l’Inghilterra nel 1982 i vescovi e l’intera comunità cattolica erano un po’ nervosi temendo che sarebbe stato ricevuto con ostilità o indifferenza. Fin dal giorno del suo arrivo a Londra divenne chiaro che veniva accolto con grandissimo affetto. La gente riempì le strade vicino alla stazione Vittoria e intorno a Westminster e la scena si ripeté dovunque il Papa andò. Due fatti in particolare conquistarono del tutto il cuore degli inglesi. Il primo fu l’incontro con l’Arcivescovo di Canterbury, Robert Runcie e il secondo una foto del Papa che beve il the con la Regina. A causa della guerra nelle Falklands, la visita fu trasformata da visita di Stato a visita pastorale, durante la quale ci furono appunto una tazza di the nel pomeriggio e una tranquilla passeggiata nei corridoi di Buckingham Palace. Mons. Kieran Conry, vescovo di Arundel e Brighton