“Deploriamo ogni sangue versato e ogni violenza commessa in nome di una ideologia, qualunque essa sia. Ma se questi atti sono perpetrati in nome della religione, essi costituiscono una dissacrazione della religione stessa e l’offesa più grave al Santo Nome del Creatore”. Si conclude con l’impegno “solenne” a “servire la causa nobile della pace universale, soprattutto sulla terra sacra per tutti” la dichiarazione finale diffusa il 22 marzo a Siviglia, in Spagna, a conclusione del secondo Congresso mondiale degli imam e dei rabbini per la pace. All’incontro – promosso dalla fondazione “Hommes de parole” – hanno partecipato 150 imam e rabbini di tutto il mondo, provenienti anche da Israele, territori palestinesi, Turchia, Iran, Giordania. Sebbene, come prevedibile, il conflitto israelo-palestinese abbia costituito durante i dibattiti una pietra di inciampo, il Congresso è terminato con una dichiarazione in cui i partecipanti ribadiscono la volontà a continuare in futuro il dialogo perché “le nostre due religioni condividono i valori più fondamentali della fede nell’Onnipotente, il cui nome significa Pace”. La dichiarazione contiene anche un appello ai seguaci delle due religioni – “Li esortiamo, con i governi e le istituzioni internazionali, a rispettare i simboli di tutte le nostre religioni – e un richiamo alla necessità di attivare una “educazione rispettosa della tradizione e della fede dell’altro sui nelle nostre comunità che nelle nostre scuole”.