COMECE" "

Parole di speranza ” “

Le Chiese per l’Europa in un tempo incerto. Gratitudine a mons. Homeyer” “

“Danke, danke, danke”: tre volte grazie esprime mons. JOSEF HOMEYER, per tredici anni alla guida della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), cui ha dato “un forte impulso culturale e una accresciuta efficacia” nel contesto europeo. Il vescovo tedesco lascia la carica di presidente: la scelta del successore era all’ordine del giorno dell’assemblea plenaria in calendario dal 22 al 24 marzo a Bruxelles.   CULTURA E CONFINI DELL’EUROPA. Mercoledì 22 si è svolto un dibattito, proprio in onore di Homeyer, sul futuro dell’integrazione continentale. TADEUSZ MAZOWIECKI, primo ministro polacco dopo la caduta del regime comunista, proveniente dall’associazionismo cattolico e da Solidarnosc, ha svolto una relazione su “L’Europa e le sue nazioni. Il significato delle chiese per una identità europea”. L’anziano leader ha lanciato un forte messaggio europeista, senza escludere la necessità di preservare le identità nazionali. “L’Europa è ben più di un concetto geografico – ha affermato -; è una storia, una civiltà. Ed è la cultura europea che segna i confini del continente”. “L’Europa ha radici molteplici – ha spiegato il relatore -. Il pensiero greco, il cristianesimo, i lumi e, per una certa parte della sua storia, l’islamismo. Ma nel nostro passato ci sono anche le guerre, le persecuzioni”. Dopo la tragedia del secondo conflitto mondiale, “il continente ha affrontato la ricostruzione in un clima di guerra fredda. In quella fase si innesta l’azione di Robert Schuman e dei padri fondatori, per un’Europa unita e pacificata. Ma occorrerà aspettare il 1989 per ricongiungere l’Est con l’Ovest e il Trattato di Maastricht (1992) per rafforzare la volontà di costruire un’Europa politica. Ebbene, è difficile coinvolgere i cittadini in un reale processo democratico, ma è necessario farlo per dare solide basi all’Europa comunitaria”. E le Chiese “possono ricoprire un ruolo essenziale nel creare dialogo, reciproca comprensione, fondamenta culturali e valoriali per l’Europa futura”. “Il no francese e olandese alla Costituzione e, più in generale, la difficile fase che attraversa l’Ue – ha aggiunto il relatore -, segnalano che è mancato un adeguato dibattito e dunque una diffusa convinzione sull’identità europea”. Per Mazowiecki, “oggi serve una vera tensione creativa in questa Europa plurale”.   BIOETICA, PACE, GIUSTIZIA SOCIALE. “L’Europa è chiamata ad affrontare sempre nuovi scenari. Per questo deve approfondire le questioni legate alle radici, agli obiettivi comuni, all’apporto delle culture nel costruire l’unità. Le religioni – ci si può chiedere – sono una risorsa o una minaccia in questa fase della storia d’Europa?”. Mons. MICHAEL FITZGERALD, nunzio apostolico in Egitto, già presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, ha portato la sua testimonianza al convegno promosso dalla Comece, con un intervento su “L’Europa, la politica e il dialogo interreligioso”. Citando la parabola del Samaritano, Fitzgerald ha sostenuto che “non possiamo aspettare che siano gli altri ad avvicinarsi a noi. Dobbiamo muoverci, andare incontro, farci prossimi, instaurando rapporti costruttivi”. In tal senso “il ruolo dei credenti è essenziale, così come lo è la libertà religiosa, che deve essere salvaguardata per tutti. In questo modo si confermerebbe che la fede non è un fatto privato, ma fenomeno sociale di valore pubblico. I credenti hanno il dovere di vigilare e di far giungere contributi positivi alla società e alla politica”. “L’Europa ne ha un enorme bisogno – ha aggiunto il vescovo -. Ci sono tante frontiere in cui occorrono idee e valori: la ricerca e la tecnologia, ad esempio, aprono nuovi scenari per la bioetica; le guerre e la violenza chiedono testimonianze di pace; la povertà, in Europa e nel mondo, invoca il dovere della giustizia sociale”.     UNA DICHIARAZIONE SUL FUTURO DELL’UE. Durante il convegno, i vicepresidenti, mons. ADRIANUS VAN LUYN (Paesi Bassi) e mons. HIPPOLYTE SIMON (Francia), hanno ringraziato il presidente uscente della Comece, ricordando “la passione e la competenza con le quali si è posto al servizio della Chiesa e dell’Europa”; “siamo certi che vorrà ancora portare il suo prezioso contributo alla Comece”. Il segretario generale, mons. NOEL TREANOR, ha affermato: “In tutto questo periodo abbiamo imparato da mons. Homeyer a coniugare la mistica e l’azione”. Nel suo intervento, il vescovo tedesco ha ribadito che “questa Europa ha oggi grande necessità di messaggi di speranza, che possono levarsi dai credenti delle diverse fedi”. I vescovi dei paesi membri dell’Ue, riuniti in plenaria per eleggere il nuovo presidente, hanno anche deliberato su una dichiarazione, da pubblicare il 9 maggio (festa d’Europa), che fa parte del loro contributo al periodo di riflessione sull’avvenire dell’Ue.