EUROPA E ASIA" "

Un confronto non lontano” “

Un segnale dalle Conferenze episcopali del Sud Est europeo” “

Per rispondere alle attuali sfide delle migrazioni e più in generale della globalizzazione “siamo chiamati a riscoprire la cattolicità della Chiesa e la dimensione universale del Vangelo”. Ma occorre anche ampliare gli orizzonti e guardare in prospettiva: “tra dieci o vent’anni la principale sfida per i cristiani non sarà tanto quella dei rapporti con l’islam o il Medio Oriente, ma piuttosto quella del confronto con l’Asia, la sua cultura e i suoi numeri”. A dichiararlo al Sir, all’indomani del VI Incontro a Corfù dei presidenti delle Conferenze episcopali del Sud-Est Europa, mons. ALDO GIORDANO, segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) che ha promosso l’evento. Tracciando un bilancio dell’incontro, incentrato sulle migrazioni, realtà che sta trasformando l’Europa (sono 33 milioni i migranti nel vecchio continente), mons. Giordano si dice “sorpreso di aver toccato con mano la grande presenza dei cattolici in Grecia, Paese a larghissima maggioranza ortodossa, e quella degli iracheni, a dimostrare che la Grecia, come tutto il Medio Oriente, sta cambiando volto”. Ma il segretario generale Ccee si dice anche “fiducioso per i primi timidi accenni di scambi pastorali che cominciano a verificarsi nel Paese”. SFIDA PER LA CHIESA. “Il fenomeno migratorio – prosegue mons. Giordano – tocca tutti i Paesi del Sud-est Europa con gravi conseguenze sociali come lo scioglimento delle famiglie, il traffico di donne e bambini, il commercio di armi, il diffondersi delle organizzazioni mafiose. A ciò si aggiunge un ulteriore impoverimento: la fuga dei cervelli, ossia l’abbandono dei Paesi d’origine da parte di tanti giovani qualificati”. Sicurezza, lotta al terrorismo, questione dei visti, immigrazioni illegali, rifugiati e richiedenti asilo: queste, è stato detto, “sono le principali preoccupazioni della politica migratoria delle istituzioni europee” illustrate da mons. André Dupuy, nunzio apostolico presso l’Ue, da mons. Noël Treanor, segretario generale della Comece e da Nikolaos Dendias, membro del Parlamento greco e del Consiglio d’Europa. Le migrazioni, dunque, costituiscono “una grande sfida per la Chiesa”; pertanto, riferisce mons. Giordano, dall’incontro di Corfù è emersa l’urgenza di “dare priorità alla pastorale per i migranti a livello locale e internazionale; fare un profondo lavoro di formazione e integrazione; curare i contatti tra Paesi d’origine e Paesi di accoglienza; trovare il personale per la pastorale degli immigrati e promuovere la collaborazione tra le parrocchie”. Essenziale, per i presidenti delle Conferenze episcopali del Sud-Est Europa (Albania, Bulgaria, Bosnia ed Erzegovina, Grecia, Conferenza Episcopale SS. Cirillo e Metodio di Serbia, Montenegro e Macedonia, Romania), “il lavoro ecumenico e di collaborazione fra le diverse Chiese e comunità”. SEGNI DI SPERANZA. Soffermandosi sulla Grecia che ha ospitato l’incontro, mons. Giordano parla di “fenomeno sorprendente e inatteso: l’aumento nel Paese dei cattolici che dai 50mila del 1975 sono arrivati ai 350mila di oggi, tra filippini, polacchi, albanesi e iracheni; una comunità molto viva all’interno della quale i cattolici di origine greca sono una minoranza”. E si tratta di una presenza che, in certo modo, sollecita la maggioranza ortodossa ad un ‘apertura“. Mons. Giordano parla, al riguardo, di “segnali positivi: si sta uscendo dalla non-conoscenza reciproca e stanno avvenendo i primi timidi scambi pastorali. In concreto – spiega – si assiste all’inizio di un impegno comune a favore di questi immigrati, dei loro diritti e della loro integrazione”. Del resto, prosegue, “il Vangelo crea un’unica famiglia tra nazioni e popoli. Una famiglia che non elimina i singoli volti ma, al contrario, valorizza le diversità. Per rispondere alle sfide di oggi della globalizzazione e del mescolamento dei popoli occorre, allora, riscoprirne e metterne in pratica questa dimensione universale. Un serio approfondimento della nostra fede – conclude – ci renderà oltretutto capaci, nei prossimi decenni, di far sì che l’incontro e il confronto con le grandi popolazioni dell’Asia non si traduca in rischio di scontri ma in opportunità”. DOTTRINA SOCIALE. Nel corso dell’appuntamento di Corfù, il segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, mons. GIAMPAOLO CREPALDI, ha presentato il Compendio della dottrina sociale della Chiesa (pubblicato il 25 ottobre 2004) precisando che esso si regge “su quattro principi fondamentali: la dignità e la libertà della persona umana, il bene comune, la sussidiarietà e la solidarietà”. Il documento, già in fase di traduzione in alcuni paesi del Sud-Est Europa, viene proposto a sacerdoti, catechisti e laici impegnati nella politica e nel sociale. Rammentando che “la visione della società della Chiesa si fonda sulla vita eucaristica, la vera novità per arginare l’ingiustizia, la povertà, la disuguaglianza sociale, la droga, la prostituzione e il razzismo – ha concluso MOURTZANOS THEMISTOKLIS, teologo ortodosso, – sgorga dal ritrovamento dell’unione con Dio e fra noi”.