rassegna delle idee " "

La storia contro l’Europa?” “

LIMES,rivista italiana di geopolitica” “

“L’Europa doveva abolire la storia. La storia ha abolito l’Europa”. Con questa provocazione inizia l’editoriale dell’ultimo numero di “Limes” (1-2006), rivista bimestrale italiana di geopolitica, intitolato “Le vendette della storia” e dedicato al difficile cammino dell’Europa, sempre più lontana dal sogno dei fondatori e nella quale sembrano prevalere, sulla solidarietà comunitaria, interessi e particolarismi nazionali e regionali. Presentiamo alcuni spunti della riflessione. UN TRAGUARDO NON RAGGIUNTO. “Nel mondo sempre più affollato di competitori continua a mancare un soggetto europeo”; se nessuno nega l’esistenza dell’Unione europea “chi può spacciarla per global player?” si legge nell’editoriale. “Per darsi un’identità e quindi una soggettività – osserva Limes -, qualsiasi organismo ha bisogno di delimitarsi rispetto all’esterno. Esercizio cui gli europeisti si sono sempre accuratamente sottratti”. La principale causa del non conseguimento dell’obiettivo europeo, nato dal proposito di “pacificare uno spazio martoriato dalle inutili stragi della prima metà del Novecento”, risiede, si legge ancora nell’editoriale, nel “peccato di arroganza intellettuale” che lo sottende. Per la rivista di geopolitica, infatti, “l’obiettivo non è stato raggiunto soprattutto perché improbabile”: è “l’illusione dell’ora zero: dal suicidio veteroeuropeo deve – può – sorgere il senso di un destino condiviso. Fine degli egoismi nazionali. Nascita di un superiore interesse comune… Ipotesi – commenta Limes – piuttosto paradossale per uno spazio dal quale erano appena scaturiti autoritarismi e totalitarismi sorretti da esibiti entusiasmi popolari, dal fascismo al nazismo al comunismo di marca sovietica”. TRA AUTODETERMINAZIONE E PARTICOLARISMI. Dopo l’89, prosegue l’editoriale, in Europa “scatta il festival del principio di autodeterminazione, applicato con esiti devastanti nei Balcani. In nome del diritto dei popoli a scegliere il proprio destino si mobilitano presunte nazioni oppresse” coltivando spesso “interessi più prosaicamente economici”. Una presa di distanza dal Vecchio continente rappresentata, per Limes, anche dalla “Mitteleuropa di impronta asburgica”, dalla “macro regione baltica”, dalla “proiezione atlantica della Spagna di Zapatero che guarda all’Iberoamerica”, dalla “vocazione della Gran Bretagna” ad essere alleata prioritaria degli Usa. Una realtà di “rappresentazioni geopolitiche considerate defunte” cui va ad aggiungersi “l’incrinarsi di nuovi assi concepiti per cancellare il passato in nome dell’Europa”: è il caso della “coppia Francia-Germania non più né motore, né sterzo” dell’Ue. Inoltre, regioni come Scozia, Corsica, Paesi baschi e Catalogna “riscoprono presunte radici e interessi particolari”. E ancora: secondo l’analisi di Limes, “il federalismo funzionalista di impronta delorsiana (chi ha più soldi ne distribuisca a chi ne ha meno) perde colpi. I particolarismi nazionali e regionali prevalgono sulla solidarietà comunitaria. I vecchi soci del club non amano finanziare l’allargamento”. Di qui la tendenza “a rinazionalizzare le politiche regionali”; un “sacro egoismo” di cui è “alfiere la Gran Bretagna”, come ha dimostrato “al vertice europeo del 15-17 dicembre 2005”. E mentre “la Francia si tiene ben stretta la sua politica agricola comunitaria”, altri Paesi “tendono a rivendicare dallo Stato i finanziamenti che” a seguito dell’allargamento” non riceveranno più via Bruxelles”. L’EUROPA POSSIBILE. “Decomposizione del tessuto comunitario e disaffezione degli europei”: questa, in sintesi, la diagnosi della rivista italiana sullo stato del processo di integrazione. “Uno spazio così frammentato e instabile – osserva Limes – potrebbe creare più problemi di quanti ne risolva. Senza qualche forma di soggettività europea il declino economico e geopolitico del continente è ineluttabile. E può produrre miscele esplosive, specialmente nelle società più fragili e disorientate”. Che fare, allora? È un invito ad un realismo sano e costruttivo, quello lanciato dall’editoriale: “Guardiamo a ciò che resta della costruzione comunitaria dal nostro punto di vista, non dall’alto di un improbabile cielo europeo”. Due gli obiettivi individuati. Per Limes occorre, innanzitutto, “ridurre la complessità geopolitica del continente (45 Stati in 10 milioni di chilometri quadrati)” e “non per ricomporre entità incomponibili”, ma “per aggregare Stati e territori intorno a interessi, culture e progetti comuni. In modo che i confini intracomunitari siano ponti, non barriere”. Sì, dunque, al “riavvicinamento fra i Paesi ex asburgici o fra i baltici, purché non ostile ai vicini”. In secondo luogo, è la conclusione dell’editoriale, l’Europa non può “trascurare lo spazio mediterraneo che” alcuni membri “ignorano o intendono tagliare” per proteggersi dalle pressioni migratorie da sud”; ambito in cui, per la propria storia e geografia, è chiamata in causa l’Italia con la “sua responsabilità mediterranea anche verso il resto del continente”.