UNIONE EUROPEA" "
Caso Enel-Suez: Ue tra protezionismo e libero mercato” “
L’Europa fa i conti con un nuovo braccio di ferro legato all’energia, dopo la questione delle forniture di gas che a inizio anno aveva opposto Russia e Ucraina, chiamando in causa gran parte dei Paesi Ue che si riforniscono da Mosca. Le istituzioni di Bruxelles seguono da vicino gli sviluppi della vicenda che dallo scorso week-end coinvolge la società italiana Enel e quella francese Suez. MOSSE E CONTROMOSSE. Il governo di Parigi domenica ha annunciato la fusione tra la Suez (che controlla la belga Electrabel, oggetto di una offerta di acquisto di Enel) e Gaz de France, dando vita a un colosso, secondo in Europa solo a Edf. Le mire “espansioniste” di Enel e le contromosse difensive di Suez-GdF, hanno riportato sotto i riflettori il settore dell’energia, fortemente competitivo, strategico in una economia moderna e sottoposto, per quanto riguarda l’Europa, a una consistente dipendenza dall’estero. È toccato, lunedì, al ministro francese dell’Economia, THIERRY BRETON, spiegare che “Gaz de France assorbirà la franco-belga Suez”. Lo Stato francese “resterà il maggior azionista del gruppo”, “con una quota compresa tra il 34 e il 35%”. PROTEZIONISMO, INTERESSI NAZIONALI. Immediatamente il ministro italiano per le Attività produttive, CLAUDIO SCAJOLA, ha parlato di “neoprotezionismo”. “Non si possono violare le leggi del libero mercato in Europa – ha spiegato il rappresentate del governo di Roma -. Se prevale il neoprotezionismo, il destino politico ed economico dell’Ue è compromesso”. Sulla stessa linea il presidente del Consiglio, SILVIO BERLUSCONI, secondo cui “l’Europa deve intervenire nella vicenda”. Il premier ha affidato al ministro dell’Economia GIULIO TREMONTI il compito di incontrare, tra martedì e mercoledì, il commissario alla concorrenza Neelie Kroes e quello al mercato interno Charlie McCreevy. “Non vado a Bruxelles a fare polemiche interne ha spiegato Tremonti -; vado a rappresentare l’interesse dell’Italia”. Sul fronte opposto è sceso in campo il primo ministro francese DOMINIQUE DE VILLEPIN, il quale aveva personalmente annunciato la fusione tra Suez e GdF: “Difendere gli interessi vitali di un Paese, non vuol dire elevare delle barriere, bensì dotarsi degli strumenti validi per tutelare nelle migliori condizioni i nostri interessi e quelli dell’Europa. La prima responsabilità di un governo consiste nel garantire le capacità di investimento, di produzione e di approvvigionamento del Paese”. COMMISSARI DIVISI. Uguale confronto, in sede comunitaria, fra i due vicepresidenti italiano e francese della Commissione Barroso. “Il protezionismo, da chiunque praticato, è negativo per l’Europa. Si profila ora la necessità di respingere i protezionismi nazionali, altrimenti il mercato comune europeo va in crisi”. FRANCO FRATTINI, responsabile giustizia, libertà e sicurezza dell’Esecutivo Ue, ha rilasciato lunedì il proprio commento, subito seguito da quello del collega francese responsabile dei trasporti. Secondo JACQUES BARROT, infatti, l’operazione “sembra rispettare le regole comunitarie”, anche se “non riflette lo spirito della strategia europea che punta a una maggiore integrazione energetica”. Dal Berlaymont, sede della Commissione, si aggiunge la voce di JOHANNES LAITENBERGER, portavoce della squadra Barroso: “Se l’operazione Gdf-Suez verrà notificata, la Commissione la valuterà con la più grande determinazione, per stabilire se è compatibile con le regole del mercato interno della concorrenza”. Sulla politica energetica, Laitenberger afferma però che l’Ue “è favorevole a un approccio più integrato, perché le sfide della globalizzazione non possono essere affrontate con 25 piccoli mercati nazionali”. MERCATO E INTEGRAZIONE UE. “La Commissione interverrà nella fusione Suez-GdF se l’operazione rientra nella sua competenza e se ci sono le basi legali per intervenire”, puntualizza il commissario all’energia, ANDRIS PIEBALGS. Per poi specificare: “Sotto il profilo dell’energia, l’operazione non è necessariamente un passo indietro”. E per dare ulteriore prova della delicatezza della partita, si aggiunge il parere di OLIVER DREWES, portavoce del commissario al mercato interno, McCreevy: “Oltre che sotto il profilo della concorrenza e del mercato, l’operazione può essere valutata dal punto di vista politico”. Infatti, “se crediamo al mercato interno, ogni operazione di fusione tra società va monitorata attentamente, per misurarne l’impatto sulla concorrenza a livello sia nazionale che europeo”. D’altro canto il collaboratore di McCreevy spiega: “Formalmente non c’è alcuna legge europea che impedisca a una società controllata dallo Stato di acquisirne un’altra, ma ciò non sembra particolarmente corretto, specialmente se l’obiettivo è di impedire una fusione transfrontaliera”. Si attendono ora altre mosse e contromisure delle società coinvolte, dei governi nazionali (con il rischio di misure di ritorsione) e delle istituzioni Ue, chiamate a dirimere questo scontro che certo non giova al cammino dell’integrazione europea.