ISLAM E OCCIDENTE " "
Un commento di Martin Kmetec, francescano sloveno aggredito il 9 febbraio da nazionalisti turchi a Izmir” “
Le Ragioni del dialogo. Camminando in mezzo alla folla di Istanbul in questi giorni, sto riflettendo sul mistero della persona umana. Mi sento uno di loro, ma nello stesso tempo vedo le distanze, che solo Dio che è amore può superare. Penso a Izmir, dove si trova la nostra piccola chiesa e dove ci sono tanti amici, che dopo che ci hanno conosciuto ci vogliono bene e ci rispettano. Le manifestazioni islamiche che stanno sconvolgendo il mondo in questi giorni ci fanno capire che i comportamenti di taluni politici e giornalisti occidentali possono dare occasione per la strumentalizzazione della religione. Ogni conflitto tra Occidente e Paesi islamici può provocare gravissime conseguenze per la vita e il futuro della Chiesa laddove i cristiani sono solo una minoranza. Per questo è urgente il dialogo tra le religioni, da intendersi come luogo d’incontro tra esseri umani. Esso comporta, innanzitutto, la reciproca conoscenza e il riconoscimento della pari autorità delle parti. Secondo aspetto, non meno importante, è il reciproco riconoscimento dei diritti dell’uomo stabiliti dalla Dichiarazione universale dell’Onu. Si tratta del gravissimo problema della libertà (della pratica) di religione in alcuni Paesi musulmani e del principio della libertà di scelta della religione, negata, se non per legge, di fatto, in tutti i Paesi islamici. Occorre poi educare i giovani all’accoglienza del diverso. La conoscenza reciproca aiuta a superare paure e a formulare un progetto di pacifica convivenza a lungo termine. Poi bisogna sforzarsi di guardare alla storia con obiettività per purificare la memoria e guarire le ferite inferte reciprocamente nel passato. La ragione del dialogo è per noi cristiani l’esempio del Maestro: Dio si è fatto uomo per dialogare con tutti, perfino con i suoi nemici; il Figlio di Dio che dialoga con quelli che l’hanno condannato a morte, in un processo alla giustizia umana e religiosa, diventa il paradigma della croce, l’ultima debolezza, che è l’insufficienza e la povertà di Dio stesso, che ha bisogno di dialogare per salvare l’umanità. UnO sguardo sulla Turchia. La Chiesa in Turchia ha fatto dei passi significativi nel dialogo interreligioso, a livello di cooperazione con le Facoltà di teologia islamica, e realizzato nei progetti di talune comunità religiose e nel simposio annuale sul dialogo, organizzato dai cappuccini. Promuoviamo il dialogo della vita, vissuta ogni giorno nelle buone relazioni con il popolo che apprezza e ricambia. Naturalmente, per i nostri fedeli questo non è sempre facile, perché il solo fatto di essere cristiani, comporta difficoltà. Esiste anche un dialogo tra Chiesa Cattolica e Stato turco, al quale la Chiesa chiede di essere riconosciuta come personalità giuridica con i diritti di cui le comunità religiose non cristiane godono in Europa. Purtroppo lo Stato turco continua ad essere intransigente. E’ il banco di prova della Turchia che deve far vedere al mondo il suo rispetto di fatto dei diritti umani, tra cui è fondamentale il diritto ad esistere di una Chiesa che conta circa 15.000 persone. DON ANDREA SANTORO. La figura di don Andrea Santoro, dopo la sua tragica morte, continua ad essere denigrata dai giornali turchi della destra nazionalista e di quella islamica che lo accusano di proselitismo. La sua uccisione è un episodio gravissimo. Ma la stampa fondamentalista islamica cerca di minimizzarla. La morte di don Andrea è un grave crimine, e noi lo condanniamo senza mezzi termini, pur perdonando come c’insegna e ci chiede Gesù. E continuiamo ad amare anche i nostri persecutori. E’ la Chiesa fondata da Cristo l’unica che anche davanti alla morte cruenta dei suoi figli continua a ripetere le parole del Maestro: “Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno”. FUTURO DELLA CHIESA TURCA. Questo tragico incidente, e altri recenti fatti incresciosi, pongono un serio interrogativo sul futuro della Chiesa nella Turchia che dice di voler far parte dell’Ue. E richiamano altresì l’attenzione su altri crimini politici e di giornalisti, tuttora insoluti. Nei miei quindici anni passati nel mondo musulmano, studiando l’arabo, facevo fatica ad imparare a memoria i versetti del Corano, e mi sembrava lunghissima la strada verso una relazione, che ho potuto realizzare imparando la lingua ed entrando nella cultura che mi ospitava. Ma ero già al primo passo, l’inizio del cammino verso l’altro, verso la persona e il suo cuore. E non mi sono mai stancato di camminare, anche se con difficoltà e nel dolore di un esilio voluto. Questa è la mia verità e così vedo il faticoso cammino del dialogo. Fr. Martin Kmetec Ofm conv.Slovenia