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Più figli: desiderio e realtà ” “

Preoccupazioni delle istituzioni comunitarie per il calo demografico” “

Non c’è vertice e riunione ufficiale, documento programmatico o confronto pubblico europeo che trascuri la prospettiva demografica. L’allargamento dell’Unione ha comportato un consistente aumento della popolazione totale; al contempo, si registra il progressivo invecchiamento medio degli europei, una stasi complessiva della natalità, il tutto accompagnato da una consistente disoccupazione, specialmente giovanile. Ecco perché dal 2005 le istituzioni comunitarie hanno messo in cima all’agenda le problematiche riguardanti le dinamiche demografiche. DEMOGRAFIA E SOLIDARIETÀ TRA LE GENERAZIONI. La Commissione presenterà nel prossimo mese di marzo una “Comunicazione” su questo tema, che fa seguito al dibattito innestato con la pubblicazione, 12 mesi or sono, del Libro verde “Affrontare i cambiamenti demografici, una nuova solidarietà tra le generazioni”. La discussione era stata raccolta dalle altre istituzioni comunitarie al summit di Hampton Court dell’ottobre 2005, promosso da Tony Blair, allora presidente di turno del Consiglio Ue. Il dibattito era proseguito a novembre con la conferenza svoltasi a Stoccarda su “Il futuro demografico dell’Europa”. Fra gli elementi allarmanti emersi in questa fase, spiccava quello della fertilità, che negli ultimi trent’anni è scesa al di sotto della soglia di “ricambio demografico”. Le statistiche spiegano infatti che nell’Ue ogni donna dà alla luce mediamente 1,4 bambini, mentre il livello necessario per mantenere costante la popolazione sarebbe di circa 2,1. Per l’accresciuta longevità, si registra contemporaneamente una marcato “invecchiamento” del continente. COMECE: STRATEGIA EUROPEA PER LA FAMIGLIA. Reazioni e contributi sul Libro verde erano giunti, fra gli altri, dalla Confederazione europea dei sindacati (Ces/Etuc) e dalla Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece). I vescovi avevano reso noto, al termine dell’ultima assemblea plenaria di novembre, un documento che sollecitava una “strategia europea per la famiglia”. Plaudendo all’iniziativa dell’Ue, si poneva l’accento sull’invecchiamento della popolazione, sulla necessità di conciliare le esigenze del nucleo familiare con la vita professionale degli sposi e di sostenere le famiglie con politiche e progetti concreti. DIVENTARE GENITORI: ATTESE E PROBLEMI. “Più della metà delle persone intervistate, indistintamente uomini o donne, vorrebbero avere due o più bambini”, ma spesso le coppie si fermano a uno, “a causa di preoccupazioni per il futuro e dei costi per crescere i figli”. La scorsa settimana la Commissione Barroso è tornata sul tema, presentando una ricerca effettuata nell’ambito del progetto Dialog. Vengono così fotografati alcuni aspetti della demografia continentale, in rapporto alla realtà sociale, economica e culturale dei diversi paesi Ue. I trentamila intervistati, di 14 nazionalità, hanno fornito indicazioni per la stesura della “Comunicazione”. Notevoli le differenze che si registrano tra i vari Stati: “In alcuni paesi come Cipro, Polonia, Finlandia, Estonia, Lituania, Ungheria e Paesi Bassi esiste uno scarto tra il numero reale dei figli e quello desiderato – si legge nella relazione finale -. In Germania, Italia, Austria, Belgio e Repubblica ceca il numero di figli desiderati è invece inferiore a due”. I ricercatori sostengono che “i paesi con un basso numero di bambini desiderati dovrebbero attuare politiche in favore della famiglia”: fra le ipotesi, quelle del sostegno finanziario alla natalità, migliori servizi per le famiglie, considerazione dei carichi familiari, compresa la presenza di anziani, orari di lavoro flessibili. UN APPROCCIO UNICO NON PU” FUNZIONARE. Nel rapporto sul “comportamento riproduttivo in Europa”, si legge ancora: “Le differenze nelle risposte tra uno Stato e l’altro sulle aspettative riguardo alla politica familiare mostrano che un approccio unico non può funzionare. Per esempio, gli intervistati nei paesi dell’Europa occidentale tendono a essere maggiormente a favore di una combinazione di sostegno finanziario e orari di lavoro flessibili, mentre quelli dei paesi dell’Europa orientale preferiscono conciliare lavoro a tempo pieno e vita familiare”. La “crescente disaffezione nei confronti dell’istituzione matrimoniale” e “l’aumento dei casi di divorzio non si traducono necessariamente in un abbassamento delle nascite”. Queste “hanno infatti conosciuto un decennio di stabilità, con un numero di figli compreso tra 1,2 e 1,4, con una percentuale di bambini nati da donne non sposate tra il 30% e il 40%”. Nel documento si afferma che “avere figli all’interno del matrimonio rimane tuttavia la scelta preferita, specialmente nei paesi del sud e dell’est Europa, con una percentuale di consensi che arriva fino all’80% in Italia, Lituania e Polonia”. L’inchiesta esamina altri aspetti socio-culturali che possono influire sulla popolazione e sulla natalità: i ruoli di ciascun sesso tra casa e lavoro, la ripartizione dei compiti domestici, la situazione degli anziani e il loro ruolo familiare e sociale.———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1453 N.ro relativo : 13 Data pubblicazione : 22/02/2006