VITA RELIGIOSA" "

Di fronte alle sfide” “

Messaggio dei religiosi europei dalla XII assemblea tenutasi a Fatima” “

Primato di Dio, vita comunitaria, riconciliazione e la scelta “liberamente” presa di vivere in castità, povertà e obbedienza. Sono questi valori la “ricchezza della vita religiosa”. Da oggi vogliono diventare “una risposta alle sfide dell’Europa”. È una promessa di impegno il messaggio che i religiosi e le religiose del continente hanno diffuso ieri al termine della XII Assemblea dell’Unione delle Conferenze europee dei superiori maggiori (Ucesm) che si è svolto a Fatima, in Portogallo, dal 6 al 12 febbraio su “Vita religiosa oggi: la nostra vita spirituale di fronte alla sfide europee”. Aderiscono all’Ucesm i e le superiori maggiori di Istituti religiosi di tutta Europa, per una rappresentanza di circa 395 mila religiosi e religiose. Nato nel 1980, l’Ucesm si è sempre posto all’interno del cammino di integrazione europea, con la consapevolezza – così si legge negli “obiettivi” dell’Unione – che “i valori evangelici e la persona sono al centro dell’Europa”. L’Ucesm intende quindi “aiutare i religiosi, le religiose e i membri delle società di vita apostolica a testimoniare il Vangelo” nei paesi europei in cui vivono. Di seguito pubblichiamo il “Messaggio ai religiosi e alle religiose d’Europa”, diffuso al termine della Assemblea di Fatima. L’Europa si trova di fronte ad una moltitudine di sfide, che suscitano speranza e creatività ma anche paura, ripiegamento e sfiducia. Queste sfide riguardano tutti noi. Sono anche le nostre sfide, le sfide di noi religiosi e religiose, in ciò che c’è di più essenziale e prezioso: la vita e il suo significato, la dignità di ogni essere umano, la giustizia e la pace. Noi condividiamo con i nostri contemporanei le stesse ferite, le stesse vulnerabilità e le stesse insicurezze. Stiamo lavorando per costruire una maggiore unità, veramente rispettosi l’uno dell’altro. È bene prendere coscienza di tutta la ricchezza della vita religiosa. Seguire Cristo rivela risorse sulle quali possiamo fare conto oggigiorno. IL PRIMATO DI DIO nelle nostre vite trasforma questo tempo in un tempo di grazia. Avere fiducia in Gesù Cristo ci lega profondamente a Dio e ci permette di avere fiducia in noi stessi e negli altri. L’esperienza della preghiera e della contemplazione ci trasforma in testimoni capaci di proporre la fede in un mondo che è alla ricerca di significato, spesso privo di speranza e pieno di incertezze per il futuro. LA VITA DI COMUNITÀ ci insegna una “convivenza” profonda e ricca di umanità. Essa ci apre all’accoglienza della diversità e all’apprendimento paziente del dialogo e dell’incontro. Essa costituisce per noi un invito a superare l’individualismo e a rompere il circolo della paura dell’altro, dello straniero, delle differenze. Essa conduce a solidarietà più ampie tra le congregazioni, tra le culture, tra le religioni. È un luogo di discernimento permanente per l’apostolato. LA RICONCILIAZIONE è per ognuno di noi il frutto di un’esperienza di dialogo, di verità e di umiltà che ci fa scoprire la forza del perdono. Diventiamo portatori di questo perdono, capace di guarire le lacerazioni che abbiamo dentro di noi e tra noi, tra i popoli che soffrono del peso della storia e nelle nostre società segnate dalla violenza. I VOTI DI CASTITÀ, DI POVERTÀ E DI OBBEDIENZA, liberamente scelti, orientano il desiderio profondo della persona e la rendono capace di amare e di servire. Ci aiutano a liberarci della tentazione di esercitare la nostra onnipotenza sugli altri e a impegnarci per la dignità degli esseri umani, in particolare quelli più svantaggiati, di fronte alle schiavitù di oggi. L’ACCOGLIENZA DI DIO, che non smette mai di sorprenderci, anche nelle situazioni difficili che la vita religiosa si trova ad affrontare, ci invita a percepire le speranze e le aspettative di un’Europa che è in via di costruzione e che “è alla ricerca della propria anima”. Ci fa inventare modi nuovi di vivere il carisma dei nostri fondatori per rispondere agli appelli più pressanti del nostro tempo, soprattutto quelli dei giovani che sono il futuro dell’Europa. Insieme agli altri, i religiosi e le religiose, fiduciosi nella vita dello Spirito e della Chiesa, possono essere iniziatori di un cammino nuovo per l’Europa. È un appello forte a costruire un’Europa secondo il cuore di Dio.