DIETRICH BONHOEFFER " "

Nella ricerca e nell’attesa” “

Un convegno internazionale a 100 anni dalla nascita del teologo luterano” “

“Speranza e testimonianza”: sono questi per mons. ENRICO MASSERONI , arcivescovo di Vercelli (Italia) , i due cardini dell’eredità lasciata da Dietrich Bonhoeffer, il pastore e teologo luterano ucciso dai nazisti il 9 aprile 1945 nel lager di Flossenbürg. “Anche la Chiesa di oggi – ha affermato mons. Masseroni – ha bisogno di recuperare un senso della speranza fondata, come ha testimoniato Bonhoeffer, sulla centralità di Cristo, nella logica del seme che deve morire per dare frutto”. L’occasione per ricordare e approfondire il pensiero del teologo luterano è stato il convegno “Bonhoeffer, eredità cristiana e modernità”, svoltosi, dal 9 all’11 febbraio, a Torino e Vercelli. LA TENSIONE TRA CIELO E TERRA. “Che importanza ha il permanente del messaggio cristiano per il fuggevole tempo dell’oggi in cui ci tocca vivere?”: UGO PERONE, docente di filosofia all’Università del Piemonte Orientale e promotore del convegno internazionale su Bonhoeffer, ha riproposto il quesito all’origine della riflessione del teologo luterano e che ha posto “questioni che da allora non appaiono irrilevanti alla filosofia”. “Si è scivolati su questa frase – ha commentato Perone – come se esprimesse solo l’esigenza di attualizzazione, di ammodernamento”. In realtà: “L’oggi non è una qualsiasi attualizzazione, ma questa attualità, che per i suoi contenuti – la cesura introdotta dalla secolarizzazione – è tale da rimettere in discussione il rapporto tra oggi e lascito perenne. E tuttavia ciò non fa venir meno l’esigenza di rivendicare al cristianesimo come lascito permanente questo oggi, che è conflittuale, perché secolarizzato”. Bonhoeffer, secondo Perone: “È moderno perché assume la modernità come cesura e fa di questa condizione interrotta la condizione del pensare teologico. E, potremmo aggiungere noi, del pensare tout court“. “La rivendicazione bonhoefferiana – ha concluso Perone – rilancia il discorso e lascia in eredità un’enorme produttiva tensione, un lascito per credenti e non credenti, una modalità di pensare all’altezza della modernità, perché non totalmente incapsulata in essa: Come possono gli uomini – ha scritto Bonhoeffer – far fronte alle tensioni terrene, se non sanno nulla della tensione tra cielo e terra”. DOCTOR COMMUNIS. “Protestantesimo e cattolicesimo costituivano, all’epoca di Bonhoeffer, due mondi spirituali e teologici molto poco comunicanti, entrambi caratterizzati da un forte senso di autosufficienza”: è la premessa posta da FULVIO FERRARIO, della Facoltà valdese di teologia di Roma, nel suo intervento su “Bonhoeffer e il cattolicesimo”. Secondo Ferrario, “non si può dire che, in un simile quadro, Bonhoeffer tracci le coordinate di un nuovo e diverso paradigma. A differenza del protestantesimo e della teologia evangelica europei, tuttavia, egli si lascia interrogare dal cattolicesimo”. “Il contributo decisivo di Bonhoeffer – ha proseguito Ferrario – al confronto ecumenico tra protestantesimo e cattolicesimo verrà offerto dopo la sua morte”. La sua figura, infatti “è di per sé tale da resistere a ogni accaparramento confessionale; la ricerca su di lui sarà condotta con pari passione e investimento di competenze su entrambi i fronti”. “Le parole nuove – ha concluso Ferrario – con le quali dire la fede, che Bonhoeffer cercava, non sembrano per molti aspetti ancora giunte. Anche, e proprio per questo, la Chiesa, le Chiese, sono grate al Signore per questo doctor communis che insegna loro a perseverare nella ricerca e nell’attesa”. UN OTTIMISMO DIVERSO. “Ciò che fa di un uomo un buon resistente – ha affermato, in un testo inviato al convegno, JEAN GREISCH, dell’Institut catholique di Parigi, in riferimento alla raccolta di scritti di Bonhoeffer Resistenza e resa – è un genere particolare di ottimismo, che non si confonde con la superficiale ed ingenua convinzione che le cose prima o poi si sistemeranno”. Bonhoeffer sprona “ad un ottimismo diverso la cui risorsa è la speranza di quanti osano credere che il futuro appartiene loro, anche se questo futuro si manifesterà soltanto dopo la loro morte. Un tale ottimismo non teme la morte, perché sa bene che la morte non è il peggiore dei mali e sa anche che la domanda: Morte dov’è la tua vittoria?, è posta per essere udita”. È a questo punto che: “I due termini, resistenza e resa, cessano di opporsi. Resa non è più sinonimo di sottomissione al destino cieco che ci distrugge, ma nel termine tedesco riecheggia la parola dono, che consiste nell’acconsentire al compito che ci è dato, anche se questo sembra andare ben oltre le nostre forze”. Una traduzione più corretta, secondo Greisch, sarebbe allora: “Restare saldi e acconsentire. Per Bonhoeffer non possono essere buoni resistenti i geni, i cinici, i dispregiatori di uomini e gli strateghi raffinati, ma solo gli umili custodi dell’umanesimo dell’altro uomo che la tradizione ebraica chiama giusti“.