VIGNETTE SATIRICHE" "
La voce dei vescovi europei: tra preoccupazione e richiamo al rispetto” “
Dall’Olanda al Portogallo. È un invito corale a lavorare per il dialogo quello lanciato dai vescovi europei commentando le manifestazioni violente delle comunità musulmane contro le vignette danesi su Maometto e l’Islam. OLANDA. “Seguo con grande preoccupazione gli eventi internazionali che si sono verificati e che sono tutt’ora in corso a seguito della pubblicazione dei vignette nel giornale danese. Oltre alle proteste pacifiche vengono portati avanti atti violenti e compiuti danni materiali. Le dimostrazioni violente non sono giustificabili. È quanto mai importante che a questa situazione esplosiva venga posta fine quanto prima e nei cuori e nelle menti di tanti torni la tranquillità. “Queste le parole del card. ADRIANUS JOHANNES SIMONIS, arcivescovo di Utrecht e presidente della Conferenza episcopale olandese. Il vescovo ricorda che anche i cristiani olandesi si sono dovuti adattare a diventare, loro o la loro fede, oggetto di scherno. Nella nota, il cardinale evoca la necessità di “stabilire leggi o norme di condotta per determinate professioni, come i giornalisti” ma aggiunge ciò che “è più importante, è il rispetto per gli altri, la comprensione per il significato delle convinzioni religiose così come la responsabilità del singolo per la società”. SPAGNA. Il cardinale e arcivescovo di Siviglia, CARLOS AMIGO VALLEJO, pensa che “offendere i sentimenti degli altri non favorisce in assoluto la convivenza e quello che può essere semplicemente una mancanza di rispetto o di educazione si trasforma in conflitti che nessuno avrebbe desiderato”. Il card. Amigo ha fatto queste dichiarazioni a Vittoria, nel Nord della Spagna, dove ha partecipato ai cosiddetti “Incontri in cattedrale”. Per il cardinale Amigo, le caricature offensive di Maometto dimostrano che “la libertà di espressione non deve portare anche al diritto a ferire i sentimenti di un gruppo religioso” anche se, aggiunge, “non è giusto dare la colpa a tutto un Paese o una collettività per l’azione di un solo mezzo di comunicazione”. PORTOGALLO. Un invito al “rispetto reciproco” e al “rispetto per l’identità di ogni popolo”. A lanciarlo è il card. JOSÈ POLICARPO, patriarca di Lisbona. “Una delle caratteristiche di ciascuna religione – afferma all’agenzia cattolica portoghese Ecclesia – è la convinzione molto forte della propria dottrina e della propria visione della vita”. Una soluzione possibile a questi problemi, a suo avviso, si potrebbe trovare “in un contesto socio-politico e socio-economico capace di sciogliere le tensioni tra i due grandi blocchi dell’umanità contemporanea”. Il no alla violenza è stato ribadito anche da diverse realtà cattoliche e cristiane del Portogallo. Il Consiglio portoghese delle Chiese cristiane (Copic) ha fatto appello alle comunità religiose di tutto il mondo perché “risolvano questi conflitti attraverso il dialogo e a partire dai diversi punti di vista, in un clima di apertura e di reciproco rispetto”. ITALIA. “Il dialogo non può essere evitato e bisogna lavorare celermente perché l’elemento violento sia espunto il più presto possibile”. Così il patriarca di Venezia, card. ANGELO SCOLA, interviene sulla vicenda sottolineando che “quello che è in atto oggi nel mondo è un meticciato, un mescolamento di uomini e di civiltà di carattere interreligioso ed interculturale”. Il problema per Scola è “accompagnare criticamente questo processo nel quale siamo coinvolti ed eliminarne ogni aspetto violento”. FRANCIA. L’arcivescovo di Parigi mons. ANDRÉ VINGT-TROIS, tenta invece un’analisi letteraria. In un intervento a Radio Notre-Dame l’arcivescovo ha addirittura citato il caso dello scrittore Rabelais. La storia dunque secolare della satira e della caricatura “ha dato fa notare mons. Vingt-Trois – a questo genere letterario una sorta di statuto di libertà acquisita ormai su un consenso sociale”. “I francesi prosegue l’arcivescovo sono pertanto in grado di leggere produzioni di questo genere con distanza storica. Sono capaci cioè di ridere quando sono spiritose senza però prenderle alla lettera. Ma questo atteggiamento fa parte di una tradizione culturale che si è stabilita da noi progressivamente”. Da qui una domanda ed una riflessione. “Possiamo davvero pensare di aprire gli occhi alle persone con la provocazione quando queste persone non sono culturalmente preparate a supportarla? La presenza del ludico nel genere satirico e caricaturale presuppone che chi lo legge sappia e voglia partecipare al gioco”.