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In tutte le Chiese cristiane l’urgenza è l’approfondimento della fede” “
“I giovani dovrebbero trovare le loro radici nella Chiesa e allo stesso tempo essere aperti agli altri. Chi ha responsabilità nella Chiesa li aiuti a trovare una direzione nella loro vita”. È il suggerimento di frère Alois Loeser , priore della Comunità di Taizé, tra i partecipanti all’incontro preparatorio alla Terza Assemblea ecumenica di Sibiu (Romania) che si è svolto dal 24 al 27 gennaio a Roma, promosso dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee e dalla Conferenza delle Chiese europee. Lo abbiamo intervistato. Cosa chiedono i giovani europei alla Chiesa e quale è il loro atteggiamento nei confronti del dialogo ecumenico? “È molto importante che ascoltiamo i giovani, perché c’è tra loro una grande ricerca spirituale. Ma spesso non cercano nella loro tradizione, la Chiesa, e vanno a cercare altrove. Invece i giovani dovrebbero trovare le loro radici nella Chiesa e allo stesso tempo essere aperti agli altri. I giovani si chiedono oggi qual è il senso della loro vita, quale orientamento dare alla loro esistenza. Noi, che abbiamo delle responsabilità nella Chiesa, dobbiamo aiutare i giovani a trovare, a partire dalla fede, una direzione per la vita”. C’è più interesse di prima, da parte dei giovani, nei confronti dell’ecumenismo? “Sfortunatamente non c’è interesse per le questioni complesse e difficili che si pongono. Sono altri gli interrogativi che si pongono i giovani. Questioni spirituali, esistenziali. Si chiedono come la fede possa sostenere le loro decisioni. Noi dobbiamo collegare questi due mondi che si allontanano dall’interesse per l’ecumenismo. Il dialogo ecumenico è avanzato molto, anche se ci sono ancora molte questioni sul tappeto”. Quali sono le attese della Comunità in questo percorso verso l’Assemblea di Sibiu? “Scoprire più profondamente che Cristo ci unisce, in una sorta di ecumenismo spirituale. L’urgenza è ora di approfondire la fede. E questa urgenza è espressa oggi da tutte le Chiese. Allora cerchiamo un cammino concreto, per approfondire la fede con i giovani”. Come è il presente e il futuro della Comunità di Taizè? “Grande continuità con il cammino aperto da frère Roger. Egli ha anticipato i tempi in molti ambiti, quindi noi continuiamo su questo cammino di accompagnamento dei giovani. Non abbiamo tutte le risposte e le questioni sono così grandi oggi: problemi esistenziali, sofferenza, disoccupazione, mancanza di futuro… I giovani hanno bisogno di essere accompagnati e noi continuiamo su questa strada attraverso i nostri incontri. Avremo un incontro europeo a Taizè alla fine dell’anno a Zagabria, in Croazia e a ottobre a Calcutta, in India. Oggi bisogna superare gli orizzonti, andare verso gli altri per risvegliare le speranze. Negli ultimi anni ci siamo ripromessi l’impegno di andare verso gli altri continenti. Avevamo già fatto negli anni ’80 degli incontri in Asia e America Latina, poi sospesi per un po’ di tempo. Ora vogliamo riprenderli perché l’attenzione all’Asia, all’America Latina e all’Africa è importante e decisiva per il futuro”. Certo, ora avete sulle spalle una responsabilità grande… “Siamo ancora scioccati dalla morte di frère Roger, ma allo stesso tempo abbiamo ricevuto tanto sostegno da tutto il mondo e abbiamo vissuto l’esperienza stupefacente di unità tra noi fratelli. Ci siamo sentiti ‘un cuore e un anima sola’. Non sono parole ideali, abbiamo sperimentato ultimamente nella comunità che è veramente possibile vivere questa esperienza. Questo ci dà coraggio per continuare. Anche l’incontro dei giovani a Milano ci ha incoraggiato molto. Sono venuti 50.000 giovani, questo ci ha dato conferma della loro volontà di continuare il cammino aperto da frère Roger”. Cosa pensa dell’enciclica del Papa? “Sono stato molto contento che l’enciclica tocchi un tema così centrale della fede cristiana, un tema centrale anche per i giovani di oggi, che si chiedono: cos’è veramente l’amore, cosa amare? Sono molto contento di come il Papa affronta l’argomento spiegando che eros e agape non possono essere separati. È molto bello ricordare questo messaggio cristiano, sfortunatamente dimenticato per molto tempo”.