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L’accordo raggiunto dai capi di stato e di governo al Summit del Consiglio di dicembre sulle prospettive finanziarie 2007-2013 è una buona notizia per l’Unione Europea. Nonostante gli ostacoli, è stato raggiunto un accordo su una questione che sembrava impossibile risolvere solo sei mesi prima. L’accordo ora consente all’Unione Europea di presentare un piano settennale: una tregua opportuna per un’Unione che ha un disperato bisogno di una pianificazione a più lungo termine. La cifra totale della spesa per il periodo 2007-2013 dell’Unione a 27 (con l’entrata della Bulgaria e della Romania prevista per il 2007) ammonta a 862.363 milioni di euro, che rappresentano l’1,045% del Prodotto interno lordo (Pil) dell’Unione europea. Le difficili trattative hanno garantito una riduzione del ribasso del Regno Unito, come concessione essenziale per ripagare l’estensione del 2004. In un atto di solidarietà, ispirato dal contemporaneo obiettivo europeo, e pieno di promesse per la politica degli anni a venire, il nuovo Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha dato alla Polonia 100 milioni di euro che erano stati stanziati per l’ex Germania dell’Est. L’accordo sulle prospettive finanziarie entra ora in una fase di approvazione da parte del Parlamento europeo e spetta alla nuova Presidenza austriaca attuare i meccanismi necessari all’erogazione dei fondi. Ovviamente, il modo in cui è avvenuto l’approccio alle trattative è deplorevole. Gli interessi nazionali hanno prevalso sulla condivisione e sulla solidarietà tra i 25 paesi Ue. Le trattative si sono svolte sulla base di ciò che ogni Stato membro avrebbe potuto offrire e ricevere in termini monetari invece di basarsi soprattutto su quelli che erano i bisogni dell’Unione nel suo insieme. Le trattative finanziarie, se svolte in questo modo, non portano ad obiettivi strategici a lungo termine e non rispondono alle necessità dell’Unione europea. Quindi è auspicabile poter rivedere il metodo con cui il budget è strutturato e finanziato. In questa riflessione, dovremmo veramente tornare sul rapporto del gruppo di esperti di alto livello guidato da Andre Sapir nel 2003, dal titolo “Un’agenda per un’Europa in crescita Ottenere risultati dal sistema economico dell’Unione europea”. La proposta di una “revisione completa e di ampio respiro di tutti gli aspetti della spesa dell’Unione Europea, compresa la Pac, e delle risorse, compreso il ribasso del Regno Unito” che dovrebbe essere presentata dalla Commissione nel 2008/9 offre all’Unione Europea l’opportunità di elaborare una procedura di finanziamento che sia adeguata alle sfide che un’Unione allargata si trova a dover fronteggiare nel mondo globalizzato. C’è certamente molto da riflettere sul modo in cui le prospettive finanziarie sono state risolte; tuttavia, questo accordo offre all’Unione europea un mezzo di continuità per il medio termine. Tutto ciò deve comunque poggiare sulla convinzione che solo attraverso l’unità l’Europa può soddisfare le sue esigenze comunitarie, tra cui il contributo alla pace nel mondo e lo sviluppo dei popoli. Come maggior contribuente del mondo agli aiuti per lo sviluppo (Oda), l’Ue cerca oggi di ritrovare un equilibrio tra Paesi ricchi e Paesi poveri. Questo spirito di generosità deve essere applicato al finanziamento interno dell’Unione nel perseguimento delle sue mete comunitarie. Se tali principi di generosità e di solidarietà verranno seguiti, questo potrebbe essere il momento giusto per compiere una svolta nella storia d’Europa.