KOSOVO" "
La morte di Ibrahim Rugova” “
Bandiere a mezz’asta, solo musica classica diffusa da radio e tv kosovare, cittadini in lacrime radunati all’esterno della residenza dove ha passato gli ultimi giorni della sua vita. La notizia della morte del presidente del Kosovo, Ibrahim Rugova, avvenuta a Pristina il 22 gennaio, è stata accolta con dolore dalla popolazione che viene a perdere il suo leader più rappresentativo e conosciuto nel mondo. Una perdita ancora più pesante perché giunge a pochi giorni dall’inizio dei primi colloqui a Vienna tra serbi e albanesi sullo status del Kosovo, amministrata dalle Nazioni Unite dal giugno del 1999, mediati dall’inviato dell’Onu, Martti Ahtisaari. Colloqui difficili poiché vedono, da una parte gli albanesi, che vogliono la piena indipendenza, dall’altra i serbi, che invece spingono perché il Kosovo rimanga parte della Serbia-Montenegro. EREDITÀ PESANTE. “La morte di Ibrahim Rugova impoverisce ancora di più il Kosovo e lascia un’eredità pesante a chi dovrà prendere il suo posto”. Così mons. Zef Gashi, arcivescovo amministratore apostolico del Kosovo, commenta al Sir la scomparsa del presidente kosovaro, definito “il Ghandi dei Balcani”, per un tumore ai polmoni. Rugova, 62 anni, era stato il leader della lotta nonviolenta per l’indipendenza della minoranza albanese dalla Serbia. “Chi sarà chiamato a sostituirlo – dice il presule – dovrà assumere come modello la figura e la statura politica del presidente defunto”. In attesa di nominare il suo successore, Presidente ad interim dovrebbe diventare il capo del parlamento. La scomparsa del leader kosovaro si carica anche di importanti significati politici poiché arriva a pochi giorni dall’inizio dei primi colloqui a Vienna tra serbi e albanesi sullo status del Kosovo. A questo proposito mons. Gashi avverte: “difficile dire cosa potrà accadere adesso, ma importante è non perdere la speranza per un futuro di pace per il Kosovo. Sono stati fatti già dei passi e bisogna continuare nella direzione tracciata dal presidente. Rugova non ha mai perso la speranza e ha lavorato per la riconciliazione e la pace, evitando ogni forma di discriminazione religiosa, etnica o sociale. Un’azione straordinaria in questa regione segnata da crisi e conflitti. Un lavoro duro per cui ha speso tutta la sua vita. Dopo la sua morte ci si rende conto che si trattava di una persona dalle grandi virtù. Il suo più grande impegno era fare ogni sforzo per garantire la convivenza qui nel Paese. La ricerca della convivenza e della pace è stata la sua più grande aspirazione”. “In questa azione politica Rugova ha utilizzato la nonviolenza sostenuta da una particolare attenzione alla dimensione culturale” come strumento di conoscenza. “Adesso è venuto il momento di far fruttificare la sua opera. Da parte nostra conclude l’arcivescovo – le comunità cattoliche del Paese non faranno mancare il loro appoggio e sostegno e in questo momento la preghiera”. MANTENERE L’UNITÁ. “Per tutta la sua vita Rugova ha dimostrato un grande carisma e si è adoperato per trovare una soluzione di pace alla situazione in Kosovo”. Sono le parole con cui il Segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, si è unito al lutto del popolo del Kosovo. “Rugova ha dichiarato Annan – ha vissuto un momento cruciale, la fase finale del dialogo sul futuro del Kosovo”. A riguardo il Segretario generale ha affermato di “credere nella maturità delle istituzioni del Kosovo e che la perdita del Presidente non interromperà questo processo”. Da qui l’appello ai leader politici kosovari “affinché mantengano l’unità e continuino ad appoggiare pienamente l’inviato speciale del Segretario Generale Martti Ahtisaari ed il suo rappresentante speciale Soren Jessen-Petersen”. UN NOBEL PER LA PACE MANCATO. Nato 62 anni fa in un villaggio del Kosovo orientale e orfano di padre ucciso, come il nonno, da partigiani comunisti, si laureò in letteratura albanese a Pristina e poi alla Sorbona di Parigi, Rugova è stato il leader della resistenza non violenta in Kosovo. Nel 1989 l’ingresso in politica quando entrò a far parte della Lega democratica del Kosovo (Ldk) di cui diventerà presidente. Dall”89 al ’91 guidò con il sociologo Anton Cetta i “consigli della riconciliazione” grazie ai quali centinaia di famiglie albanesi, divise dalla vendetta del sangue, si riappacificarono. Dal 1990 cominciò a organizzare una vera e propria “società parallela” propugnando una resistenza non violenta che consentì al Kosovo di rimanere fuori dal conflitto armato tra Slovenia, Croazia e Bosnia. Nel 1992 le elezioni parallele lo designarono come presidente dell’autoproclamata Repubblica del Kosovo. Dal ’93 Rugova visitò le principali capitali europee e fu ricevuto dai governi ai quali denunciò la repressione e le violazioni dei diritti umani subite dal suo popolo; chiese un intervento della comunità internazionale e propose per il Kosovo il progetto di un’autonomia sotto protettorato internazionale. Nel settembre 1996, anno in cui fu candidato al premio Nobel per la pace, firmò con il serbo Slobodan Milosevic l’accordo per le scuole, sottoscritto grazie alla mediazione della Comunità di Sant’Egidio. Le elezioni parallele del 22 marzo 1998 lo confermarono presidente della Repubblica. Nel 1996 e 1997 fu ricevuto da Giovanni Paolo II.