ECUMENISMO" "

La speranza in cammino” “

Il primo incontro in preparazione della 3° Aee a Sibiu nel 2007″ “

Si è aperto il 24 gennaio a Roma la prima tappa del “pellegrinaggio ecumenico” che porterà le Chiese d’Europa, dopo le Assemblee di Basilea (1989) e Graz (1997), alla Terza Assemblea ecumenica europea, in programma a Sibiu, in Romania, dal 4 all’8 settembre 2007, sul tema: “La luce di Cristo illumina tutti. Speranza di rinnovamento ed unità in Europa”. All’incontro romano – organizzato dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) e dalla Conferenza delle Chiese d’Europa (Kek) – partecipano 150 delegati di 44 Paesi d’Europa, in rappresentanza di circa 40 Chiese, 34 Conferenze episcopali e 50 Confederazioni, Alleanze, organismi ecumenici, movimenti e associazioni impegnati nel dialogo ecumenico. (Un altro servizio sul prossimo numero SIR Europa). LA TAPPA ROMANA. Ad accogliere i delegati sono i rappresentanti delle Chiese italiane: il card. Camillo Ruini per la Chiesa cattolica, Gianni Long, per le Chiese evangeliche e il Metropolita Gennadios per gli ortodossi. “Siamo a Roma – ha detto in conferenza stampa mons. ALDO GIORDANO, segretario generale del Ccee – per riscoprire insieme il cristianesimo delle origini, testimoniato dagli apostoli Pietro e Paolo e dai martiri”. Durante le giornate romane, i 150 delegati incontreranno due volte Benedetto XVI: mercoledì 25, nella basilica di San Paolo fuori le mura, durante i vespri che saranno presieduti proprio dal Papa a conclusione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, e giovedì 26 in un incontro privato. Rispetto alle prime due Assemblee, quella di Sibiu dunque prevede un percorso a tappe che parte da Roma, passerà per Wittemberg, città della Riforma (15-18 febbraio 2007) e raggiungerà Sibiu, in Romania (4-8 settembre 2007), Paese a maggioranza ortodossa. “Alle grandi Assemblee – ha spiegato Giordano – abbiamo privilegiato l’idea di un cammino delle Chiese insieme per l’Europa, per coinvolgere in questo processo più persone possibili”. UN PELLEGRINAGGIO. “Ci vuole tempo – ha aggiunto mons. AMÉDÉE GRAB, presidente del Ccee – perché si possa entrare nel modo di pregare e di pensare dell’altro. Il nostro scopo non è quello di arrivare a formulare un nuovo documento ma di partecipare alla vita spirituale dell’altro e questa partecipazione richiede tempo. Quello che inizia oggi è, appunto, un pellegrinaggio”. L’incontro romano terminerà con una lettera alle Chiese in cui si inviteranno i cristiani d’Europa ad unirsi in questo cammino. “Invitiamo – ha detto l’anglicano COLIN WILLIAMS, segretario generale della Kek – tutti i cristiani che vivono in Europa ad organizzare incontri di riflessione sui temi di Sibiu. Molti sono stati già messi in agenda in Scandinavia, in Spagna, in Italia. La speranza è che attraverso questi incontri si crei e si forgi un messaggio forte all’Europa e al mondo su come la luce di Cristo può illuminare la vita degli uomini del nostro tempo”. “Viviamo – ha detto il metropolita GENNADIOS DI SASSIMA – in un’Europa che cerca ancora le sue radici cristiane, la sua identità, che è in crisi di valori morali e spirituali. Un’Europa in cui le Chiese sono divise, in cui manca la speranza. È un’Europa che ha bisogno di una terapia spirituale. A questa Europa, le Chiese vogliono rispondere, dicendo che Cristo è luce di speranza per i malati, i poveri, i cercatori di unità. Questa è una sfida per tutte le Chiese d’Europa”. LE TRE PRIORITÀ. “Come Chiese siamo in attesa di passi concreti di unità ma siamo qui oggi per contribuire a dare testimonianza di vita cristiana nel mondo”. Lo ha detto JEAN-ARNOLD DE CLERMONT, presidente del Consiglio delle Chiese europee (Kek) nonché presidente della Federazione protestante di Francia. Riguardo agli incontri che i delegati avranno con Papa Benedetto XVI, De Clermont ha detto: “Penso che neanche le Chiese più piccole mettono in dubbio il primato d’onore che ha il vescovo di Roma nella Chiesa universale ma questo purtroppo non risolve ancora la questione circa il primato nella sua giurisdizione”. Insomma, “c’è ancora moltissimo da lavorare, sulla linea della Ut unum sint”. Tre le priorità delle Chiese cristiane d’Europa messe in evidenza oggi da De Clermont. La prima, “la più importante è la sfida della secolarizzazione del mondo contemporaneo di fronte alla quale le Chiese devono rispondere insieme. Spesso si perde troppo tempo a lavorare sulle sfumature ecclesiologiche mentre diventa sempre più urgente approfondire la teologia biblica e il modo in cui i cristiani possono mettere in pratica la Parola di Dio”. La seconda priorità è l’impegno sui temi messi in agenda dalla Charta Oecumenica firmata dalle Chiese nel 2001 a Strasburgo riguardo all'”approfondimento teologico e spirituale e all’impegno concreto a livello sociale”. Infine, la terza sfida, quella di “superare le frontiere. Siamo troppo chiusi nei nostri ambienti ecumenici nazionali – ha detto il francese De Clermont -. Dobbiamo invece entrare in rete e invitare i cristiani d’Europa ad incontrarsi, a conoscersi, a lavorar insieme”.