SPAGNA" "
L’Ue chiede al governo di rivedere l’esenzione Iva sui beni per il culto” “
La Commissione europea, attraverso un giudizio motivato (dictamen), ha chiesto nei giorni scorsi al governo spagnolo di modificare l’esenzione dell’Iva sull’acquisizione di beni destinati al culto, per adeguarla alla normativa comunitaria. Le autorità spagnole capiscono che ¿il fondamento giuridico dell’esenzione è nell’Accordo del 3 gennaio del 1979 tra lo Stato spagnolo e la Santa Sede celebrata in precedenza dell’adesione della Spagna alla Comunità europea (1986)¿. Tuttavia, la Commissione ha indicato che il paragrafo secondo dell’articolo 307 obbliga la Spagna a ¿ricorrere a tutti i mezzi appropriati per eliminare le incompatibilità osservate¿. Se la Spagna non risponde soddisfacentemente al giudizio motivato entro due mesi, la Commissione potrà rinviare il tema al Tribunale di Giustizia delle Comunità europee. Per capire meglio i termini della questione il Sir si è rivolto a JULIO JIMÉNEZ ESCOBAR, docente di diritto fiscale della Facoltà di scienze economiche ed imprenditoriali dell’Università di Cordova.” “” “UNA ¿COMPENSAZIONE¿, SE NECESSARIA. ¿Queste esenzioni dell’Iva per l’acquisizione di beni destinati al culto non si adeguano certamente alla normativa comunitaria sulle imposte, per cui non è strano che la Commissione richieda alla Spagna di adattare la sua normativa interna alla normativa armonizzata dell’Iva¿. A suo avviso, ¿se si opta per la soppressione di questa esenzione, lo Stato e la Chiesa spagnola dovrebbero accordarsi su una forma di compensazione alla Chiesa¿. Nel caso si arrivasse a questo accordo ¿compensatorio¿ tra lo Stato spagnolo e la Chiesa, ¿sarebbe buono¿, secondo Jiménez Escobar, ¿essere consapevoli che queste esenzioni possono avere in molti casi una certa rilevanza economica, soprattutto quando si acquisiscono beni immobili o mobili di valore elevato¿.” “” “NEL RISPETTO DEGLI ACCORDI DEL 1979. Inoltre ¿dovrebbe essere rispettato lo spirito dell’Accordo Economico del 1979 tra lo Stato spagnolo e la Santa Sede¿. Questo accordo si inquadra nel rapporto di cooperazione tra lo Stato e le confessioni religiose, stabilito dall’articolo 16.2 della Costituzione spagnola. ¿Lo spirito di quell’accordo – ricorda – mira a facilitare la Chiesa cattolica nella creazione di luoghi di culto dove i cittadini spagnoli possano sviluppare il loro diritto fondamentale alla libertà religiosa. Questo è il motivo per cui vengono stabilite queste esenzioni per le acquisizioni di beni destinati al culto¿.” “” “COME IN PORTOGALLO? Se le esenzioni Iva per i beni destinati al culto dovessero sparire per esigenze comunitarie, ¿sarebbe consigliabile che, di comune accordo – precisa Jiménez Escobar -, lo Stato spagnolo e la Chiesa negoziassero meccanismi per rispettare lo spirito dell’accordo¿. In questo senso ¿potrebbero ispirarsi¿, tra l’altro, ¿alle soluzioni adottate in Portogallo¿, dove si è già posto un problema simile. È importante avere presente che nonostante ¿si affermi che le realtà ecclesiastiche hanno una situazione di privilegio fiscale in Spagna¿, secondo l’esperto ¿non è così sicuro¿. ¿È vero che le realtà ecclesiastiche godono di molti benefici fiscali – precisa -, ma questo regime di benefici è praticamente uguale a quello di altre entità senza fini di lucro. Solamente l’esenzione Iva per i beni destinati al culto e un’imposta municipale sui lavori sono le uniche esenzioni di cui non godono le fondazioni e le associazioni di utilità pubblica¿.” ” “”