INGHILTERRA" "

Più preti, meno comunità?” “

Vocazioni in aumento ma anche diocesi in difficoltà ” “

Controtendenza in tema di vocazioni nella Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles. Negli ultimi quattro anni sono aumentate. Le ragioni secondo l’Ufficio nazionale vocazioni sono da cercare in una migliore campagna di informazione che rende gli aspiranti sacerdoti più consapevoli di quello che li aspetta e un’apertura, da parte della Chiesa, verso candidati anche molto giovani. A questo aumento nelle vocazioni, soprattutto tra professionisti con una carriera alle spalle, corrispondono, purtroppo, delle difficoltà in alcune diocesi, Salford e Lancaster in testa. IN CRESCITA DA QUATTRO ANNI. La Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles ha sperimentato un aumento continuo nelle vocazioni al sacerdozio negli ultimi quattro anni, confermato dall’arrivo di trentacinque nuovi aspiranti al sacerdozio nei seminari nel mese di settembre 2005. Altri diciannove giovani, nello stesso periodo, hanno cominciato un anno di formazione preseminariale che punta a sviluppare la loro conoscenza della fede in vista di un impegno a tempo pieno il prossimo anno. Questa nuova tendenza – si tratta di uno sviluppo molto positivo – è in contrasto con l’anno 2002 quando il numero di nuovi seminaristi era fermo a ventitré. “Soddisfatto” di questa crescita è padre Paul Embery, direttore dell’Ufficio nazionale per le vocazioni per la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, secondo il quale “l’aumento nel numero di vocazioni è il frutto di campagne pubblicitarie meglio organizzate e dell’impatto di nuovi movimenti cattolici e di eventi come la Giornata mondiale della gioventù. È importante sottolineare in ogni caso che i migliori promotori del sacerdozio sono i sacerdoti stessi. Molti di coloro che si avvicinano al sacerdozio citano l’esempio di sacerdoti che hanno conosciuto in passato e che li hanno ispirati”. Alcune diocesi inglesi stanno avviando speciali programmi che forniscono agli aspiranti sacerdoti tutte le informazioni necessarie sulla vita e il ministero sacerdotale, così che essi sappiano bene che cosa li aspetta una volta che decidono entrare in seminario. “La vocazione al sacerdozio diventa così una scelta consapevole e bene informata sulla quale, si spera, diventerà meno probabile cambiare idea”. CANDIDATI DI OGNI ETÁ. Se aumentano le richieste per entrare in seminario, aumenta anche l’età media dei seminaristi: dai 25 anni del 1984 ai 31 del 2004. Tuttavia, dall’Ufficio nazionale per le vocazioni, fanno sapere che “attraverso corsi di formazione e giornali cattolici incoraggiamo candidati di ogni età. La vocazione al sacerdozio non è determinata dall’età. Esiste una preoccupazione diffusa nella Chiesa Cattolica perché candidati adolescenti vengono spesso scoraggiati dall’entrare in seminario perché ritenuti troppo giovani”. Secondo padre Embery, “è sbagliato pensare che questo sia il consiglio migliore da dare. Vorremmo, invece, che i candidati più giovani venissero ascoltati ampiamente e che le decisioni sulla loro vocazione venissero prese nel modo migliore”. Intanto ad affollare i seminari inglesi ci sono giovani che hanno avuto in passato anche importanti esperienze professionali. DIOCESI IN DIFFICOLTÁ. Se l’aumento delle vocazioni fa ben sperare per il futuro della Chiesa inglese, lo stesso ottimismo non si registra in alcune diocesi inglesi, che “devono fare i conti” con risorse finanziarie sempre più esigue. Con scelte anche dolorose. Per esempio nella diocesi di Lancaster il vescovo, mons. Patrick O’Donoghue è stato costretto a licenziare cinque laici che lavoravano nei settori dell’educazione, delle finanze e della gestione delle proprietà diocesane. “Non siamo in grado di pagare gli stipendi”, ha detto il vescovo, “il budget per il settore educazione aveva raggiunto la cifra di 325.000 sterline, circa 464.000 euro, un peso insostenibile per le nostre risorse finanziarie”. Alcuni licenziamenti hanno colpito anche la diocesi di Salford vicino a Manchester dove il vescovo, mons. Terence Brain, ha deciso di chiudere l’ufficio per la formazione degli adulti. “Ci siamo resi conto che la formazione per gli adulti e nelle parrocchie avveniva già in forma diversa in altri dipartimenti”, ha spiegato don Anthony McBride, vicario episcopale del dipartimento per la formazione, “per questo ci è sembrato inutile mantenere un ufficio apposito, il cui lavoro può essere assorbito dal dipartimento per il matrimonio e la vita famigliare e dal centro di educazione religiosa”. Ai dipendenti laici licenziati è stata garantita una “generosa” liquidazione e un nuovo impiego in ruoli diversi. Secondo il settimanale cattolico “Tablet” esiste una tendenza, da parte della Chiesa, di servirsi, dove è possibile, di sacerdoti anziché di laici. La diocesi di Birmingham, per esempio, impiega molti sacerdoti in ruoli esecutivi, non per ragioni economiche ma perché il vescovo, mons. Vincent Nichols, ritiene che “non abbia senso impiegare laici laddove il lavoro può essere svolto anche da sacerdoti”.