Dopo le dichiarazioni su Israele di Ahmadinejad, la ripresa della ricerca nucleare in Iran suscita perplessità in diversi paesi europei, Germania e Francia su tutti. Ecco cosa scrive Cristiane Hoffmann sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (12/1): “La tracotanza con cui l’Iran ha ripreso la sua attività di ricerca per l’arricchimento dell’Uranio nella centrale di Natanz fa ritenere che l’Iran sia convinto che questa seconda violazione dell’accordo concluso nel novembre del 2004… sulla sospensione del programma nucleare iraniano rimarrà senza conseguenze come la prima violazione, la ripresa della conversione in agosto. Oppure che l’Iran è pronto ad accettare un ulteriore peggioramento dei rapporti con l’Europa, l’interruzione totale delle trattative ed un deferimento al Consiglio di sicurezza. Tutte le dichiarazioni ufficiali provenienti da Teheran indicano che la leadership iraniana è decisa a portare avanti la tattica di strappare all’Occidente concessioni sempre maggiori mediante una ripresa del programma suddivisa in piccoli passi”. Sulla Frankfurter Rundschau (11/1), Karl Grobe commenta: “L’Iran riprende alcuni programmi atomici. Ma assicura il responsabile dei programmi, Mohammad Said -, la produzione di combustibile nucleare rimane sospesa. Due uomini più potenti di Saidi, non intendono tuttavia rinunciare in alcun caso alla produzione di combustibile con i componenti militari impliciti”: l’Ayatollah Ali Khamenei e Ali Akbar Rafsanjani. Se i rappresentanti dell’Aiea stanno a guardare come vengono tolti i sigilli a Isfahan e a Natanz, non significa che gli osservatori siano contenti e soddisfatti. Esistono comunque più indizi per un armamento nucleare dell’Iran, rispetto agli indizi anche contraffatti di un programma iracheno analogo negli ultimi quindici anni”. “Perché l’Iran gioca col fuoco nucleare” è il titolo di La Croix (12/01). “La decisione iraniana di rilanciare le sue attività di produzione dell’uranio arricchito – commenta il quotidiano cattolico francese – suscita una forte reazione negli Stati Uniti e nell’Unione europea che temono che Teheran stia tentando di dotarsi dell’arma nucleare”. Nel servizio di Jean- Christophe Ploquin si sottolineano alcune ragioni legate ai timori internazionali di una escalation nucleare: “I Paesi occidentali notano che Teheran ha nascosto per molti anni una filiera nucleare segreta creata in parallelo a quella della centrale di Bouchehr. L’Iran ha inoltre acquistato tonnellate di uranio e si è dotata di centrifughe presso i confini con il Pakistan … Se questi apparati funzionassero a pieno regime, il Paese potrebbe essere in grado di fabbricare una bomba atomica entro due-cinque anni, dicono gli esperti”. Secondo La Croix, oltre a eventuali sanzioni economiche, l’Onu “ricorrendo al capitolo 7 della Carta delle Nazioni potrebbe addirittura autorizzare il ricorso all’uso della forza contro l’Iran”. Questa ipotesi viene però giudicata rischiosa: “Una operazione militare – conclude La Croix – potrebbe senza dubbio rallentare il programma iraniano, ma provocherebbe anche una pesante crescita della tensione in tutta la regione. Secondo alcuni osservatori, questa strategia dovrebbe allo stesso tempo mirare alla caduta del regime di Teheran”. L’arresto di presunti terroristi di Al Qaeda in Spagna è su tutti i quotidiani spagnoli dell’11/01. “Nuovo colpo alle cellule di Al Qaeda in Spagna” ( Abc); “ Sgominata la rete che ha inviato in Iraq il kamikaze che uccise 19 italiani” ( El Paìs ); “Polizia e guardia civile arrestano 20 presunti fondamentalisti islamici che inviavano terroristi in Iraq” ( La Razòn); “Cellule islamiche hanno inviato in Iraq kamikaze dalla Catalogna” ( La Vanguardia); “La polizia smantella in Catalogna due cellule che inviavano terroristi in Iraq”. Nell’editoriale intitolato “ Successo anti-terrorista” il quotidiano La Vanguardia afferma che “i passi in avanti nel coordinamento politico, giudiziario e di intelligence, così come gli investimenti in risorse tecniche ed umane, hanno portato al risultato di circa 220 persone arrestate in Spagna nel 2004 perché in qualche modo collegate a questo tipo di terrorismo”. Il quotidiano invita però “ad evitare qualsiasi confuzione tra questa minaccia e il comportamento civico delle comunità musulmane di Spagna”. “Dopo Sharon” è il titolo di copertina su The Economist (07/01) dedicato alle vicende israeliane: “La morte o l’uscita di scena del superfalco di Israele oscura le speranze di pace. Sarebbe sbagliato pensare che se Sharon non avesse avuto un ictus, Israele avrebbe marciato inesorabilmente verso la pace con i palestinesi”. La politica di Sharon viene giudicata “ dura ma coraggiosa”: “Solo i falchi possono fare la pace”, anche se, annota ancora l’editoriale, “un’improvvisa escalation di violenza, che potrebbe coinvolgere gli estremisti di entrambe le parti, è del tutto possibile”.———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1442 N.ro relativo : 02 Data pubblicazione : 13/01/2006