TV E MINORI" "

Una seria tutela comune” “

Le esperienze di Francia, Olanda, Svezia, Italia, Norvegia, Danimarca, Irlanda” “

Favorire scambi periodici di dati e di esperienze, promuovere ricerche, far conoscere le “buone pratiche” già sperimentate tra gli organismi nazionali che si occupano di tutela dei ragazzi. L’incontro europeo dei Comitati per la tutela dei minori in tv, svoltosi a Roma il 9 gennaio, ha messo a confronto le attività attuate in vari paesi (Francia, Olanda, Svezia, Italia, Norvegia, Danimarca, Irlanda) e ha consentito uno scambio di “risposte educative” che, secondo la psicologa Vera Slepoj, “costituiscono la prima responsabilità nei confronti di persone che stanno crescendo e che assorbono tutti gli stimoli loro proposti”. L’AZIONE DELLA COMMISSIONE UE. “Registriamo un forte consenso in tutta Europa sull’urgenza della tutela dei minori rispetto alla televisione. Ma emergono nuove frontiere, rischi legati ai nuovi media fra cui internet, dai quali guardarsi”: MARCEL BOULOGNE, della direzione per la società dell’informazione della Commissione europea, intervenuto al seminario, spiega le linee-guida dell’Esecutivo comunitario nella fase di revisione della direttiva “Televisione senza frontiere”. “L’Ue deve avere un quadro normativo armonizzato: bisogna insistere sulla autoregolamentazione, occorre incrementare le buone pratiche, fra cui l’utilizzo delle fasce orarie protette e quello dei pittogrammi”, i simboli che indicano se un programma è adatto ai minori. “Ma ciò non basta – aggiunge Boulogne -. In Europa sono presenti espressioni culturali diverse ed emergono anche differenze generazionali: è dunque arduo stabilire cosa sia tollerabile o meno in un paese piuttosto che in un altro. È però certo che noi dobbiamo proteggere i minori, coinvolgendo famiglie ed educatori”. LE INGERENZE DELLA PUBBLICITÀ. “In Norvegia riteniamo che la pubblicità in televisione sia pericolosa tanto quanto la violenza o una visione distorta del sesso. Per questo puntiamo l’attenzione sulle ingerenze commerciali e le loro ricadute negative sui piccoli”: INGVIL CONRADI ANDERSEN, della Norwegian Media Authority, tra i relatori di “Tv e minori”, elenca una serie di iniziative che il paese nordico ha adottato “in un campo che ha direttamente a che fare con la crescita dei nostri ragazzi”. “Abbiamo vietato gli spot che interrompono i programmi per ragazzi e ogni forma di sponsorizzazione di queste trasmissioni”. In Olanda è stato attivato nel 2001 il sistema Nicam, in accordo fra governo e aziende massmediali: “È forte la preoccupazione sociale degli esiti della tv e degli altri media. Noi monitoriamo – spiega MARGO DE WAAL, dirigente della società Nicam – i prodotti destinati a tv, cinema, dvd, videogiochi e alla telefonia mobile: i rischi si nascondono ovunque con il moltiplicarsi della tecnologia. Classifichiamo i prodotti per fasce d’età e ne indichiamo la fruibilità al pubblico. In questo percorso è però importante richiamarsi al ruolo genitoriale”. SCOMMETTERE SULLA CULTURA. HACK KAMPMANN, della Swedish Broadcasting Commission, afferma: “Ci interessa un confronto con le esperienze e le problematiche altrui, per capire cosa può essere accettabile, e cosa non lo sia, per difendere i minori dalle invadenze televisive”. La Danimarca si considera invece l'”enfant terribile” della tv in Europa. “La nostra programmazione televisiva è piuttosto liberale – chiarisce BIRGITTE TUFTE, commissario della competente autorità di Copenaghen – e un bambino può vedere qualunque film, purché sia affiancato da un adulto”. La scommessa è quindi sul ruolo dei genitori e degli educatori. “D’altro canto riteniamo che la cultura debba essere un elemento essenziale in ciò che proponiamo ai giovani”. In Irlanda, con il Children’s Advertising Code, “si cerca di porre un freno al potere del messaggio pubblicitario. Abbiamo introdotto regole semplici – puntualizza MARGARET TUMELTY, della Broadcasting Commission – che sono state richieste dallo stesso pubblico. Ad esempio sui nostri canali è vietato pubblicizzare prodotti dietetici nelle fasce pomeridiane; allo stesso modo i personaggi sportivi e dello spettacolo non possono reclamizzare prodotti di consumo per i ragazzi”. AVANZA LA SFIDA DEI REALITY. Dalla Francia SOPHIE JEHEL, della Commissione protezione minori, conferma molte delle preoccupazioni espresse dai colleghi europei e aggiunge quella relativa ai reality show, “sempre più numerosi, che hanno grande seguito e propongono linguaggi, atteggiamenti e stili di vita spesso poco raccomandabili”. Ma controllare ciò che va in diretta 24 ore su 24 “appare assolutamente difficile”. PIERMARCO AROLDI, dell’Università Cattolica di Milano, nota infine che “oggi, alle tradizionali aree problematiche della tv, quali la violenza e la sessualità, si affiancano nuove tematiche quali la dignità umana, i comportamenti a rischio o antisociali, gli abusi, la paura, le strumentalizzazioni pubblicitarie”. Per questo “i criteri di valutazione dei programmi finalizzati al rating” devono coinvolgere il pubblico e in particolare le famiglie.