TURCHIA" "
Un intenso inizio d’anno nel Paese della mezzaluna ” “
La liberazione dell’attentatore di Giovanni Paolo II, Alì Agca e la diffusione del virus dell’influenza aviaria (H5N1) stanno, in questi giorni, riportando all’attenzione dell’opinione pubblica la Turchia, paese sempre più impegnato nel lento processo di integrazione europea. In questo senso la probabile visita, prevista proprio nel 2006, di Benedetto XVI dovrebbe dare un ulteriore impulso. La Chiesa segue con attenzione tutti questi eventi, “portando come dichiara al Sir il portavoce dei vescovi turchi, mons. Georges Marovitch il proprio contributo nella promozione del dialogo ecumenico ed interreligioso e dei diritti umani”. LA LIBERAZIONE DI ALÍ AGCA. La notizia della liberazione di Alì Agca non provoca particolari reazioni nell’episcopato turco: “la nostra posizione spiega mons. Marovitch – è quella espressa dalla Santa Sede, ci rimettiamo, cioè, alle decisioni del tribunale”. Tuttavia il portavoce invita “a non fare tanto clamore intorno a questa scarcerazione altrimenti – dice – rischiamo di farne un eroe. Piuttosto preghiamo per lui perché riesca a costruirsi una nuova vita”. L’ex lupo grigio, che attentò alla vita di Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981, da sei anni è detenuto a Istanbul per avere ucciso nel 1979 Abdu Ipekci, direttore del quotidiano “Milliyet”. Per l’attentato del 13 maggio 1981 a papa Wojtyla aveva ottenuto la grazia nel 2000 dopo diciannove anni in carcere. “Lo stesso pontefice – conclude mons. Marovitch – lo aveva perdonato dopo l’attentato e nell’incontro del 27 dicembre 1983 nel carcere romano di Rebibbia. Tuttavia anche la giustizia deve fare il suo iter”. PAURA DEL VIRUS DEI POLLI. Circa l’influenza aviaria la Chiesa segue con attenzione gli sviluppi legati alle notizie del contagio. “Il Governo sta facendo del suo meglio, purtroppo la gente che vive nelle campagne non è abituata e non segue con cura le prescrizioni date per evitare il propagarsi del virus. Nelle città comunque il clima è sereno e non ci sono inutili allarmismi ma forte consapevolezza. Sono giunti qui gli esperti dell’Organizzazione mondiale della Sanità che stanno aiutando il Governo turco ad attuare le azioni necessarie per fronteggiare il virus. Sentiamo il mondo vicino”. RISPETTO E PREGHIERA. In questi giorni anche in Turchia si celebra l’Hadji ovvero “i giorni dei sacrifici” per ricordare il sacrificio di Abramo. Ogni musulmano credente viene invitato a recarsi alla Mecca e, chi non può, a sacrificare un animale. L’uccisione degli animali, prima, avveniva un po’ ovunque, specie nei luoghi di campagna, anche davanti gli ingressi delle abitazioni. “La scena afferma mons. Marovitch – non era certo delle più belle, specie per i bambini. Per questo oggi il Governo ha disciplinato l’usanza stabilendo dei luoghi specifici per i sacrifici. La carne dell’animale viene mangiata dalla famiglia e la parte restante data ai poveri. Di fronte a questa pratica religiosa la Chiesa cattolica mostra rispetto, fondamentale per il dialogo religioso, e si unisce con chi si reca in moschea a pregare Dio e per la pace nel mondo”. IL NUOVO NUNZIO. È Ufficiale l’arrivo del nuovo Nunzio apostolico, mons. Antonio Lucibello, che ha preso il posto di mons. Edmond Farhat. Lo scorso 28 dicembre ha presentato al presidente della Repubblica turco le sue lettere credenziali ed il 31 dicembre si è recato subito ad Istanbul per una visita di cortesia al patriarca Bartolomeo I e a quello armeno Mesrob II e a tutti i vescovi di Istanbul. “Un inizio di anno nel segno del dialogo ecumenico” afferma il portavoce per il quale non va taciuta “la lettera che il presidente della Repubblica e il primo Ministro turchi hanno inviato alla comunità cattolica per il Natale. Lo stesso ha fatto la municipalità di Istanbul con un messaggio letto nelle chiese. È la prima volta che si verifica un fatto del genere e questo non fa altro che rafforzare il dialogo interreligioso”. UNA POLEMICA INUTILE. “Una polemica inutile” liquida così il portavoce dei vescovi la polemica sulla notizia della data del prossimo viaggio del Papa in Turchia, il 30 novembre, sant’Andrea, patrono del patriarcato ecumenico. Secondo alcuni quotidiani, infatti, questa data non sarebbe gradita al Governo turco che in essa legge la particolare vicinanza del Pontefice al patriarcato ecumenico. “Mi sembra prematuro parlare di questa visita commenta il portavoce -. Bisogna attendere la decisione della Santa Sede a riguardo”. Mons. Marovitch non manca, invece, di esprimere la speranza che per questa visita il Governo approvi la legge che riconosce la personalità giuridica delle Chiese che “ci permetterebbe di rientrare in possesso di molti nostri beni e di provvedere alla sistemazione di altri immobili”.