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“A Bruxelles avrete dei problemi”, è uno degli avvertimenti che sentiamo spesso. Di solito riguardano le norme ambientali, le prescrizioni agricole, le tecnologie. Ma a volte anche le libertà. Chiamare per nome certi problemi provoca risentimenti. Il politically correct si sostituisce con incredibile efficacia ad ex opinionisti del partito comunista. Ci stiamo abituando a guardare verso Bruxelles con gli stessi sentimenti che prima accompagnavano lo sguardo verso Mosca. Ma con una differenza: l’anonimato dell’ideologia. Il Partito comunista aveva linee ideologiche ben definite e ancor più difese. Bruxelles appare senza una propria ideologia ma la possiede. “Questo si dice”, “di questo non si parla”… non sappiamo perché, ma siamo convinti che è così. Altrimenti “a Bruxelles avremo dei problemi”. Il parlamento slovacco è chiamato a votare l’accordo con la Santa Sede sull’obiezione di coscienza. Si tratta di un accordo unico nel suo genere. Con altri Stati, infatti, l’obiezione di coscienza è inserita nel Concordato o prevista da altre leggi. Anche se la Repubblica Slovacca ha adottato un norma che prevede l’autonomia nelle decisioni di ordine morale, etico e culturale, assicurandosi in tal modo, almeno una relativa autonomia rispetto a Bruxelles, l’accordo con la Santa Sede, che dovrebbe garantire la libertà di coscienza, incontra enormi problemi. Alcuni ambienti di Bruxelles arrivano a ritenerlo una minaccia ai diritti umani e causa di discriminazioni. Piccoli gruppi politicizzati, che vantano però ampia diffusione nei mass media, come l’associazione omosessuale “Uguaglianza delle possibilità”, stanno raggiungendo Bruxelles per trovare chi, tra i 732 deputati del Parlamento europeo, sia disposto ad esprimere parere contrario o almeno a mostrare dubbi sull’accordo. Atteggiamenti sufficienti per creare in patria, da parte della stampa, sensazionalismi e allarmi con la frase magica “a Bruxelles avremo dei problemi”. Anche se la nostra nuova ‘Capitale europea’ non si lega a nessuna ideologia, corre il rischio di favorire uno stile di vita che comporta una certa morale, certi valori o dis-valori. Si avverte un vuoto e tutto questo crea uno spazio di movimento per gruppi con contrastanti interessi. Ma crea anche un’opportunità per “dare più anima” all’Europa che ne sta rimanendo priva. Alle Chiese, in particolare, si offre una grande opportunità: compiere la propria missione, senza lasciarsi spaventare, emarginare, rinchiudere. Tra Bruxelles e Mosca i cristiani cominciano a riscoprire la loro vocazione alla costruzione del bene comune in Europa e nel mondo. Sta arrivando la loro ora e nessuno può sostituirli.