“Cambiare la stessa Costituzione” per vedere riconosciuta concretamente la libertà religiosa in Turchia. E’ l’auspicio di inizio 2006 di Otmar Oehring, del gruppo cattolico tedesco Missio, parlando della situazione interna al paese della Mezzaluna che aspira ad entrare nell’Unione europea. Ingresso che passa per il rispetto delle libertà fondamentali. In particolare Oehring sottolinea l’urgenza di approvare, da parte del parlamento turco, la nuova legge sul diritto di proprietà delle comunità religiose. In Turchia, infatti, solo alcune minoranze religiose non islamiche possono avere beni, tramite le “fondazioni della comunità”. La nuova legge – in discussione ormai dal 2002 – dovrebbe consentire alle comunità religiose non islamiche di mantenere le proprietà attuali e di recuperare quelle tolte negli ultimi 70 anni. Ma osservano le minoranze religiose “il governativo Direttorato generale per le Fondazioni afferma che sono solo 160 le fondazioni riconosciute dallo Stato e tra queste non rientrano quelle della Chiesa cattolica e delle Chiese protestanti”. Secondo l’esperto di Missio, “il governo ha difficoltà a riconoscere le fondazioni anche perché dovrebbe restituire le molte proprietà tolte alle comunità religiose sin dagli anni ’30, specie quelle cristiane ed ebree: luoghi di culto, scuole, ospedali, terreni, molti dei quali sono stati venduti e per i quali dovrebbe pagare un indennizzo”. L’attuale Costituzione (art. 24) se riconosce, da un lato, il diritto di professare e praticare una fede, non garantisce, dall’altro, la possibilità di cambiare fede o di riunirsi con altri fedeli in una comunità. Le comunità religiose non hanno il diritto di organizzarsi come credono, di possedere di beni e di gestirli, di ottenere riconoscimento legale”. La Conferenza episcopale turca da tempo, ormai, sta facendo tutti i passi necessari perché venga riconosciuta alla Chiesa cattolica “la personalità giuridica” che le consentirebbe di rientrare in possesso di immobili e di mantenerli. La Commissione europea, nella Proposta per l’ammissione come partner della Turchia, ha specificato che Ankara deve prima riconoscere piena “libertà di religione”, concetto che comprende “l’adozione di una legge” che rimuova gli ostacoli che oggi colpiscono “le minoranze religiose non musulmane e le loro associazioni”.