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Dal 14 al 19 gennaio vescovi d’Europa e Usa in Terra Santa” “
“Con questa visita, i vescovi pensano di meglio comprendere e condividere le difficoltà delle popolazioni di quei territori quale segno tangibile di tutta la Chiesa per le popolazioni della Terra Santa ed in particolare per i nostri fratelli cattolici”. Così mons. PETER FLEETWOOD, segretario aggiunto del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee), spiega il significato della visita che anche quest’anno una delegazione di circa una trentina, fra vescovi e rappresentanti di Conferenze episcopali e organismi ecclesiali europei e nord americani tra cui lo stesso Fleetwood, effettuerà dal 14 al 19 gennaio alle popolazioni cristiane e alle Chiese presenti in Terra Santa. Organizzata con cadenza annuale dal Coordinamento delle Conferenze episcopali a favore della Chiesa della Terra Santa e dell’Assemblea dei vescovi cattolici della Terra Santa, la visita si spingerà quest’anno fino alla Giordania dove i partecipanti dovrebbero incontrare, per la prima volta, il re di Giordania Abdullah. LA STORIA. È ormai da diversi anni che questo coordinamento di vescovi europei e americani, sostenuto dalla Santa Sede, si è messo in cammino sulle orme di altri due illustri pellegrini, Paolo VI e Giovanni Paolo II, per condividere un momento di vita con le Chiese locali ed approfondire la loro comunione con la Chiesa madre di Gerusalemme. È negli anni ’90 che debbono essere rintracciate le origini di questo particolare coordinamento quando la Conferenza episcopale degli Stati Uniti lavorava a stretto contatto con la Chiesa in Terra Santa su temi riguardanti in particolare il futuro di Gerusalemme. Nel 1997 la Conferenza episcopale degli Usa chiese alle Conferenze episcopali europee di condividere insieme il loro impegno in sostegno della Chiesa in Terra Santa. Così nasce il coordinamento che dal 1998 compie annualmente una visita di solidarietà. L’AMICIZIA. Oggi, in questa terra sempre desiderosa di pace, di giustizia e di riconciliazione, la delegazione ecclesiale vuole essere un segno tangibile della vicinanza che le Chiese hanno verso i cristiani di quei territori e dell’amicizia nei confronti del popolo israeliano, palestinese, giordano. Non a caso in seguito a questi varie visite è stato possibile riscontrare un aumento dei pellegrinaggi di numerose chiese particolari europee verso questi territori: un segno di speranza ed un motivo di gioia per le popolazioni di questi territori martoriati da situazioni segnate dall’ingiustizia e dal terrorismo. IL PROGRAMMA. La delegazione inizierà il suo viaggio incontrando i giovani della Caritas di Ramallah. Nei giorni seguenti sono previsti incontri con autorità palestinesi ed israeliani, vari incontri con le popolazioni locali, giovani sacerdoti e seminaristi. Particolarmente attesa è la celebrazione pubblica della messa nella Basilica della natività a Betlemme, lunedì 16 gennaio. Da lì i vescovi si dirigeranno ad Amman dove la delegazione dovrebbe incontrare per la prima volta il re di Giordania. Lì discuteranno della situazione del Paese e della situazione delle varie chiese cristiane lì presenti. La visita si concluderà giovedì 19 gennaio a Gerusalemme con incontri con le autorità israeliane e palestinese, una conferenza stampa e con una celebrazione con la comunità melkita. GLI OBIETTIVI. Numerosi sono i compiti che il coordinamento episcopale si prefigge di sostenere: dai gemellaggi diocesani e parrocchiali, alla cura pastorale di immigrati palestinesi all’estero, dalla crescita dell’attenzione dei media a quei territori all’incremento delle relazioni tra la delegazione e le rappresentanze governative israeliana e palestinese nei Paesi dei membri della delegazione, dal supporto finanziario alle scuole alla realizzazione di collette specifiche. “La responsabilità per il coordinamento – spiega mons. Fleetwood – è passata a mons. Patrick Kelly della Conferenza episcopale dell’Inghilterra e del Galles. Egli parla della Chiesa di Gerusalemme come la ‘Chiesa Madre’, verso la quale mostriamo volentieri il nostro profondo affetto, e per la quale abbiamo promesso di lavorare senza sosta finché avrà bisogno del nostro sostegno morale e materiale”. Nelle loro visite ormai annuali, prosegue il segretario aggiunto Ccee, “i membri del coordinamento guardano non solo a Gerusalemme ma a tutta la Terra Santa, per esempio ai territori palestinesi, ai cristiani con cittadinanza israeliana in Galilea, e ai nostri fratelli e sorelle in Giordania. Nessuno di loro torna da queste visite senza aver approfondito la propria conoscenza non solo dei fatti, ma anche dei volti e delle vite di molte persone. E per me – conclude mons. Fleetwood – è segno di vera speranza che essi riescono a portare nei loro Paesi informazioni di grande importanza che raramente si leggono sui nostri quotidiani”.