UE

In marcia con realismo

La presidenza tedesca (1°gennaio) rilancerà l’iter costituzionale?

“L’Europa è in marcia. Questo summit conferma che l’Europa dei risultati non è solo un’aspirazione”. MATTI VANHANEN , primo ministro finlandese e presidente di turno Ue, ha chiuso il Consiglio del 14 e 15 dicembre dicendosi “soddisfatto del lavoro svolto insieme”. L’ottimismo fa parte delle “liturgie” comunitarie, giustificato sotto alcuni aspetti ma certo non condiviso da altri protagonisti del summit. Il quale ha confermato il “colpo di freno” all’allargamento e ha rimandato alla presidenza di turno tedesca, che inizierà il 1° gennaio, ogni nuovo tentativo per far proseguire l’iter costituzionale. AMPLIAMENTI RIMANDATI SINE DIE . Per comprendere le dinamiche dell’incontro dei capi di Stato e di governo occorre rifarsi sia al documento finale sia alle dichiarazioni dei leader politici. Le “Conclusioni della Presidenza” (documento di 33 pagine) cominciano con l’esprimere “viva soddisfazione per l’adesione della Bulgaria e della Romania”, che portano l’Ue a 27 “soci”, completando così il quinto allargamento comunitario iniziato nel 2004 con l’ingresso di 10 Paesi sud-orientali (i precedenti allargamenti risalgono al 1973, 1981, 1986, 1995). Proprio sui futuri ampliamenti sono giunte le decisioni più rilevanti del vertice, che ha deciso di proseguire i negoziati in corso con gli Stati candidati, rinviando però ogni nuova adesione fino a che l’Ue stessa non avrà trovato un maggior equilibrio istituzionale interno. Per il caso della Turchia, inoltre, sono stati bloccati 8 dei 35 dossier necessari per l’adesione: l’aggancio di Ankara ai 27 subisce di fatto un rallentamento. NESSUNO SCONTO AI CANDIDATI. Le Conclusioni sanciscono la regola delle “3 C”: infatti la strategia di allargamento d’ora in poi si fonderà su “consolidamento, condizionalità e comunicazione”, e sarà “combinata con la capacità dell’Ue di integrare nuovi membri”. Ai Paesi che bussano alla porta, viene richiesto il pieno rispetto dei Criteri di Copenaghen; si avvalora la necessità di spiegare ai cittadini il significato pieno e i vantaggi di prossimi eventuali ampliamenti; si stabilisce al contempo che “l’Unione deve poter effettivamente funzionare e svilupparsi” (“capacità di assorbimento”). L’allargamento non deve essere in contrasto con il complessivo processo di integrazione. Ai candidati non saranno concessi sconti; lo conferma il presidente francese JACQUES CHIRAC che, a proposito della Turchia, spiega: “Sono sempre stato a favore dei negoziati, anche se sono consapevole che saranno lunghi e difficili e impongono” ad Ankara “riforme importanti nella cultura e nell’insieme del Paese”. Per rassicurare sulla propria volontà, il Consiglio mette infine nero su bianco che “il futuro dei Balcani occidentali è nell’Unione europea”. COSTITUZIONE, SE NE RIPARLA… L’altro grande tema dell’incontro svoltosi nel palazzo Justus Lipsius, nel cuore del quartiere europeo di Bruxelles, era il Trattato costituzionale. A questo punto le Conclusioni dedicano esattamente nove righe. Nelle prime sette non si fa altro che rimandare ogni impegno al prossimo semestre, chiedendo alla presidenza tedesca di riferire entro il vertice di giugno 2007. Le ultime due righe del paragrafo puntualizzano: “Il Consiglio europeo ribadisce l’importanza di celebrare il 50º anniversario dei Trattati di Roma al fine di confermare i valori del processo di integrazione europea”. Appuntamento dunque a Berlino per il 25 marzo, dove sarà firmata la Dichiarazione sul futuro d’Europa: un testo di buone intenzioni, per ricordare mezzo secolo di successi del cammino comunitario e ribadirne l’ineluttabilità nell’era globale. Su questo tema ANGELA MERKEL riflette: “Gli europei commetterebbero un errore storico se non trovassero un compromesso prima delle elezioni europee del 2009”, “preservando alcuni punti essenziali del testo costituzionale”. MIGRAZIONI, POLITICA ESTERA. Numerosi altri argomenti sono stati affrontati dai capi di Stato e di governo. Fra questi, per dare attuazione al Programma dell’Aia, è stato “ribadito l’impegno per l’ulteriore sviluppo” dello spazio di libertà e sicurezza. Nelle Conclusioni, il Consiglio si rende conto delle “aspettative costanti e crescenti dei cittadini, i quali desiderano risultati concreti in settori quali la criminalità e il terrorismo transnazionali nonché la migrazione”. Ma oltre a questo minimo comun denominatore non si va. Il presidente della Commissione, JOSÉ MANUEL BARROSO , ammette: “Sullo spazio di libertà e sicurezza non c’è accordo tra gli Stati”. Il Consiglio ha poi discusso di innovazione, energia, cambiamenti climatici. Sulla politica migratoria è stato fra l’altro deciso un “vertice straordinario fra Ue e Africa”, nella seconda metà del 2007 a Lisbona. Ampia la parte del documento finale riservata alle relazioni esterne, con cinque dichiarazioni riguardanti il processo di pace in Medio Oriente, il Libano, l’Iran, l’Afghanistan e le “questioni africane”