Promessa mantenuta per l’Ue nei confronti dell’Afghanistan. Nel 2002 Bruxelles si era infatti impegnata a stanziare almeno un miliardo di euro in cinque anni per la ricostruzione del Paese, quota raggiunta nei giorni scorsi grazie all’adozione di due decisioni a favore rispettivamente dei servizi alle popolazioni locali erogati dai governi provinciali e di un progetto agroindustriale sulla varietà delle sementi. I fondi per la ricostruzione – il cui esborso ha ormai superato l’80% dell’impegno – hanno avuto, hanno e avranno destinazioni diverse: in primo luogo il sostegno alla pubblica amministrazione ed alla riforma del settore della sicurezza (formazione ma anche il pagamento concreto dei salari di 332 mila tra funzionari pubblici e poliziotti); lo sviluppo rurale e le opere infrastrutturali di prima necessità nelle campagne; il settore socio-sanitario (si calcola che con i soldi comunitari siano stati curati 4 milioni di afghani e ripristinati almeno 110 centri di cure sanitarie tra ospedali, cliniche e piccoli ambulatori); le grandi opere infrastrutturali (strade, autostrade, rete idroelettrica); il rimpatrio dei quasi due milioni di sfollati; le attività di sminamento; la lotta al narcotraffico, alla quale l’Ue ha finora contribuito con 41 milioni di euro. Soddisfatto il Commissario Ue alle relazioni esterne, Benita Ferrero-Waldner, secondo cui “in Afghanistan la Commissione europea fa davvero la differenza”.