POLITICHE SOCIALI

Non di solo mercato

Eurispes: si affievolisce l’attenzione socio-culturale degli Stati Ue

Dopo il 1° maggio 2004, che ha segnato il passaggio dall’Unione europea a 15 a quella a 25, “la nuova sfida dell’Europa allargata è quella della costruzione di uno spazio comune, armonizzato nell’economia, nella vita sociale, così come in quella istituzionale”, e poiché “la struttura dell’Unione si presenta oggi ancor più caratterizzata da grandi differenze in molti campi (a livello amministrativo, demografico, economico), la costruzione della nuova Europa deve tener conto di tutti i pilastri su cui l’Unione potrà poggiare”. Di qui l’importanza, accanto all’economia, di prestare attenzione a “questioni importanti come la cultura, le istituzioni e le politiche sociali”. E’ quanto afferma l’Eurispes, Istituto italiano di studi politici economici e sociali, che nei giorni scorsi ha presentato un’indagine sulle politiche sociali negli Stati europei. Per l’Eurispes, , “una delle maggiori sfide della nuova Europa è quella di raggiungere una integrazione non solo a livello economico, ma anche a livello delle politiche sociali”, mentre “sotto il peso delle tensioni internazionali e delle difficoltà finanziarie dei singoli membri, l’attenzione degli Stati” verso questi temi “si sta affievolendo”. IL METODO. Lo studio dell’Eurispes fa riferimento ad una base statistica relativa al quinquennio 1999-2003, costituita principalmente da dati Eurostat, integrati dalle statistiche legate al Prodotto interno lordo (Pil) fornite dall’Ocse, e arricchita con stime e proiezioni dell’Eurispes per gli anni 2004, 2005 e 2006. I dati Eurostat sulla spesa per la protezione sociale sono stati calcolati secondo la metodologia del Sistema europeo delle statistiche integrate sulla protezione sociale (Esspros) che classifica i benefici sociali secondo otto funzioni: sanità, disabilità, anzianità, superstiti (pensioni o sussidi), famiglia e infanzia, disoccupazione, abitazioni, esclusione sociale. “I dati analizzati – si legge nella ricerca – mostrano nel complesso grandi differenze nell’impostazione delle politiche sociali in Europa”. SPESA SOCIALE E PIL. Il primo dato che emerge, rileva l’Eurispes, “è un costante aumento della spesa sociale in relazione al Pil” che per i Quindici è, in media, pari al 31,5, con punte che lo superano lievemente in Francia e Germania, con il 29,3% dell’Olanda, il 28% del Regno Unito, e il 26,4% dell’Italia. Tra i “Paesi selezionati – osservano gli analisti -, l’Olanda, pur in presenza di un livello di spesa abbastanza alto, ha mantenuto in maniera pressoché costante il livello della spesa sociale, mentre è il Regno Unito che nello stesso quinquennio ha fatto registrare il maggiore incremento passando da una spesa pari al 26,3% del Pil nel 1999 a quella del 28% nel 2006”. Analizzando settore per settore la spesa sociale nei cinque Paesi considerati, si nota come i due ambiti di maggior peso siano quelli della spesa per gli anziani e della spesa sanitaria. In Germania la spesa per gli anziani costituisce il 13,6% del Pil, seguita dall’Italia con il 12,8%. Per la spesa sanitaria è in testa la Francia (9,2%), seguita da Olanda (8,9%) e Regno Unito (8,7%). Forte l’impegno del Regno Unito e della Francia per le politiche abitative, rispettivamente l’1,5% e lo 0,8% del Pil. In Italia, nonostante la diffusione del “disagio abitativo”, la relativa voce di spesa non è rappresentabile perché “prossima a zero”. LE SINGOLE VOCI. La ricerca Eurispes offre anche una graduatoria dei Paesi europei (anche non aderenti all’Ue), stilata in base alla composizione percentuale della spesa sociale complessiva: dando a quest’ultima valore 100, la graduatoria rileva la quota parte attribuita da ciascun Paese ad ogni singola voce. Alla disabilità la Norvegia destina il 16,7% della spesa totale, l’Islanda il 13,5%, il Lussemburgo il 13,2%. Fanalini di coda Francia (4,5%) e Cipro (3,8%), ma le percentuali piuttosto basse riscontrate un po’ ovunque, secondo l’Eurispes, rivelano in molti Paesi “un quadro di generalizzato ritardo nell’affrontare i problemi legati alla condizione dei disabili”. La quota relativa alla famiglia e all’infanzia in Lussemburgo è pari al 16,3%, in Irlanda al 14,3%, in Danimarca al 13%. Chiudono la classifica Italia e Spagna con, rispettivamente, il 3,8% e il 2,8%. Al sostegno alla disoccupazione la Spagna destina il 12,8% della spesa totale, il Belgio l’11,4%, la Finlandia e la Danimarca il 9,8%. In ultima posizione l’Estonia con l’1,5%. “Uno scenario così variegato e eterogeneo – conclude la ricerca – dovrebbe far riflettere sull’opportunità di ricalibrare la struttura della spesa sociale e favorire uno sviluppo più armonioso della società nel suo complesso”.