GRECIA
Christodoulos da Benedetto XVI: speranze e difficoltà del dialogo
All’inizio del suo pontificato Benedetto XVI disse che il dialogo ecumenico doveva alimentarsi di “gesti concreti”. Il Papa ne ha già compiuti diversi: la visita di Rowan Williams, primate anglicano, l’incontro con Bartolomeo I in Turchia e la firma della dichiarazione congiunta. A questi se ne sta per aggiungerne un altro, importante, l’incontro, in Vaticano, il 14 dicembre, con Christodoulos, arcivescovo di Atene e presidente del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa greca. “Sono gesti concreti che favoriscono le buone relazioni tra i “capi” delle Chiese e nello stesso tempo creano un clima di fiducia e di speranza nei fedeli” dichiara al SIR, mons. FRANCESCO PAPAMANOLIS , presidente della Conferenza episcopale greca e vescovo di Syros. “A chi abita, come noi, in un’isola di 20mila abitanti, (55% ortodosso, 45% cattolico), dove si vive e si affrontano i problemi insieme, dove si soffre nello stesso ospedale, uno accanto al letto dell’altro, dove sotto lo stesso tetto abitano fedeli di diversa confessione ma con strettissimi legami di sangue, per esempio madre e figlio, la separazione appare assurda. Simili iniziative danno forza al dialogo ecumenico e generano speranza. Ma non basta”. Cosa altro serve? “Ci sarebbero altre due direzioni da percorrere parallelamente per arrivare, o almeno per avvicinarci, alla sospirata unione. Una è quella della purificazione delle nostre strutture ecclesiastiche secondo una sana ecclesiologia, il cui punto fermo sono i documenti del Vaticano II. La seconda, più difficile, è quella del cammino richiesto affinché il fratello accetti il fratello. La Chiesa cattolica, in questi 40 anni dopo il Vaticano II, è riuscita ad ispirare ai suoi membri sentimenti di carità e di accettazione dell’altro, però non è riuscita a conquistare la fiducia degli altri fratelli cristiani”. In che modo si potrebbe superare questa difficoltà? “Coltivando la reciproca conoscenza i cattolici possono conoscere l’ortodossia e gli ortodossi il cattolicesimo. Se tra cristiani ci conoscessimo cadrebbero i pregiudizi, il dialogo teologico, i contatti e i gesti di amicizia tra i Pastori sarebbero più fruttuosi”. Nella recente visita ad limina ha parlato della Chiesa cattolica greca come “termometro attendibile per misurare il reale progresso o regresso dei contatti con i nostri fratelli ortodossi…”. Qual è lo stato di salute del dialogo ecumenico? “Sfortunatamente in Grecia il dialogo ufficiale tra la Chiesa cattolica e ortodossa, ancora non esiste. Indirizzandomi al Papa, durante la visita ad limina, ho detto che la Chiesa cattolica greca costituisce un “termometro attendibile per misurare il reale progresso o regresso” dell’ecumenismo in Grecia”. La visita di Christodoulos a Benedetto XVI è un punto a favore del dialogo? “Siamo contenti per questa visita, un “gesto concreto” che dona forza al dialogo e genera speranza. Nel tempo in cui Chistodoulos sarà a Roma nei giornali si parlerà molto, magari generando l’impressione che l’unione sia cosa quasi fatta. Sia ben chiaro che il vero volto dell’ecumenismo, al di fuori di ogni convenienza, la gerarchia ortodossa in Grecia lo mostra nei nostri confronti”. In che modo? “Alcuni esempi: il Sacro Sinodo ha proibito (e la proibizione permane) di pregare insieme ai non-ortodossi. Non dimentichiamo che lo stesso Sinodo rimproverò Christodoulos, per avere recitato il “Padre nostro” con Giovanni Paolo II ad Atene nel 2001. Il governo da anni non vuole determinare la situazione giuridica della Chiesa Cattolica in Grecia con le benedizioni della Chiesa ortodossa. Lo stesso governo finanzia le riparazioni della Chiesa cattedrale ortodossa di Sarajevo (Bosnia) ma non quelle della Cattedrale cattolica, nel cuore di Atene, soldi anche ai Patriarcati ortodossi fuori della Grecia, ma non alla Chiesa cattolica greca. I militari di fede cattolica subiscono discriminazioni e sono messi a prestare giuramento insieme ai musulmani e ai non cristiani. Essere cattolici in Grecia non è facile”. Nonostante ciò siete riusciti a creare degli ottimi contatti personali con vari vescovi ortodossi e, in alcuni casi si sono realizzati significativi atti di comunione… “In Grecia, a livello locale, nelle città in cui esiste una presenza cattolica ma specialmente nelle città che sono sedi episcopali cattoliche, le relazioni tra ortodossi e cattolici sono buone per non dire ottime. Tanto buone che, per esempio, il mio omologo di Syros, dai più fanatici ortodossi, viene giudicato poco ortodosso ed è sospettato, dai suoi, per la sua “ortodossia come ortodosso”. Cosa è lecito attendersi, infine, dalla visita di Christodoulos a Benedetto XVI? “Mi attendo che quello che si diranno sia privatamente sia pubblicamente segni l’inizio delle buone relazioni tra le nostre Chiese nel vicendevole rispetto e nella carità per un cammino di insieme perché la meta, tanto per la Chiesa ortodossa quanto per la Chiesa cattolica, è Cristo Gesù”.