POLONIA
Il presidente della Repubblica di Polonia ha sottoscritto nei giorni scorsi la nuova legge riguardante la verifica dei cittadini registrati dagli organi di sicurezza del regime comunista come collaboratori o fonti d’informazione dei servizi segreti. Gli archivi della polizia segreta, custoditi oggi dall’Istituto nazionale della memoria (Ipn) contengono cartelle riguardanti circa 400 mila cittadini. Nel periodo 1944-1990 alcuni cittadini collaborarono consapevolmente con la polizia segreta, altri lo fecero inconsciamente, altri ancora rifiutarono qualsiasi collaborazione, ma furono egualmente annoverati dai funzionari tra le “fonti d’informazione”. “La verifica dovrebbe essere fatta in modo civile, responsabile e saggio”, ha detto mons. Kazimierz Nycz vescovo della diocesi di Koszalin-Kolobrzeg e presidente della Commissione per l’educazione cattolica della Conferenza episcopale polacca, precisando che la documentazione custodita presso l’Ipn non è stata predisposta da storici, bensì da “nemici della libertà delle persone, delle istituzioni e delle organizzazioni” e quindi spesso dà un’immagine “riflessa in uno specchio deformante”. Mons. Nycz ha affermato inoltre che la nuova legge dovrebbe contenere garanzie per tutti i cittadini, oggi, soprattutto dai media, troppo facilmente diffamati o addirittura condannati sommariamente. La necessità di avvalersi del principio cristiano di rispetto della persona nei procedimenti di verifica è stata sottolineata dall’arcivescovo di Lublin mons. Jozef Zycinski. La questione scuote l’opinione pubblica polacca in quanto non si tratta solo di funzionari pubblici accusati ingiustamente, ma anche di rappresentanti della Chiesa, accusati di collaborazionismo sulla base di falsi indizi, come mons. Witold Skworc arcivescovo di Tarnow. Nel Memorandum dell’episcopato polacco sulla collaborazione di alcuni sacerdoti con gli organi di sicurezza in Polonia negli anni 1944 -1989, firmato il 25 agosto scorso, i vescovi diocesani osservano che oggi “la Chiesa è spesso accusata di voler proteggere i responsabili di collaborazione con i servizi segreti e di dimenticarsi le vittime di tali atti. Ci si dimentica facilmente che durante il regime comunista tutta la Chiesa polacca si oppose costantemente alla coercizione nei confronti della società costituendo l’unica oasi di libertà e verità”.