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Europa: a 50 anni dal Trattato di Roma una crisi che interroga soprattutto i cristiani
Il 1° novembre 2006 non sarà mai considerato una data storica per l’Europa. Eppure potrebbe essere considerato come il simbolo delle occasioni perdute. Quel giorno, infatti, una Costituzione europea doveva prendere il posto del poco soddisfacente Trattato di Nizza. Con l’entrata in vigore di tale Costituzione, il Parlamento europeo sarebbe stato impegnato in questi giorni nella discussione del bilancio per il 2007, nell’esame di leggi comuni, nella preparazione di diverse riforme sul funzionamento delle istituzioni per promuovere una vera democrazia europea. Purtroppo questa Europa resta nel sogno e nell’utopia, perché due Paesi su venticinque, mobilitati da una campagna nazionalista basata su paure e odi, hanno rifiutato tale prospettiva. Si è impedita la costruzione di un’Europa politica. Allora l’Europa resta una zona di libero scambio, dove la concorrenza non è limitata né organizzata dalla legge, dove ogni governo fa la propria politica senza nessuna attenzione agli interessi generali, e può opporre il proprio veto alle regole comuni. L’Europa rischia così di essere la zona della burocrazia tecnocratica pesante, inefficace, spesso assurda, insopportabile, che impone le sue decisioni senza nessun controllo democratico. A livello internazionale, le conseguenze dell’assenza dell’Europa politica non sono meno gravi: non pesa, non ha nessuna influenza in un mondo sempre più pericoloso a tutti i livelli, che ha bisogno di una voce equilibrata, una voce attenta alla persona umana e alla giustizia internazionale, ai grandi equilibri politici, economici ed ecologici, un mondo che ha bisogno della lunga esperienza umana e spirituale dell’Europa. Fra alcuni mesi sarà festeggiato il cinquantesimo anniversario del Trattato di Roma. Occorre più che mai sottolineare il ruolo dell’Europa come modello per edificare, dopo secoli di conflitti, uno spazio di solidarietà e di pace. Bisogna più che mai mobilitare i cristiani che hanno avuto nel passato un ruolo così importante. Ma nel contesto della scomparsa dei partiti democratici di ispirazione cristiana, o della diluizione del loro programma in un progetto liberale, è venuto il tempo di un forte impegno delle Chiese perché le poste in gioco sono la pace, i diritti umani, la democrazia. Non si può smarrire l’eredità di Robert Schuman, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi. Sarà certamente interessante organizzare commemorazioni e convegni sul Trattato firmato a Roma del 1957, ma sarà utile ? Tale trattato fu una risposta al fallimento del progetto di Comunità europea di difesa, primo tentativo di fare l’Europa politica, per unire invece le economie. Quale risposta daremo al nuovo fallimento del 2005 ? Per il momento troppo egoismo nazionale. Per questa ragione, la responsabilità dei cristiani è enorme. Come nel 1950 è quella di non avere paura dell’avvenire.