A tre anni dalla nascita, il “Sozialwort ecumenico” è più attuale che mai: questo il bilancio sottolineato durante una cerimonia svoltasi il 30 novembre scorso al Parlamento. “Il Sozialwort continua ad essere lo strumento di orientamento per il sociale”, ha dichiarato mons. Maximilian Aichern, vescovo emerito di Linz, promotore dell’iniziativa che ha visto partecipare quattordici Chiese cristiane all’elaborazione di un documento comune sul sociale in Austria. Secondo il vescovo Herwig Sturm, presidente del Consiglio ecumenico delle Chiese autriache (Örko), l’attualità del Sozialwort nasce dal fatto che “temi come l’assistenza sociale, l’istruzione, i diritti umani, il fattore lavoro, erano già discussi nel documento con riferimento al futuro”. Il direttore della Diakonie evangelica, Michael Chalupka ha evidenziato l’indispensabilità del Sozialwort per l’attuale discussione sui temi dell’assistenza e dell’assistenza minima garantita. Il suo scopo, ha aggiunto, è “portare all’ordine del giorno temi che altrimenti non verrebbero trattati con adeguata urgenza”. Infine, il metropolita ortodosso Michael Staikos ha definito il Sozialwort “segno di ecumenismo concreto”, che mostra come la religione e la Chiesa non siano “fatti privati ma fattori che formano la persona e che vanno pertanto favoriti dallo Stato”.